
31 dicembre 2005
"Il peggior compagno di viaggio!!!... e intanto la sera prepara qualche sorpresa..." (Secondo giorno)

30 dicembre 2005
"Io... che provengo da un altro pianeta" (Primo giorno)

Sono alla finestra della camera dell'albergo al quarto piano.
E' una finestra grande con un ampio davanzale.
Seduto lì posso guardare il mondo che scorre sotto, le luci provocanti dei mille night club e sexy shop che circondano il nostro hotel, gli spacciatori che avvicinano gli incauti passanti, i vecchiacci a zonzo in cerca di un pò di sesso clandestino (ma dove siamo finiti!?!?!?!), .
Penso che è bellissimo.
Potrei stare seduto sul quel davanzale per ore.
Ma sento lontane le voci alterate dei miei amici.
Sono arrabbiati. Non c'è il frigobar, nè la televisione. Eppure su internet diceva così.
Sto per intervenire, facendo notare che però su internet non parlava neanche di quella meravigliosa finestra.
Resto in silenzio. Non credo avrebbero capito.
Li lascio andare a litigare con il tipo dell'hotel per farci cambiare stanza, e nel frattempo sospetto di provenire da un altro pianeta, o di essere rimasto bambino mentre tutti gli altri crescevano.
Come mai nessuno ha notato quella meravigliosa finestra spalancata su una innevata e romanticissima Francoforte? Come mai hanno subito avvertito la mancanza di una tv, se poi sapevano che non l'avremmo mai usata?
Ci hanno cambiata stanza. I miei amici erano fieri della loro vittoria.
La nuova camera è più spaziosa e piena di piccole ed inutili comodità.
Ovviamente non ha finestre.
A Francoforte siamo io, il mio amico, il figlio del fastidio (per brevità semplicemente Fastidio), lo sfigato e il polacco. Insieme a noi anche la Vita, pronta già a farsi beffe di me, e il maialino portafortuna.
Il tipo della reception è un grassone siciliano di circa 65 anni.
Da 40 anni vive in Germania.
Era arrivato a Francoforte con 5 milioni di lire in tasca. Voleva rimanere lì un paio di mesi per imparare la lingua e poi tornare in Italia per sfruttare questa nuova conoscenza.
Ma a Francoforte il sesso è stato la sua rovina, la sua croce e la sua delizia.
Ha speso tutti i suoi soldi per pagare "le più belle puttane di tutto il mondo".
Ha speso tutti i suoi soldi nei "più meravigliosi bocchini della storia".
E ancora adesso non riesce neanche a farsi un viaggetto in Italia, perchè appena mette 50 euro da parte... beh... sa già dove andarli a spendere!
Ah! Ormoni!
"Perchè ormai sono vecchio e non mi funziona più nulla. Solo una cosa continua a funzionare come sempre, e si trova in mezzo alle mie gambe!"
Eh, già! Ormoni!
La neve congela i nostri ardori e placa i nostri desideri.
Il freddo intimidisce la nostra temerarietà.
Così nonostante i mille programmi immaginati, la prima notte a Francoforte la passiamo dormendo.
Ma la neve già smette di cadere.
Il nuovo giorno ci darà occasione di vivere e sperimentare.
27 dicembre 2005
Un Natale... approssimativo!
Lontano dalla Sicilia.
Lontano dagli amici, dalle partite di Tabù, dalla cena a casa dei nonni.
Lontano dal muretto del Cremino, dalle abitudine consolidate, dalle solite cose.
Natale.
Regali comprati all'ultimo momento.
Pacchetti confezionati in fretta.
Albero alto circa 30 centimetri.
Presepe grande poco più di una mela.
Comunque Natale.
Perchè ero con la mia famiglia.
Perchè ho riso, cantato e ballato come uno scemo.
Perchè l'affetto non si misura con il tempo che trascorri insieme, ma da cosa provi mentre lo fai.
Quindi Natale approssimativo, si, ma sempre Natale.
Un meraviglioso Natale.
Grazie.
Trovo fuori luogo pregare in un blog, ma se fosse possibile... beh... questa sarebbe la mia preghiera.
24 dicembre 2005
22 dicembre 2005
Ladro di sorrisi
Dovrei ragionare sul messaggio del ragazzo di Fognano.
L'ho riletto un paio di volte in questi giorni, eppure ho una sorta di rifiuto a riflettere troppo sulle sue parole e su quello che significano adesso per me. Eppure so che lo farò. Prima o poi.
E' un compito rimandato.
Questa sera ho aperto il messanger sperando di trovare il mio piccolo pensiero felice, anche se so che a quell'ora lui non c'è mai.
Non c'era infatti.
C'era il francese.
Non l'ho contattato. Temo sempre di essere invadente con lui. Non so perchè.
Forse perchè è così bello, ed io non mi sento all'altezza.
Forse perchè so che mi vuole bene, ma il nostro affetto sarà sempre sbilanciato.
Mi ha contattato lui.
Abbiamo parlato un pò.
Mi ha chiesto ancora una volta di andare a trovarlo a Parigi.
Ho tanta voglia di poterlo riabbracciare. Eppure non vado.
Ho visto che aveva la webcam inserita e ho schiacciato il pulsante di richiesta, fingendo poi di averlo fatto per sbaglio.
Volevo vedere il suo sorriso.
L'ho fatto ridere. L'ho visto ridere.
Mi sentivo un pò un ladro.
Lui è stata la prima emozione di Bologna.
Lui è stato il primo ragazzo con cui ho fatto sesso.
Lui è stato il primo ragazzo gay di cui mi sono innamorato.
E forse una parte di me lo amerà per sempre, in un certo qual modo.
Quanti modi esistono per amare?
Non riesco a comprendere se sono io ad essere una persona particolarmente volubile, o se è possibile che le emozioni che qualcuno ti permette di provare non cancellino all'improvviso tutto ciò che hai provato per chi ha già incrociato il tuo cammino.
Di certo avrei voluto che le cose fra me e il francese fossero andate in maniera diversa, ma ci sono momenti che hanno segnato il nostro incontro che non potrò dimenticare.
Come si può dimenticare quella domenica pomeriggio al cinema?
Io da solo. Lui da solo. Ed uno sguardo.
Come fare a dimenticare l'incredulità nell'accorgersi che un ragazzo tanto bello volesse conoscere proprio me all'uscita di quel cinema?
L'ho amato.
Ho sofferto per lui.
Ho scelto di lottare affinchè rimanesse nella mia vita, nonostante i miei sentimenti.
E così è stato.
Ma non è stato facile.
Adesso mi tocca rifarlo con lui, il ragazzo di Fognano.
Non sono capace di dire addio.
Non sono capace di scrivere... FINE
Così continuo...
19 dicembre 2005
Piccolo Pensiero Felice
Abbiamo visto insieme un vecchio film a spezzoni.
Ho riso. Mi sono divertito.
Poi siamo andati a ballare al Capital Town fino alle tre di notte.
E lì c'era il pazzo di Ferrara.
Ho passato quasi tutta la sera con lui.
Questa volta non c'era imbarazzo nè frustrazione.
Non c'era fastidio, nè aspettative.
Ho passato la sera con lui ed è stato piacevole.
Anche io ero una persona più gradevole.
Il pazzo di Ferrara non è un cattivo ragazzo. Basta essere consapevoli entrambi che (per fortuna!) fra me e lui non ci sarà mai una storia.
Stamattina alle 8 sono andato a lavoro.
E ho riso. Tanto.
Ero scemo, goloso, chiacchierone, buffone.
Ho mangiato tre fette di pandoro!
Mi piace il rapporto che si sta creando poco a poco con i miei colleghi di lavoro.
Ma la verità è che questa allegria me la porto nel cuore, quel cuore che scemo ancora balla.
Ognuno di noi dovrebbe vivere le proprio giornate con un piccolo pensiero felice.
E' strano come ogni situazione si colori di impercettibili nuove sfumature, cambiando, quando ciò succede.
Cosa importa se il pensiero felice potrebbe rivelarsi in futuro solo un'illusione, una scintilla che in fretta si spegne?
Se mi fa sentire in questa maniera con la gente che mi circonda (amici, colleghi, pazzi di Ferrara, etc...) forse vale la pena di essere vissuta comunque. Nel presente.
Il futuro ci prepara a dure prove, lo so. A me, a lui, a tutti in fondo.
Ma è ancora lontano.
Il piccolo pensiero felice mi ha anche impedito di pensare troppo all'attesa.
Non sono arrivato a casa di corsa aprendo il mio pc in fretta per scoprire se lui aveva risposto.
Non ho fissato tutto il giorno quel cellulare in attesa che squillasse.
Eppure inaspettato quel messaggio al cellulare è arrivato questa sera.
Ho letto il messaggio e ho accantonato il pensiero.
Oggi non sono dell'umore adatto per essere malinconico.
Domani con calma rileggerò il messaggio e ne accetterò il prezzo.
Stasera vado a letto presto.
18 dicembre 2005
Da Adesso in Poi...
Mail scritta ed inviata.
Dovere compiuto.
Da adesso in poi in attesa di una sua risposta, che potrebbe non arrivare mai.
Cercherò di non pensarci troppo.
Cercherò di non sobbalzare ad ogni nuovo sms.
Cercherò di non fissare allucinato lo schermo tutte le volte che troverò una nuova mail nella mia casella postale elettronica.
Sarà dura, ma solo all'inizio.
17 dicembre 2005
Il Cuore è scemo!
Mi sono affacciato alla finestra, e semplicemente non c'era più.
Il freddo e la nebbia s'era mangiato tutto.
Rimanevamo solo io, mia sorella e casa nostra.
Poi sono uscito fuori, e ho scoperto che il mondo c'era ancora.
La nebbia l'aveva solo celato alla vista.
E' da sabato sera che non esco più.
L'influenza e il freddo mi hanno imprigionato fra le mure di casa da così tanto tempo, che ogni tanto mi chiedo se il Cassero esista ancora.
Avevo una vita sociale un tempo. Si, mi ricordo.... vagamente...
Anche questa sera mi hanno chiesto di uscire.
Ho ricevuto due... anzi tre proposte (una dal Principe Azzurro ovviamente!).
E le ho rifiutate una ad una sistematicamente.
Ho un mal di testa che mi fa vedere le stelle, ma non mi va di prendere altre medicine.
Non mi va di uscire in queste condizioni.
Eppure il cuore è contento.Lui è scemo, e anche un pò egoista.
Non gliele frega nulla di quanto il mio corpo stia male.
Non ascolta nessuno.
Non sente neanche la saggia voce della memoria, che tenta di ricordargli le delusioni passate.
Il cuore è scemo.
Sembra essersi già scordato i discorsi di pochi giorni fa circa le illusioni che crea conoscere un ragazzo attraverso internet.
Il cuore sa che questa volta è diverso.
Sa che non ci sono masturbazioni mentali che mi impediranno di vivere questa nuova emozione.
Quindi già balla.
Io sorrido.
Il cuore è scemo, ma fa tenerezza.
P.s. Devo ancora scrivere la mail a lui. Ho deciso che lo farò domani, sperando di avere finalmente la mente libera dall'ottundimento causato dall'influenza.
14 dicembre 2005
Tre Puntini di Reticenza...
Questo il messaggio completo.
Queste tutte le sue ultime parole.
"Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole.
Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato."
Questa la mia testimonianza del T group nel giornale del Cassero, almeno questa è la parte che riguarda lui, e che finalmente ha capito essere dedicata a lui.
Lui è l'ultima persona ad aver letto il mio intervento.
Ed io che la scrissi allora in buona parte proprio perchè fosse lui a leggerla.
Il 26 Novembre lui non l'aveva ancora letto.
"Parole che erano per lui. Parole che non ha mai letto. Parole che forse leggerà stanotte.
Ma è troppo tardi. Ormai."
Scrissi questo quella notte del 26 Novembre.
Lui infine ha letto quelle parole.
E ha impiegato due settimane e mezzo a pensare e a ripensare.
"E mi sono sentito importante per qualcuno, capace di capire e smuovere l'altro."
E si è sentito importante per me, capace di capirmi e di smuovermi.
Eppure sceglie di perdermi.
"Grazie per i tuoi messaggi, perchè mi hai fatto bene."
Qua mi perdo io.
Di che messaggi sta parlando? Parla ancora di ciò che ho scritto sul Cassero (ma perchè chiamare ciò che ho scritto "messaggi"?), oppure...
"Lui non ha risposto neanche al mio secondo messaggio.
Non ne capisco il motivo. Vorrei chiudere questo assurdo capitolo della mia vita sentimentale iniziato qualche settimana fa a Fognano, ma non riesco a dargli un senso.
Perchè non ha risposto? Mi bastava anche solo un banalissimo "No, mi spiace, questo weekend non riesco proprio a venire a Bologna. Ci sentiamo presto! Un abbraccio, R.".
Ma come interpretare invece questo insensato silenzio?"
Ovviamente no.
Non può riferirsi di certo ai due sms che gli mandai a fine Ottobre, quelli ai quali lui non ha mai risposto. Come gli avrebbero potuto "fare bene"?
Si, probabile si riferisca sempre a ciò che ho scritto sul giornale del Cassero.
In un mondo o nell'altro gli ho fatto bene.
E questo comunque riesce ad equilibrare in parte il senso di questo capitolo della mia vita.
Mi fa bene.
"Scusa per il ritardo con cui ti ho scritto questo mex ma ho avuto bisogno di un pò di tempo..."
E tre piccoli insignificanti puntini di reticenza in realtà racchiudono tutte le verità celate di questa storia. A ragionarci sta tutto lì, in quella "sospensione".
Ha avuto bisogno di tempo. Ha pensato e ripensato.
Poi ha scritto un sms di poche righe.
Ed infine ha completato la sua bella frase con tre punti di reticenza e LI' ha nascosto tutta la verità.
Reticenza: "l'essere reticente; il tacere ciò che si sa e che si dovrebbe dire"
E adesso tocca a me la prossima mossa.
Scegliere di rispondere con un sms di belle parole (so essere bravo con le parole) oppure scegliere di essere VERO.
Adesso è tardi.
Dormo già per un occhio.
E questa sera è già piena di altre emozioni (forse una nuova illusione armata di una coperta sporca).
Domani scriverò una mail al mio lui in grasseto.
Anzi scrivero LA mail al mio lui in grassetto.
"Volevo scrivere una lettera per porre fine ad ogni cosa, una lettera che voleva chiarire, ma in realtà serviva per cancellare, per rendere ogni cosa bianca, assente, trasparente."
Scrissi questo subito dopo Fognano, il 28 di Ottobre.
Adesso scriverò quella stessa mail che allora non scrissi (ma che è stampata a fuoco nei miei ricordi), ma il suo scopo sarà diverso.
Quante persone veramente in grado di capirti si possono incontrare nella vita?
Io pretendo che lui resti nella mia vita, in un modo o in un altro.
Non chiedo che lui si innamori di me, che lasci il suo ragazzo e che mi venga a prendere sotto casa con il suo bel cavallo bianco.
Solo che la vita non può averci fatto incrociare le nostre vite in quell'attimo di tempo che è stato Fognano, e poi fingere che non sia mai successo.
O se le cose devono andare così, se io sono destinato a "perderlo", beh... che esca dalla mia vita in grande stile con tanto di colonna sonora e titoli di coda, e non con quel banale ed insensato silenzio.
Domani scrivo LA lettera, forse l'ultima, al mio lui in grassetto.
Messaggio respinto!!!
Accendo il dannato telefonino alle 12:30 (sveglia tardi. Faccio ancora il malato).
Mi arrivano trenta sms tutti insieme. E che è? Sono diventato importante tutto d'un botto?!
Il primo messaggio è un avviso di chiamata da parte del Principe (mi ha chiamato alle 10:30).
Il secondo messaggio inizia così: "Ho pensato e ri pensato alla tua testimonianza del T group...".
Mi blocco.
Ero partito a leggere con l'idea che fosse uno dei tremila messaggini che in sto periodo di convalescenza mi ha inviato il Principe del tipo "Come va, cucciolo? Vorrei essere lì con te a curarti!", o qualche altra smielata del genere che solo l'illusione da chat può creare (ma questo è un altro discorso).
Scorro il messaggio fino alla fine senza leggerlo per vedere chi lo manda, e nel frattempo il cellulare suona ancora dicendomi "MESSAGGIO RESPINTO! MEMORIA PIENA!".
Arrivo alla fine del messaggio.
Il mittente è lui, il ragazzo conosciuto a Fognano.
Il cuore batte.
Torno a rileggere il messaggio, ma un'altra volta il trillo e ancora "MESSAGGIO RESPINTO! MEMORIA PIENA!".
Ignoro il problema e leggo.
"Ho pensato e ripensato alla tua testimonianza del T group al Cassero. E mi sono sentito importante per qualcuno, capace di capire e smuovere l'altro. Gr"
Cazzo!
Il messaggio si interrompe a metà! L'altra metà del messaggio è stata respinta.
Immediatamente cancello qualche messaggio inutile (tipo TUTTI quelli del Principe), e aspetto.
Dopo un pò un trillo.
Un nuovo messaggio.
"Un pensiero mattutino per il mio malato preferito! Come stai, caro?"
A stento trattengo il vomito a causa dell'eccesso di saccarosio nel messaggio. E' il Principe che colpisce ancora!
Cazzo, no! Non è questo il messaggio che aspettavo. Lo cancello senza neanche ipotizzare una risposta (insensibile e bastardo? A volte).
Aspetto.
Aspetto ancora.
Mi arriva uno squillo.
Uno dei miei amici di Liberamente che vuole essere richiamato. Ma non posso adesso. Lo richiamo più tardi.
Aspetto.
Squilla il telefono.
E' diavoletto.
Facciamo due chiacchiere, ma io sono distratto (mi spiace. FORGIVE ME!).
Fisso quel dannato cellulare.
Ad un certo punto della telefonata con diavoletto comincio a sentire un'interferenza.
Trattengo il respiro.
Il cellulare suona, ma nel modo sbagliato.
E' uno squillo. E' il Principe che aspetta una mia risposta.
A questo punto rileggo il messaggio.
Mi sorge un dubbio.
E se non fosse un messaggio a metà? E se quel "Gr" alla fine fosse un grazie accorciato perchè aveva finito i caratteri del messaggio?
E adesso? Come fare a togliermi questo dubbio?
Aspè! Adesso che ci penso. Dovrei anche rispondere!
Lui mi ha mandato il messaggio alle (aspè che guardo) 7:22 del mattino. Bizzarro orario per scrivere un sms del genere.
Si aspetterà una risposta.
Ciò significa che devo anche riflettere sul contenuto del messaggio.
Non ce la posso fare.
Adesso stacco e mi riprendo. Poi scrivo di nuovo.
13 dicembre 2005
38 Gradi
E' da troppo che non scrivo.
Scrivo adesso che ho la mente confusa da 38 gradi di febbre.
Tre giorni che sto chiuso in casa.
Unico contato con il mondo esterno questo computer legato ad un filo grigio.
Ho conosciuto un paio di ragazzi in chat.
Uno di questi mi fa uno squillo ogni trenta minuti, vorrebbe venire a casa per prendersi cura di me, per curarmi.
E neanche mi conosce.
Mi ha detto che sono volubile, insicuro, materiale, immaturo.
E neanche mi conosce.
Io penso che lui sia troppo appiccicoso, tendente all'idealizzazione.
E neanche lo conosco.
Penso che si sia fatto un'idea eccessivamente positiva di me, ed ogni mio difetto è un insulto all'immagine perfetta che ha di me.
Eppure non lo conosco.
Vorrei innamorarmi.
Lo so. E' banale e scontata come frase. Suona vuota e priva di significato, tante sono le volte che è stata ripetuta nei secoli dei secoli.
Eppure è vera.
Sono stanco di internet, eppure continuo ad usarlo.
Dopo quello che ho provato a Fognano, dopo le emozioni che lui mi ha fatto provare.
E ripensando anche al francese.
Emozioni vere, concrete, che non hanno usato internet come intermediario.
Nessuna illusione. O se illusioni ci sono state, sono quelle della vita di tutti i giorni.
Sono stanco di internet, eppure continuo ad usarlo.
04 dicembre 2005
Del pazzo, dell'asprirante modello e di altre storie
Era venerdì sera.
Prima al Casablanca, poi al Black B (deserto!) ed infine al Cassero (serata orsi).
Ero con i soliti amici. Più uno.
Un ragazzino calabro semi-scemo di 21 anni che da grande vuole fare il modello, e per questo motivo era in trasferta per qualche settimana al Nord per fare alcuni provini.
Però oltre che stupido, era anche carino (forse non abbastanza per fare il modello, ma guardarlo era un piacere! Eh eh!), bel fisico, simpatico e con tanta voglia di ballare e sentirsi corteggiato.
Poi al Cassero c'era anche il pazzo di Ferrara.
Mi piace accarezzarlo, stringermi a lui.
E' strano. E' un gioco.
Mi accorgo di non provare nulla per lui. Non c'è emozione. Non c'è sentimento.
In teoria dovrei "lasciar perdere", come mi consigliano tutti.
Ma è solo un gioco. Questa volta almeno è un gioco che non può ferirmi.
Sono single, maturo e abbastanza cosciente delle mie azioni.
Cosa c'è di male a giocare?
C'erano anche i ragazzi di Fognano.
Mi hanno parlato di lui. Ancora.
Ho detto che non ho grande voglia di rivederlo. Ma me ne sono pentito.
Ho mentito.
Uno dei ragazzi di Fognano mi ha chiesto se ci sarò martedì per l'assemblea al Cassero.
E' un ragazzo carino, molto dolce. Ma non ho mai pensato a lui in quel senso.
Però... chi lo sa...
Martedì vado all'assemblea al Cassero.
30 novembre 2005
My Birthday
28 novembre 2005
Gay All Day (II parte)
Alle 18 comincia Liberamente.
Alle 18 dico addio a lui.
Alle 18 arriva al Cassero il pazzo di Ferrara.
Non ho mai scritto di lui nel blog.
Non so perchè. Forse perchè ancora non so come collocare questo strano tipo nella mia vita.
E' da circa un mese e mezzo che lo conosco, ma ci siamo visti solo saltuariamente.
E' stato strano entrare al Cassero con lui al fianco, incrociando lo sguardo del ragazzo di Fognano, il quale stava andando via in quel momento parlando al cellulare. Probabilmente parlando con il suo ragazzo.
Sentire la differenza. Fra ciò che provo per lui e quello che vorrei provare per il ragazzo di Ferrara. Ancora una volta la storia del chiodo schiaccia chiodo.
Abbiamo parlato un pò. E' stato piacevole, anche se durato poco.
Come ogni volta lui era insieme ad un amico.
Non ho mai incontrato il pazzo di Ferrara da solo. Che palle!
Poi è iniziato Liberamente.
Pensavo di tornare a casa subito dopo. Ero ancora carico di tutta la giornata (e di quella precedente).
Invece ho accettato la proposta del mio gruppetto di amici di andare a mangiare una pizza a casa di uno di noi.
Ho salutato il pazzo.
Non mi andava di passare una serata io, lui e l'amico.
Lui mi ha detto oggi che ho dato l'impressione di fuggire. Paranoico.
Alle 23:30 dopo la pizza siamo andati al Capital Town a ballare.
Pensavo di trovare il ragazzo di Ferrara. Non c'era.
C'era il ragazzo "E se...", anche se adesso ho saputo che è fidanzato pure lui (il destino si accanisce!). Ho ballato. Con lui e con altri.
Ma non avevo neanche la forza di fargli capire che mi interessa.
Ho ballato e basta.
Troppi gay in una giornata sola!
Ma al momento solo uno nella testa.
Gay All Day (I parte)
Chi l'avrebbe detto appena due anni fa?
Lui mi è apparso alle spalle.
Quasi inaspettato. Non sapevo se augurarmi che lui ci fosse oppure no. Il ragazzo di Fognano, il mio lui in grassetto.
E' stata dura fingere che nulla fosse, salutarlo come se non ci fosse stato il suo silenzio in risposta ai miei messaggi, come se non ci fosse stato quel sabato malinconico che ho passato da solo al cinema pensando a lui.
Qualcosa è cambiato.
Non mi sentivo più a mio agio con lui. Quel non-detto che a volte ho l'impressione appartenga solo a me. Mi chiedo ancora adesso lui cosa ha provato, cosa prova.
Ho scelto di non essere nel suo sottogruppo.
Volevo vivermi quell'esperienza, e con lui presente non avrei fatto altro che pensare a ciò che provo nei suoi confronti.
Così invece ho potuto seguire il filo dei discorsi di tutti.
Una delle psicologe con la quale avevo interagito pochissimo a Fognano mi ha chiamato con il suo nome. Ancora una volta la mia identità e la sua che si confondono. Così simili. Così lontani.
A pranzo lui mi ha conservato il posto accanto a sè. Forse ricordava ancora il mio discorso sui posti a sedere in pullman.
A pranzo qualcuno ha detto che era contento di vederci seduti vicini, perchè "stiamo così bene!".
A pranzo qualcuno ci ha chiesto del nostro incontro a Milano.
A pranzo lui scherzando mi ha proposto di fare un viaggio assieme.
Non ha letto le mie parole sul Cassero.
Tutti le hanno lette. Tutti si sono complimentati. Persino da Roma.
Ed io volevo le leggesse lui.
"Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole.
Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato."
Parole che erano per lui. Parole che non ha mai letto. Parole che forse leggerà stanotte.
Ma è troppo tardi. Ormai.
Mi ha detto addio.
"Ci salutiamo, Alessandro. Questa volta per l'ultima volta."
Credo lui si riferisse al fatto che c'eravamo già salutati un paio di volte prima di quella.
Eppure la malinconia mi ha ferito all'improvviso.
Dopo le sue parole mi ha abbracciato forte.
Volevo non finisse mai.
E' finito.
Mi ha detto addio.
Conclusasi definitivamente l'esperienza di Fognano, è probabile che io non lo riveda mai più.
Qualcuno mi ha proposto di fare un viaggio insieme a Milano per andarlo a trovare.
Ma non penso che la proposta si concretizzerà mai.
Non penso lo rivedrò più.
Perciò addio, mio pensiero felice. Addio, mia perduta possibilità. Addio, mio lui in grassetto.
Addio Riccardo.
Stanotte non ho voglia di scrivere niente altro.
Il resto della giornata lo racconterò forse domani.
26 novembre 2005
Bocciato!
Ciò significa che non segue alcuna rapida discesa dopo la lenta salita. Nessun cambio di rotta. Nessun cambio di abitudini. Non più facce nuove. Niente nuovo lavoro.
Silenziosamente, quasi vergognandomene un pò, tiro un sospiro di sollievo.
Mi sono laureato l'estate del 2003.
Dopo la laurea, stress per la ricerca del luogo dove fare il tirocinio. Poi stress per riuscire a fare il grande salto e lasciare la Sicilia.
Bologna. Casa nuova. Varicella.
Ancora, cambio casa, servizio civile e tirocinio contemporaneamente correndo da una parte all'altra della città.
Poi studio, e l'esame di stato. E la vita che nel frattempo mi cambiava.
Ricerca lavoro, volontariato, cambio di nuovo casa.
Trovato lavoro, trasloco, colloqui e settimane di prova.
Scuola guida. Attesa e un casino di mezze storie.
FATEMI SCENDERE!
Ho 28 anni.
E' giusto ed è normale che la mia vita sia veloce.
Ma è due anni che non mi fermo un attimo.
Forse adesso posso. Forse. Non lo so. Ho paura.
Vorrei fare ciò che mi fa star bene. Vorrei far capire al mondo le mie esigenze, ma ho l'impressione di parlare un'altra lingua.
Tutti si aspettano da me delle cose. Ed io so di doverle fare.
Ma la vita si nasconde altrove. Eppure nessuno lo capisce.
Bocciato.
Non sono triste. Non sono felice.
Sono solo stanco di spiegare.
22 novembre 2005
In Lenta Ascesa
Sembrava una figura al rallentatore tanto era lento il suo avanzare.
Faceva un passo dietro l'altro, seguendo attentamente con lo sguardo il flusso del suo incedere.
Intorno a lui la folla correva rapida e distratta.
Ma lui non se ne curava.
Camminava lento.
In questi ultimi giorni mi sento anche io così.
Mi sembra di essere adagiato in tensione sul carrello delle montagne russe in lenta ma inesorabile ascesa verso la cima della struttura, consapevole che da lì a poco tutto riprenderà a scorrere velocissimo, ma incapace di fare qualsiasi cosa per impedirlo.
Questo fine settimana la mia vita prenderà una svolta... ancora una volta!
Cambiare lavoro, cambiare abitudini, cambiare i volti di tutti i giorni.
Un anno e mezzo fa scelsi di cambiare per evolvere.
Adesso ho solo voglia di costruire nuovi equilibri, ma ancora non ci riesco.
Questa settimana scorre lenta in attesa.
Non ho voglia di uscire, nè di vedere gente.
Mondo, questa settimana prendimi così.
20 novembre 2005
Sempre più simile a me stesso
Nascono, crescono, evolvono, cambiano forma. A volte muoiono.
Forse bisogna accettare semplicemente che le cose stanno così. Si osserva un qualcosa che è fatto in un certo modo, e, anche se non ci piace, si accetta. Perchè probabilmente forzarlo oltre la sua natura ne rende vano l'utilizzo.
Un sacchetto di plastica di un brutto colore celeste, ad esempio (non casuale). Potrebbe non piacermi, ma è fatto così.
Potrei dipingerlo, cambiandone il colore, potrei addirittura tentare di modificarne la forma, ma finirei per non usarlo più per paura di rovinarlo.
Non mi piace sentirmi giudicato da chi dovrebbe conoscermi bene.
Lo so. E' comprensibile. Per chi non segue più la mia vita passo per passo, è facile scambiare per "confusione" o "euforia" quello che in realtà è una graduale maturazione interiore, lo sperimentarsi di una personalità ancora vergine per tanti versi.
La vita è crudele e sadica, perchè impone alle cose di cambiare.
La vita è generosa e comprensiva, perchè permette alle cose di cambiare.
E' vero. Da quando sono arrivato a Bologna sono cambiato, ma senza per questo essere diverso da chi ero prima. Ho imparato a divertirmi un pò di più, a permettermi di vivere ogni tanto con più "leggerezza", ma non mi sento per questo solo uno sprovveduto che viene abbagliato dalle luci di nuove e sconosciute possibilità. Questa non è solo una "fase" della mia vita che sto attraversando, per poi tornare ad "essere quello che ero".
Non voglio permettere mai più a nessuno di farmi sentire diverso da me stesso, soprattutto adesso che mi accorgo di essere sempre più simile alle reale immagine di me.
Forse qualcuno non capirà. Forse sarò io fallace nel farmi comprendere.
Tentare di cambiare le cose sarebbe fatica sprecata. Semplicemente certe cose (non tutte!) sono fatte in un certo modo, e a noi non rimane altro che accettarle.
15 novembre 2005
Il Pazzo di Ferrara
Ho rimandato a lungo questo momento, perchè sinceramente non saprei bene come collocare questa persona nella mia vita (e se collocarla da qualche parte!).
Riassumo la vicenda.
Conobbi il pazzo in chat, circa un mese fa.
Ci incontrammo la sera stessa. Quasi mi impose di organizzare un'uscita a quattro, perchè gli seccava venire da Ferrara da solo. Così mi toccò chiedere ad un mio amico un favore (che mi rinfaccia ancora dopo un mese!!!). Uscimmo io, il mio amico, il pazzo e un suo amico (ancor più strano ed inquietante di lui!).
Ovviamente reputo il pazzo un ragazzo abbastanza carino, altrimenti credo avrei troncato quasi subito. Invece quella sera mi avvicinai a lui per capire se anche lui era interessato.
Mi parlò per quasi tutta la sera del suo amico (un mostriciattolo nano dal modo di fare di un drogato perenne). Non ne potevo più.
Il massimo che ricavai da lui quella sera fu "un bacio semicasto sulle labbra con schiocchio", come lui stesso lo definì. Eppure in chat non aveva fatto altro che ribadire che lui era un tipo molto passionale.
Ci sentiamo un paio di altre volte in chat, poi lui parte per la Spagna per due settimane, lasciandomi da far da "balia" al suo amico cesso e senza amici.
13 novembre 2005
Appena un fiato
Quattro semplici parole. Poche sillabe una dietro l'altra. Appena un fiato e un minimo sforzo delle corde vocali.
Sarebbero bastate quattro semplici parole per creare una possibilità, per vivere qualcosa, magari nulla, ma con il coraggio di averlo fatto.
Fra tutti i ragazzi che conosco al Cassero esiste una categoria particolare, che chiamo i ragazzi "e se..." (il "what if" tipico dei fumetti americani). Sono ragazzi che conosco appena, magari amici di qualche amico che mi hanno presentato una volta. Sono ragazzi in cui intravedo da lontano una possibilità. Li trovo interessanti e avverto anche da parte loro un fioco interesse, ma poi la timidezza non mi porta ad concretizzare la conoscenza e a vivermi quella possibilità. Sono ragazzi che continuo a salutare da lontano quando ci incontriamo in giro, ma con i quali dopo quella prima volta della "presentazione" non c'è stato poi alcun successivo dialogo.
Questa sera a Liberamente inaspettatamente c'era un mio ragazzo "e se...".
Non mi aspettavo di incontrarlo lì. L'ho sempre visto in discoteca e mi dava l'impressione di essere un tipo abbastanza superficiale.
Pregiudizi e stereotipi. Era questo il tema di oggi di Liberamente.
L'amico che me l'ha presentato, scherzando, aveva sottinteso che fosse un "ragazzo facile". Ed io ho dato per scontato che fosse vero. Ma ripensando a chi quella cosa mi ha detto e visto il tono che aveva, beh... non saprei più che pensare.
Finito Liberamente mi si è subito avvicinato per parlare. Io neanche ricordavo il suo nome. Non so se lui ricordava il mio.
Ha detto che si aspettava da Liberamente qualcosa di più serio, la possibilità di confrontarsi in maniera più intima e personale, parlando molto di se stessi piuttosto che dei "grandi temi".
Decisamente mi ero sbagliato nei suoi confronti, o comunque il giudizio è stato dato troppo frettolosamente.
Ho avuto di nuovo l'impressione di piacergli almeno un pò. Entrambi abbiamo provato a sederci accanto arrivati in pizzeria, ma cercando di non darlo troppo a vedere, così che il banale (e intempestivo!) intervento di uno del gruppo ha impedito che ciò accadesse.
Quindi l'unico momento di vero dialogo è stato nel tragitto dal Cassero alla pizzeria.
Poi verso le 22:30 lui ha preso cappotto e sciarpa e ha cominciato a salutare tutti.
Bastavano quattro parole. Bastava appena un fiato.
"Dai, vengo anche io!"
Avremmo potuto fare un pezzo di strada assieme. Chiacchierare un altro pò. Magari decidere di andare insieme al Capital Town, dove l'ho visto anche abbastanza di frequente.
Non ho detto nulla.
L'ho salutato. Ho lasciato che andasse via. Ho aspettato mezz'ora circa e poi sono andato via anche io (non ero in vena di dance stasera).
Ennesima occasione sprecata. La collezione si allunga.
Lo rivedrò ancora, in giro per locali. Magari torna anche a Liberamente.
Ma non è detto che la stessa occasione si ripresenti.
Imparerò mai a prendere la palla al balzo?
10 novembre 2005
Piccolo tributo
Di certo non voglio mettermi adesso a riempire il blog di foto di uomini mezzi nudi! Me ne guardo bene!
Però direi che questa foto di Jake Gyllenhaal (uno dei due attori protagonisti del bellissimo "Brokeback Mountain", il film di Ang Lee vincitore di Venezia, che ho avuto la fortuna di vedere in anteprima un mesetto fa in lingua originale) sta bene con il tema di fondo del mio blog. E poi gli uomini con le ali mi hanno sempre affascinato (se hanno gli occhi azzurri poi!)!
09 novembre 2005
Ancora in grassetto
Troppo stanco per una giornata vissuta di corsa.
Troppo stanco per lo stress di un esame che ho superato, ma solo dopo tre ore di attesa (ma al nord Italia non funzionava tutto meglio?).
Troppo stanco delle questioni lasciate in sospeso, sopratutto perchè riguardano un ambito della mia vita a cui non ho mai dato troppo importanza... il mio futuro professionale.
Troppo stanco per uscire e andare a ballare stasera, ma so che mi trascinerò al Cassero lo stesso.
Troppo stanco per chiamare il ragazzo tornato ieri dalla Spagna e capire quando (e se) è possibile vedersi.
Troppo stanco di pensare ancora ogni tanto a lui, come se fosse davvero una persona importante della mia vita. E non lo è (eppure scrivo "lui" in grassetto).
05 novembre 2005
Assenza di senso
Sono andato a vedere il film che avrei dovuto vedere con lui se le cose fossero andate come speravo. Il film mi interessava parecchio ("Orfeo" di Jean Cocteau) e non volevo rinunciarci solo perchè ero deluso. Ed in effetti il film era molto bello, ne è valsa la pena, ma uscito dal cinema pioveva.
Nonostante l'ombrello, sono arrivato a casa fradicio.
Nonostante le mille spiegazioni razionali, sono arrivato a casa con addosso una fastidiosa malinconia.
Così stasera ho dato buca agli amici. Avevo la scusa che pioveva.
Questo sabato lo passo a casa e andrò a letto presto, sicuro che domani la malinconia sarà dissolta. Domani sarò pronto per uscire di nuovo ed andare a ballare con gli amici (Capital Town o Cassero? This is the question!).
Lui non ha risposto neanche al mio secondo messaggio.
Non ne capisco il motivo. Vorrei chiudere questo assurdo capitolo della mia vita sentimentale iniziato qualche settimana fa a Fognano, ma non riesco a dargli un senso.
Perchè non ha risposto? Mi bastava anche solo un banalissimo "No, mi spiace, questo weekend non riesco proprio a venire a Bologna. Ci sentiamo presto! Un abbraccio, R.".
Ma come interpretare invece questo insensato silenzio?
Tra l'altro non essendoci stato mai nulla di esplicito circa quella che stava succedendo fra di noi, non posso neanche chiamarlo per chiedergli spiegazioni. Di fatto siamo solo due "poco più che conoscenti" che si trovano simpatici e che di tanto in tanto avranno occasione di vedersi.
Ma anche in questo caso (forse a maggior ragione) un banale messaggio di rifiuto mi sembra d'obbligo.
Che senso ha questo silenzio?
Ripenso a quando lui a Milano mi chiese se provavo disagio a rimanere in silenzio. Risposi di no. Quello era un silenzio condiviso, avvolgente, rassicurante.
Questo silenzio adesso invece è privo di senso.
Ho provato a dare mille spiegazioni razionali al fatto (non ha soldi in scheda, non ha ricevuto i miei due sms, ha perso il cellulare, è preso da qualche serio problema, etc...), eppure la malinconia rimane, almeno per questa sera.
Anche perchè fuori piove ancora.
Pioveva anche quella notte a Fognano, quando per la prima volta ci trovammo a parlare io e lui da soli. Ma pur di restare soli ed evitare di riunirci al gruppo dentro il bar, ci siamo bagnati, perchè avevamo entrambi bisogno di quel momento condiviso.
Sembra passata un'eternità.
Martedì torna dalla Spagna il ragazzo di Ferrara, quello che mi chiese "un bacio semicasto sulle labbra con schiocchio" appena due settimane fa, uno dei tipi più strani che mi sia capitato di conoscere.
Sono curioso. Ho voglia di conoscerlo meglio.
Ho voglia di un chiodo che ne schiacci un altro.
Dal Cassero di Novembre/Dicembre 2005

"Più volte da quando sono tornato da Fognano ho provato a raccontare.
Gli amici, i familiari, coloro che a Fognano non erano con me mi hanno chiesto di parlare di quell’esperienza, come se fosse semplice, come se fosse realmente possibile.
Eppure eccomi qui, a riprovarci ancora una volta, tentando di descrivere a parole le emozioni, le suggestioni, i sorrisi, le impressioni, i pensieri accennati, i battiti del cuore, le lacrime, gli abbracci e i silenzi.
Potrei descrivere quello che abbiamo fatto, ma non servirebbe realmente allo scopo di parlare di Fognano. A nulla varrebbe spiegare quello che ho l’impressione di aver capito circa le dinamiche di un gruppo, poiché è stato molto più istruttivo ciò che ho sentito.
Ho scoperto che tredici sconosciuti seduti in cerchio in una stanza a parlare di “nulla” possono arrivare a comprendere le cose più importanti. Ho scoperto che la diversità è fonte di attrito, ma non segna necessariamente la fine della relazione con l’altro. Ho scoperto che anche i gesti più banali possono ferire o sanare, e noi neanche ce ne accorgiamo. Ho scoperto che il battito del proprio cuore a volte è così assordante da impedire di udire la voce altrui. Ho scoperto che ci sono lacrime che urgono di essere accolte, ma ci vuole coraggio per piangere col cuore. Ho scoperto che il silenzio può essere fonte di comprensione, ma solo quando viene condiviso davvero. Ho scoperto che si può star male per non aver ricevuto quello che neanche si credeva di desiderare. Ho scoperto che il senso di appartenenza segue spesso un percorso tortuoso, che può anche confondere e disorientare. Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole. Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato.
Non so quanto di ciò che ho compreso riuscirò a portar fuori dalle mura di quel convento, da quel tempo che sembrava fuori dal tempo.
Intanto la vita ha ripreso il suo corso. "
02 novembre 2005
Giornata finita un pò meno storta
Un messaggio al cellulare che mi sono stancato di attendere. Gli ho scritto di nuovo io.
Ancora quella telefonata che vorrei fare, ma aspetterò fino a quando casa sarà di nuovo tranquilla.
Un messaggio è arrivato inaspettato dalla Spagna, e mi ha messo allegria. E poi chissà...
Una telefonata alla quale finalmente mi ha risposto. Sono stanco di vedere allontanarsi le persone a cui mi affeziono.
Tirando le somme, adesso va un pò meglio, nonostante tutto ciò che è rimasto in sospeso.
Ciò nonostante continuare ad odiare il telefono!
Mattina iniziata storta
Un messaggio al cellulare atteso che non arriva ancora.
Una telefonata che vorrei fare, ma al momento c'è troppa confusione in casa.
Un messaggio che mi piacerebbe scrivere, ma che rimando, senza motivo.
Una telefonata che ho provato a fare, ma nessuno risponde.
Decisamente odio il telefono come mezzo di comunicazione!
01 novembre 2005
31 ottobre 2005
Piccoli Passi
Adesso che lei è qui con me a Bologna.
Una piccola stupida bugia rivelata è stata occasione di "rompere il ghiaccio". Era la prima volta che parlavamo della mia omosessualità (senza mai nominarla ovviamente), quasi fosse un normale argomento di discussione.
Per la prima volta mi ha parlato delle sue passate difficoltà ad accettarmi, del periodo in cui aveva "smesso di volermi bene", di quando aveva chiesto aiuto alla Madonna per essere forte.
Non riesco a capire come mai, ma quelle sue parole, forse proprio per la sincerità con cui venivano proferite, non mi ferivano. Anzi finalmente parlare di come ci sentiamo e ci siamo sentiti in passato l'ho vissuto come una grande prima conquista.
Non so ancora verso dove ci stiamo dirigendo. Non so se in futuro mi troverò a confidarmi con mia madre delle vicende sentimentali così come faccio adesso per qualsiasi altro argomento (lavoro, amici, relazioni in genere e tutto il resto). Non so davvero se lei sarà mai "pronta" ad ascoltare di quello che può farmi provare un ragazzo.
Però penso sia un primo passo da non sottovalutare. Sono contento.
29 ottobre 2005
Vuoto Apparente
Respiro aria di casa. Mi sento protetto.
Eppure ogni tanto osservo pensoso quel cellulare color argento. Mi chiedo quando risponderà.
E' passata appena una settimana.
In questo stesso momento precisamente sabato scorso sorseggiavo un tè a Milano.
Stavo bene.
Ieri notte ho fatto una follia, da maniaco.
Sono andato nel sito dell'arcigay di Milano e ho spulciato le centinaia di foto finchè non ho trovato tutte quelle in cui c'era lui. Un pazzo insomma.
E' bizzarro. Guardo le foto e non lo trovo per nulla bello, ma il cuore batte ogni volta.
Nelle foto poi risulta anche peggiore che nella realtà.
Ma ho ancora in testa tutte le sue frasi.

Lui è lì, in mezzo alla folla. Ho trovato anche foto dove lui è in primo piano, ma non mi sembra il caso di metterle nel blog.
Mi rendo perfettamente conto di stare amplificato esageratemene le emozioni per un ragazzo quasi sconosciuto. Forse in parte è un modo per riempire un vuoto che sento, ma pensare a lui (almeno al momento) mi fa sentire bene. Spero davvero che la prossima settimana venga a Bologna per il Gender Bender, anche nel caso dovesse scegliere di non venire ospite a casa mia.
28 ottobre 2005
Il Mio Maestro Zen

"Devi sempre cercare lo spazio e mai concentrarti sugli ostacoli. Se continui a fissare ciò che ti impedisce di raggiungere la meta, finirai per andarci contro."
Queste le parole del mio personale maestro Zen, il mio istruttore di guida.
Probabilmente lui non voleva insegnarmi nulla che andasse oltre il saper maneggiare un auto, eppure le sue parole sembrano voler significare anche altro per la mia vita.
La scorsa settimana ho incontrato tre ragazzi in tre giorni diversi. Ho baciato due di loro, e naturalmente non ho dato l'unico bacio che avrebbe avuto davvero un senso. Non ho baciato l'unico ragazzo che è stato capace di emozionarmi come non mi succedeva da troppo tempo.
Eravamo lì, quel sabato pomeriggio, in un anonimo e semideserto bar di Milano, io e lui, quasi da soli. La teiera calda, le tazze ancora vuote di fronte a noi. Dirci tanto, parlare di noi. Lui che crea frasi che credevo esistere solo nella mia mente. E' davvero possibile trovare un "simile"?
Lo conosco poco, eppure comprendevo ogni cosa che diceva, la condividevo, la sentivo come parte del mio essere.
Mi sfugge quel "Sono davvero così contento di aver avuto la possibilità di conoscerti!", e poi l'imbarazzo che crea l'incidente. La mia mano (da vero imbranato!) che rovescia quella tazza ancora vuota, ed il limone che scivola via. Lui che mi prende in giro, sussurrando "Lo vedo!".
Io che volevo sprofondare nell'abisso. Ma lui completa. "Sono contento anche io.".
Lui si è preoccupato di come potessi sentirmi io nel nostro silenzio condiviso. Lui si è preso cura di me, almeno per quelle cinque ore milanesi.
Lui è felicemente fidanzato da nove mesi. Lui mi ha anche parlato del suo ragazzo.
Ed io volevo già arrendermi. Volevo scrivere una lettera per porre fine ad ogni cosa, una lettera che voleva chiarire, ma in realtà serviva per cancellare, per rendere ogni cosa bianca, assente, trasparente.
Poi ho parlato con tante persone.
Andrea mi ha detto che forse è ora di smetterla di arrendersi tanto in fretta, e provare a lottare per le cose che desideriamo. Mia sorella mi ha ricordato di pensare a proteggere me stesso e non lui. Milena mi ha fatto notare che esiste forse anche un modo per riuscire, oltre a quello per fallire.
Forse il mio maestro Zen ha ragione. Forse dovrei smettere di concentrarmi sugli ostacoli e dovrei imparare a "cercare lo spazio".
Lui è fidanzato, è vero, ma è innegabile che si è creata una certa intesa fra di noi. Eravamo emozionati in due quel sabato sera a Milano. Lo "spazio" per noi esiste, anche se al momento è minimo, ma perchè allora negarne l'esistenza? Perchè questa ricerca spasmodica della cosa "giusta" da fare?
Voglio smettere di fissare gli ostacoli.
Lui forse il prossimo weekend verrà a Bologna. Forse sarà ospite a casa mia.
Forse posso anche riuscire a vivermi quello "spazio" nostro senza farmi troppe pippe mentali e godermi quei momenti condivisi, così come in fondo ho fatto anche Milano sabato scorso.
"Tu in fondo sai cosa devi fare. Il tuo problema sono i tempi di reazione. Ci metti troppo tempo a riflettere, invece che fare ciò che dovresti."
E' ancora il mio istruttore di guida a parlare, ed ancora una volta dice di me cose talmente vere da sembrare incredibile che lui, il mio maestro Zen, in realtà mi conosce così poco.
Non scriverò quella lettera. Aspetterò che lui mi risponda per il prossimo fine settimana, e poi cercherò di fare le cose così come le sento.
Parlare adesso con lui sarebbe prematuro. La bilancia pesa troppo a mio sfavore. Ma chissà che il tempo e la frequentazione (se ci sarà) incrini l'attuale equilibrio.
Non resta che aspettare e vedere.
14 ottobre 2005
Dopo Fognano
Potrei semplificare tutto descrivendo lo sguardo di un ragazzo, nè bello nè brutto. Potrei parlare di come mi hanno fatto sentire le sue lacrime mentre io balbettavo.
Vorrei essere ancora lì, ancora e ancora lì, in quella finestra di tempo dove ogni cosa sembrava più semplice, dove incontrare la persona giusta forse era possibile.
Adesso devo decidere se scrivergli (di telefonate non se ne parla!). In testa ho già tutta la lettera, parola per parola.
Vorrei sapere cosa ha provato davvero lui in quei momenti, cosa pensava quando soli davanti il bar parlavamo di come ci sentivamo. Ed intanto pioveva.
Lui ama un altro ragazzo. Come al solito direi. Credo di cominciare ad abituarmi a questa condizione esistenziale.
Non essere mai il centro.
Lui ha detto che sentiva che si era creata un'intesa speciale fra di noi, che sentiva un feeling. Parole. Cosa significavano quelle parole?
Erano sentimenti dettati dalla particolare situazione, oppure c'era qualcosa di più.
Gli capita ancora di pensare a me di tanto in tanto?
Patetico. Sono un dannato patetico!
Lui ama un altro. Io non amo lui. Lo conosco appena, e forse non lo rivedrò più. Ma è come se cercassi un senso a ciò che ho provato.
Abbracci. Lui diceva di temere un pò gli abbracci perchè nascondono ambiguità.
Ha ragione. Che senso dare ai nostri abbracci?
Vorrei aver il coraggio di essere folle, di chiamarlo e chiedergli ogni cosa così come viene in mente, cruda, sincera, vera. Vorrei sentirmi aggredito. Vorrei che lui mi ricordasse con un certo fastidio che lui è già felicemente fidanzato.
Ma è questa la strada giusta?
E poi basta! Fognano è stato molto di più che un occasione per incontrare un ragazzo. Fognano mi ha reso diverso, ma non so se avrò il coraggio di rendere reale questa diversità.
Ieri al Cassero avevo voglia di abbracciare chi allora avevo abbracciato. E l'ho fatto. Ma è stato tutto troppo veloce.
Uno si occupava dell'organizzazione e non aveva tempo. Uno era un pò brillo e abbastanza infoiato. Uno era preso da una storia nascente. Una si doveva occupare dei bagni che perdevano. Uno era a Milano. Uno a Roma. E neanche gli altri c'erano.
Forse la discoteca non è luogo per certe sensazioni. Forse ci saranno altri spazi.
Vorrei frequentare di più il Cassero. Provare a trovare una mia realtà concreta lì dentro, ma ne avrei il tempo?
Ma è davvero questo a bloccarmi?
Ci sono troppe cose da dire su Fognano. Vorrei avere internet a casa per riuscire a pensare in solitudine e non in una affollata, anche se silenziosa, biblioteca.
Adesso stacco.
30 settembre 2005
Un altra notte...
Potrei parlare di lui, l'infermiere, l'ultima forte emozione che ho provato, appena tre settimane fa, ma credo di aver sviscerato fino alla nausa quella storia: ne ho parlato con amici, ne ho parlato con conoscenti, ho scritto e-mail e lettere cartacee, raccontando dell'infermiere.
Direi che per un pò basta. Magari ne parlerò anche nel blog (so che lo farò), ma non oggi.Allora cosa scrivere? Cosa raccontare?
Potrei raccontare di ieri notte, allegra e solita seratina al Cassero. Come al solito diviso fra le varie persone presenti, ieri anche di più. Con un incessante senso di colpa per aver trascurato prima gli uni e poi gli altri.
Ieri c'era mia sorella insieme agli amici e alle amiche con cui sono stato in Grecia quest'estate. C'erano anche alcuni componenti del mio "gruppetto". E poi ovviamente c'era il ragazzo con la maglietta rossa (in realtà non indossa spesso il rosso, ma è così che ormai lo chiamo con uno dei miei amici) insieme agli altri del giro. Ancora una volta. E' incredibile questo ragazzo. Più decido di ignorarlo, nonostante la forte attrazione fisica che provo per lui, più lui attira la mia attenzione. Ieri mi si è pure un pò strusciato sulla schiena. So che si comporta in questo modo per una nuova inniezione di autostima. Credo ci goda un mondo a vedermi sbavare per lui. Ma nonostante io sia consapevole delle sue motivazioni, non riesce a lasciarmi indifferente.
Dannatissimi ormoni!!!
E la domanda che mi ronza in testa da sei mesi torna a farsi sentire. "Se avessi il coraggio di farmi avanti con lui, avrei qualche possibilità?". Mi toglierò prima o poi questa curiosità? Bah... Intanto schiaccio il tasto "Pubblica post" e vediamo che succede!
29 luglio 2005
Ok!... Adesso Basta!
Ed invece ecco che all'improvviso mi riappare il francese.
Nello stesso momento mi capita di chattare con un ragazzo sconosciuto. Se le foto che mi ha mandato sono davvero le sue, allora è bellissimo, e voleva che io ieri sera andassi a casa sua per fare sesso. Solo che lui vive a Bologna!!
Infine mi sveglio questa mattina, accendo il cellulare e mi arriva il seguente sms: "So ke mi dirai di si ma chiedo lo stesso. D**** mi ha chiesto il tuo numero per una consulenza".
Per la cronaca sono uno psicologo alle prime armi, quindi quando qualcuno vuole una scusa per chiacchierare un pò con me dei fatti suoi tira sempre fuori sta storia della "consulenza". Ci sono abituato ormai.
D., il ragazzo dalla maglietta rossa, che sa di essere così bello, che ama essere ammirato, corteggiato, che afferma che lui tradisce sempre i suoi partner per rompere gli schemi comuni della coppia e della fedeltà. Lui che è stato in grado di far nascere in un tipo romantico come me il desiderio di portarmi a letto qualcuno solo a causa dell'attrazione fisica.
E' da mesi che desidero avere il suo numero di cellulare ma non ho mai trovato il coraggio di chiederglielo.E accade proprio adesso che mi trovo nella mia isola di pace, quasi in una sorta di "ritiro spirituale da tutti i desideri del corpo"!
Ed invece nulla. Ho sempre in testa il sesso! Anche qui! Mi sa che devo farmi curare!
Lui... di tanto in tanto
Questa sera ero in salotto. Mia sorella e mio fratello buttati sul divano davanti la tv, a vedere un film da me consigliato ("Eternal Sunshine of spotless mind"... anche detto "Se mi lasci, ti cancello". Dannati traduttori italiani!). Mia madre davanti al pc facendo solitari di carte.
Ad un tratto mi fa: "Cosa devo fare, Alessandro? Qua mi è spuntato una finestra con una scritta che dice se vuoi essere contattato da un certo ******!".Io mi sento morire. Non vedo e non sento lui, il francese, da tre mesi. Il ragazzo conosciuto per caso al cinema. Il ragazzo con cui ho fatto per la prima volta sesso, che è tornato in Francia un anno fa, che non sa che io mi sono innamorato di lui, che appare a singhiozzo nella mia vita.
Ho lasciato per errore il messenger attivo. Mantengo la mia proverbiale calma e rispondo con noncuranza: "Tranquilla, mamma. Chiudi pure la finestra. Più tardi me ne occupo io".
Nella mia testa turbinavano immagini di me che scaravento tutti i familiari presenti fuori dalla stanza e mi siedo davanti al pc per chattare con lui.
Finisco di vedere il film con i miei fratelli. Mia madre dopo un pò si stanca e va a letto. Titoli di coda. E' davvero un bel film. Fortuna che l'avevo già visto, altrimenti l'avrei rovinato con il pensiero incessante del francese.
Anche i miei fratelli vanno a letto. Rimango solo. Finalmente.Mi siedo davanti al pc e OVVIAMENTE lui non è più sul messenger.
Fortuna vuole che un paio di minuti di attesa mi ripagano con il suo agognato ritorno.
Parlare con lui è sempre una forte emozione, anche quando sono solo parole che appaiono su uno schermo.
Lui verrà in Sicilia ad Agosto, ospite di una sua amica, ma non sa in quale parte della Sicilia.Io sarò ad Agrigento in quei giorni. Il destino sarà clemente con me? Lui sarà abbastanza vicino da essere raggiungibile?
Chi vivrà... vedrà!
28 luglio 2005
Ricordando Bologna - Uno sguardo buono
Ero ancora a Bologna. Era notte. C'era musica e colore ad intermittenza.
Nella semioscurità di quella affollata discoteca ho incrociato il suo sguardo, ma non l'ho riconosciuto subito. Dannata memoria!
Ci siamo rivolti la parola la prima volta circa due mesi fa, sempre in discoteca.
Un amico in comune (più mio che suo) quella notte aveva deciso che doveva trovarmi "marito", visto che era stanco di vedermi single a causa della mia timidezza. Così passa la sera a presentarmi tutti i suoi amici, finchè non individua quello che mi piace.
Il ragazzo dallo sguardo buono.
Lui mi spinge a farmi avanti, anche se io gli faccio presente che, a mio parere, quel ragazzo è al di là delle mie "possibilità". Eppure inspiegabilmente lui insiste. Ci metto un pò a capire che il mio amico, come una perfetta Marta Flavi, sta facendo gli stessi incitamenti sia a me che a lui. E alla fine riesce anche a farci parlare un pò da soli. Ma entrambi così timidi.
E' stata un'impresa.
Di nuovo a Casa
Sono tornato da tre giorni in Sicilia, la mia terra.Mi mancava casa. Mi mancava la famiglia. Mi mancavano gli amici.
Ma in Sicilia è come se mettesi per un pò la mia vita in pausa, come una brusca frenata dopo una lunga corsa.
Starò qui un mese.
E forse mi farà anche bene. Troppi pensieri affolavano la mia mente nelle ultime settimane bolognesi. Troppe domande sui miei reali desideri. Troppi sguardi. Troppe possibilità. Troppe incertezze all'ombra delle due torri.
Devo ancora capire cosa significa per me essere gay. Devo far confluire i miei sogni di sempre con i desideri che non sapevo di avere.
Cosa significa per un ragazzo come me sempre così "serio e composto", seguire il flusso dei propri ormoni?
Ma ora sono di nuovo qui. In Sicilia.





