30 novembre 2005

My Birthday

Come raccontare il delirio che è stato il giorno del mio Compleanno?
In giro per Bologna a perdere tempo mentre la casa si riempiva di gente a mia insaputa.
La macchina che si ferma sui viali di Bologna e non vuole ripartire.
I miei guanti persi e ritrovati, che mi aspettavano lì sul marciapiede della fiera.
Il gatto di strega che sapeva del mio compleanno.
Poi la porta di casa che si apre, sagome scure nel buio, luce e SORPRESA!!!!
La mia prima festa a sorpresa.
Il mio primo compleanno lontano da casa.
Mi ha fatto sentire parte di questa nuova realtà.
Mi ha reso ancora più felice delle mie scelte passate.
Grazie.
Grazie davvero!
Grazie agli amici, quelli miei e quelli di mia sorella. A quelli vecchi e quelli nuovi.
Grazie, Michele.
Grazie sopratutto a Manuela.
Ti voglio bene.
Sembra niente, eppure è una delle cose più importanti.

28 novembre 2005

Gay All Day (II parte)

Alle 18 finisce l'incontro dedicato all'esperienza di Fognano.
Alle 18 comincia Liberamente.
Alle 18 dico addio a lui.
Alle 18 arriva al Cassero il pazzo di Ferrara.

Non ho mai scritto di lui nel blog.
Non so perchè. Forse perchè ancora non so come collocare questo strano tipo nella mia vita.
E' da circa un mese e mezzo che lo conosco, ma ci siamo visti solo saltuariamente.
E' stato strano entrare al Cassero con lui al fianco, incrociando lo sguardo del ragazzo di Fognano, il quale stava andando via in quel momento parlando al cellulare. Probabilmente parlando con il suo ragazzo.
Sentire la differenza. Fra ciò che provo per lui e quello che vorrei provare per il ragazzo di Ferrara. Ancora una volta la storia del chiodo schiaccia chiodo.
Abbiamo parlato un pò. E' stato piacevole, anche se durato poco.
Come ogni volta lui era insieme ad un amico.
Non ho mai incontrato il pazzo di Ferrara da solo. Che palle!

Poi è iniziato Liberamente.
Pensavo di tornare a casa subito dopo. Ero ancora carico di tutta la giornata (e di quella precedente).
Invece ho accettato la proposta del mio gruppetto di amici di andare a mangiare una pizza a casa di uno di noi.
Ho salutato il pazzo.
Non mi andava di passare una serata io, lui e l'amico.
Lui mi ha detto oggi che ho dato l'impressione di fuggire. Paranoico.

Alle 23:30 dopo la pizza siamo andati al Capital Town a ballare.
Pensavo di trovare il ragazzo di Ferrara. Non c'era.
C'era il ragazzo "E se...", anche se adesso ho saputo che è fidanzato pure lui (il destino si accanisce!). Ho ballato. Con lui e con altri.
Ma non avevo neanche la forza di fargli capire che mi interessa.
Ho ballato e basta.
Troppi gay in una giornata sola!
Ma al momento solo uno nella testa.

Gay All Day (I parte)

Stamattina sono uscito di casa che erano circa le 9 e sto rientrando solo adesso che sono le 3 di notte. E, a parte forse il cameriere del ristorante dove ho pranzato al quale ho chiesto "Dov'è il bagno?", per il resto ho interagito solo ed esclusivamente con omosessuali.
Chi l'avrebbe detto appena due anni fa?

Lui mi è apparso alle spalle.
Quasi inaspettato. Non sapevo se augurarmi che lui ci fosse oppure no. Il ragazzo di Fognano, il mio lui in grassetto.
E' stata dura fingere che nulla fosse, salutarlo come se non ci fosse stato il suo silenzio in risposta ai miei messaggi, come se non ci fosse stato quel sabato malinconico che ho passato da solo al cinema pensando a lui.
Qualcosa è cambiato.
Non mi sentivo più a mio agio con lui. Quel non-detto che a volte ho l'impressione appartenga solo a me. Mi chiedo ancora adesso lui cosa ha provato, cosa prova.
Ho scelto di non essere nel suo sottogruppo.
Volevo vivermi quell'esperienza, e con lui presente non avrei fatto altro che pensare a ciò che provo nei suoi confronti.
Così invece ho potuto seguire il filo dei discorsi di tutti.
Una delle psicologe con la quale avevo interagito pochissimo a Fognano mi ha chiamato con il suo nome. Ancora una volta la mia identità e la sua che si confondono. Così simili. Così lontani.
A pranzo lui mi ha conservato il posto accanto a sè. Forse ricordava ancora il mio discorso sui posti a sedere in pullman.
A pranzo qualcuno ha detto che era contento di vederci seduti vicini, perchè "stiamo così bene!".
A pranzo qualcuno ci ha chiesto del nostro incontro a Milano.
A pranzo lui scherzando mi ha proposto di fare un viaggio assieme.

Non ha letto le mie parole sul Cassero.
Tutti le hanno lette. Tutti si sono complimentati. Persino da Roma.
Ed io volevo le leggesse lui.
"Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole.
Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato."
Parole che erano per lui. Parole che non ha mai letto. Parole che forse leggerà stanotte.
Ma è troppo tardi. Ormai.

Mi ha detto addio.
"Ci salutiamo, Alessandro. Questa volta per l'ultima volta."
Credo lui si riferisse al fatto che c'eravamo già salutati un paio di volte prima di quella.
Eppure la malinconia mi ha ferito all'improvviso.
Dopo le sue parole mi ha abbracciato forte.
Volevo non finisse mai.
E' finito.
Mi ha detto addio.

Conclusasi definitivamente l'esperienza di Fognano, è probabile che io non lo riveda mai più.
Qualcuno mi ha proposto di fare un viaggio insieme a Milano per andarlo a trovare.
Ma non penso che la proposta si concretizzerà mai.
Non penso lo rivedrò più.
Perciò addio, mio pensiero felice. Addio, mia perduta possibilità. Addio, mio lui in grassetto.
Addio Riccardo.

Stanotte non ho voglia di scrivere niente altro.
Il resto della giornata lo racconterò forse domani.

26 novembre 2005

Bocciato!

Bocciato!

Ciò significa che non segue alcuna rapida discesa dopo la lenta salita. Nessun cambio di rotta. Nessun cambio di abitudini. Non più facce nuove. Niente nuovo lavoro.
Silenziosamente, quasi vergognandomene un pò, tiro un sospiro di sollievo.

Mi sono laureato l'estate del 2003.
Dopo la laurea, stress per la ricerca del luogo dove fare il tirocinio. Poi stress per riuscire a fare il grande salto e lasciare la Sicilia.
Bologna. Casa nuova. Varicella.
Ancora, cambio casa, servizio civile e tirocinio contemporaneamente correndo da una parte all'altra della città.
Poi studio, e l'esame di stato. E la vita che nel frattempo mi cambiava.
Ricerca lavoro, volontariato, cambio di nuovo casa.
Trovato lavoro, trasloco, colloqui e settimane di prova.
Scuola guida. Attesa e un casino di mezze storie.
FATEMI SCENDERE!

Ho 28 anni.
E' giusto ed è normale che la mia vita sia veloce.
Ma è due anni che non mi fermo un attimo.
Forse adesso posso. Forse. Non lo so. Ho paura.
Vorrei fare ciò che mi fa star bene. Vorrei far capire al mondo le mie esigenze, ma ho l'impressione di parlare un'altra lingua.
Tutti si aspettano da me delle cose. Ed io so di doverle fare.
Ma la vita si nasconde altrove. Eppure nessuno lo capisce.

Bocciato.
Non sono triste. Non sono felice.
Sono solo stanco di spiegare.

22 novembre 2005

In Lenta Ascesa

Questa mattina ho incrociato per strada un uomo che camminava lento.
Sembrava una figura al rallentatore tanto era lento il suo avanzare.
Faceva un passo dietro l'altro, seguendo attentamente con lo sguardo il flusso del suo incedere.
Intorno a lui la folla correva rapida e distratta.
Ma lui non se ne curava.
Camminava lento.

In questi ultimi giorni mi sento anche io così.
Mi sembra di essere adagiato in tensione sul carrello delle montagne russe in lenta ma inesorabile ascesa verso la cima della struttura, consapevole che da lì a poco tutto riprenderà a scorrere velocissimo, ma incapace di fare qualsiasi cosa per impedirlo.
Questo fine settimana la mia vita prenderà una svolta... ancora una volta!
Cambiare lavoro, cambiare abitudini, cambiare i volti di tutti i giorni.
Un anno e mezzo fa scelsi di cambiare per evolvere.
Adesso ho solo voglia di costruire nuovi equilibri, ma ancora non ci riesco.
Questa settimana scorre lenta in attesa.
Non ho voglia di uscire, nè di vedere gente.
Mondo, questa settimana prendimi così.

20 novembre 2005

Sempre più simile a me stesso

Le vere amicizie come i grandi amori sono segnati dal mutamento.
Nascono, crescono, evolvono, cambiano forma. A volte muoiono.
Forse bisogna accettare semplicemente che le cose stanno così. Si osserva un qualcosa che è fatto in un certo modo, e, anche se non ci piace, si accetta. Perchè probabilmente forzarlo oltre la sua natura ne rende vano l'utilizzo.
Un sacchetto di plastica di un brutto colore celeste, ad esempio (non casuale). Potrebbe non piacermi, ma è fatto così.
Potrei dipingerlo, cambiandone il colore, potrei addirittura tentare di modificarne la forma, ma finirei per non usarlo più per paura di rovinarlo.
Non mi piace sentirmi giudicato da chi dovrebbe conoscermi bene.
Lo so. E' comprensibile. Per chi non segue più la mia vita passo per passo, è facile scambiare per "confusione" o "euforia" quello che in realtà è una graduale maturazione interiore, lo sperimentarsi di una personalità ancora vergine per tanti versi.
La vita è crudele e sadica, perchè impone alle cose di cambiare.
La vita è generosa e comprensiva, perchè permette alle cose di cambiare.
E' vero. Da quando sono arrivato a Bologna sono cambiato, ma senza per questo essere diverso da chi ero prima. Ho imparato a divertirmi un pò di più, a permettermi di vivere ogni tanto con più "leggerezza", ma non mi sento per questo solo uno sprovveduto che viene abbagliato dalle luci di nuove e sconosciute possibilità. Questa non è solo una "fase" della mia vita che sto attraversando, per poi tornare ad "essere quello che ero".
Non voglio permettere mai più a nessuno di farmi sentire diverso da me stesso, soprattutto adesso che mi accorgo di essere sempre più simile alle reale immagine di me.
Forse qualcuno non capirà. Forse sarò io fallace nel farmi comprendere.
Tentare di cambiare le cose sarebbe fatica sprecata. Semplicemente certe cose (non tutte!) sono fatte in un certo modo, e a noi non rimane altro che accettarle.

15 novembre 2005

Il Pazzo di Ferrara

Credo sia infine giunto il momento di parlare del pazzo di Ferrara.
Ho rimandato a lungo questo momento, perchè sinceramente non saprei bene come collocare questa persona nella mia vita (e se collocarla da qualche parte!).
Riassumo la vicenda.
Conobbi il pazzo in chat, circa un mese fa.
Ci incontrammo la sera stessa. Quasi mi impose di organizzare un'uscita a quattro, perchè gli seccava venire da Ferrara da solo. Così mi toccò chiedere ad un mio amico un favore (che mi rinfaccia ancora dopo un mese!!!). Uscimmo io, il mio amico, il pazzo e un suo amico (ancor più strano ed inquietante di lui!).
Ovviamente reputo il pazzo un ragazzo abbastanza carino, altrimenti credo avrei troncato quasi subito. Invece quella sera mi avvicinai a lui per capire se anche lui era interessato.
Mi parlò per quasi tutta la sera del suo amico (un mostriciattolo nano dal modo di fare di un drogato perenne). Non ne potevo più.
Il massimo che ricavai da lui quella sera fu "un bacio semicasto sulle labbra con schiocchio", come lui stesso lo definì. Eppure in chat non aveva fatto altro che ribadire che lui era un tipo molto passionale.
Ci sentiamo un paio di altre volte in chat, poi lui parte per la Spagna per due settimane, lasciandomi da far da "balia" al suo amico cesso e senza amici.

13 novembre 2005

Appena un fiato

"Dai, vengo anche io!"
Quattro semplici parole. Poche sillabe una dietro l'altra. Appena un fiato e un minimo sforzo delle corde vocali.
Sarebbero bastate quattro semplici parole per creare una possibilità, per vivere qualcosa, magari nulla, ma con il coraggio di averlo fatto.

Fra tutti i ragazzi che conosco al Cassero esiste una categoria particolare, che chiamo i ragazzi "e se..." (il "what if" tipico dei fumetti americani). Sono ragazzi che conosco appena, magari amici di qualche amico che mi hanno presentato una volta. Sono ragazzi in cui intravedo da lontano una possibilità. Li trovo interessanti e avverto anche da parte loro un fioco interesse, ma poi la timidezza non mi porta ad concretizzare la conoscenza e a vivermi quella possibilità. Sono ragazzi che continuo a salutare da lontano quando ci incontriamo in giro, ma con i quali dopo quella prima volta della "presentazione" non c'è stato poi alcun successivo dialogo.
Questa sera a Liberamente inaspettatamente c'era un mio ragazzo "e se...".
Non mi aspettavo di incontrarlo lì. L'ho sempre visto in discoteca e mi dava l'impressione di essere un tipo abbastanza superficiale.
Pregiudizi e stereotipi. Era questo il tema di oggi di Liberamente.
L'amico che me l'ha presentato, scherzando, aveva sottinteso che fosse un "ragazzo facile". Ed io ho dato per scontato che fosse vero. Ma ripensando a chi quella cosa mi ha detto e visto il tono che aveva, beh... non saprei più che pensare.
Finito Liberamente mi si è subito avvicinato per parlare. Io neanche ricordavo il suo nome. Non so se lui ricordava il mio.
Ha detto che si aspettava da Liberamente qualcosa di più serio, la possibilità di confrontarsi in maniera più intima e personale, parlando molto di se stessi piuttosto che dei "grandi temi".
Decisamente mi ero sbagliato nei suoi confronti, o comunque il giudizio è stato dato troppo frettolosamente.
Ho avuto di nuovo l'impressione di piacergli almeno un pò. Entrambi abbiamo provato a sederci accanto arrivati in pizzeria, ma cercando di non darlo troppo a vedere, così che il banale (e intempestivo!) intervento di uno del gruppo ha impedito che ciò accadesse.
Quindi l'unico momento di vero dialogo è stato nel tragitto dal Cassero alla pizzeria.
Poi verso le 22:30 lui ha preso cappotto e sciarpa e ha cominciato a salutare tutti.
Bastavano quattro parole. Bastava appena un fiato.
"Dai, vengo anche io!"
Avremmo potuto fare un pezzo di strada assieme. Chiacchierare un altro pò. Magari decidere di andare insieme al Capital Town, dove l'ho visto anche abbastanza di frequente.
Non ho detto nulla.
L'ho salutato. Ho lasciato che andasse via. Ho aspettato mezz'ora circa e poi sono andato via anche io (non ero in vena di dance stasera).
Ennesima occasione sprecata. La collezione si allunga.
Lo rivedrò ancora, in giro per locali. Magari torna anche a Liberamente.
Ma non è detto che la stessa occasione si ripresenti.
Imparerò mai a prendere la palla al balzo?

10 novembre 2005

Piccolo tributo

Di certo non voglio mettermi adesso a riempire il blog di foto di uomini mezzi nudi! Me ne guardo bene!
Però direi che questa foto di Jake Gyllenhaal (uno dei due attori protagonisti del bellissimo "Brokeback Mountain", il film di Ang Lee vincitore di Venezia, che ho avuto la fortuna di vedere in anteprima un mesetto fa in lingua originale) sta bene con il tema di fondo del mio blog. E poi gli uomini con le ali mi hanno sempre affascinato (se hanno gli occhi azzurri poi!)!


09 novembre 2005

Ancora in grassetto

Troppo stanco per scrivere qualcosa degno di memoria.
Troppo stanco per una giornata vissuta di corsa.
Troppo stanco per lo stress di un esame che ho superato, ma solo dopo tre ore di attesa (ma al nord Italia non funzionava tutto meglio?).
Troppo stanco delle questioni lasciate in sospeso, sopratutto perchè riguardano un ambito della mia vita a cui non ho mai dato troppo importanza... il mio futuro professionale.
Troppo stanco per uscire e andare a ballare stasera, ma so che mi trascinerò al Cassero lo stesso.
Troppo stanco per chiamare il ragazzo tornato ieri dalla Spagna e capire quando (e se) è possibile vedersi.
Troppo stanco di pensare ancora ogni tanto a lui, come se fosse davvero una persona importante della mia vita. E non lo è (eppure scrivo "lui" in grassetto).

05 novembre 2005

Assenza di senso

Oggi pomeriggio sono andato al cinema da solo.
Sono andato a vedere il film che avrei dovuto vedere con lui se le cose fossero andate come speravo. Il film mi interessava parecchio ("Orfeo" di Jean Cocteau) e non volevo rinunciarci solo perchè ero deluso. Ed in effetti il film era molto bello, ne è valsa la pena, ma uscito dal cinema pioveva.
Nonostante l'ombrello, sono arrivato a casa fradicio.
Nonostante le mille spiegazioni razionali, sono arrivato a casa con addosso una fastidiosa malinconia.
Così stasera ho dato buca agli amici. Avevo la scusa che pioveva.
Questo sabato lo passo a casa e andrò a letto presto, sicuro che domani la malinconia sarà dissolta. Domani sarò pronto per uscire di nuovo ed andare a ballare con gli amici (Capital Town o Cassero? This is the question!).
Lui non ha risposto neanche al mio secondo messaggio.
Non ne capisco il motivo. Vorrei chiudere questo assurdo capitolo della mia vita sentimentale iniziato qualche settimana fa a Fognano, ma non riesco a dargli un senso.

Perchè non ha risposto? Mi bastava anche solo un banalissimo "No, mi spiace, questo weekend non riesco proprio a venire a Bologna. Ci sentiamo presto! Un abbraccio, R.".
Ma come interpretare invece questo insensato silenzio?
Tra l'altro non essendoci stato mai nulla di esplicito circa quella che stava succedendo fra di noi, non posso neanche chiamarlo per chiedergli spiegazioni. Di fatto siamo solo due "poco più che conoscenti" che si trovano simpatici e che di tanto in tanto avranno occasione di vedersi.
Ma anche in questo caso (forse a maggior ragione) un banale messaggio di rifiuto mi sembra d'obbligo.
Che senso ha questo silenzio?
Ripenso a quando lui a Milano mi chiese se provavo disagio a rimanere in silenzio. Risposi di no. Quello era un silenzio condiviso, avvolgente, rassicurante.
Questo silenzio adesso invece è privo di senso.
Ho provato a dare mille spiegazioni razionali al fatto (non ha soldi in scheda, non ha ricevuto i miei due sms, ha perso il cellulare, è preso da qualche serio problema, etc...), eppure la malinconia rimane, almeno per questa sera.
Anche perchè fuori piove ancora.
Pioveva anche quella notte a Fognano, quando per la prima volta ci trovammo a parlare io e lui da soli. Ma pur di restare soli ed evitare di riunirci al gruppo dentro il bar, ci siamo bagnati, perchè avevamo entrambi bisogno di quel momento condiviso.
Sembra passata un'eternità.
Martedì torna dalla Spagna il ragazzo di Ferrara, quello che mi chiese "un bacio semicasto sulle labbra con schiocchio" appena due settimane fa, uno dei tipi più strani che mi sia capitato di conoscere.
Sono curioso. Ho voglia di conoscerlo meglio.
Ho voglia di un chiodo che ne schiacci un altro.

Dal Cassero di Novembre/Dicembre 2005


"Più volte da quando sono tornato da Fognano ho provato a raccontare.
Gli amici, i familiari, coloro che a Fognano non erano con me mi hanno chiesto di parlare di quell’esperienza, come se fosse semplice, come se fosse realmente possibile.
Eppure eccomi qui, a riprovarci ancora una volta, tentando di descrivere a parole le emozioni, le suggestioni, i sorrisi, le impressioni, i pensieri accennati, i battiti del cuore, le lacrime, gli abbracci e i silenzi.
Potrei descrivere quello che abbiamo fatto, ma non servirebbe realmente allo scopo di parlare di Fognano. A nulla varrebbe spiegare quello che ho l’impressione di aver capito circa le dinamiche di un gruppo, poiché è stato molto più istruttivo ciò che ho sentito.
Ho scoperto che tredici sconosciuti seduti in cerchio in una stanza a parlare di “nulla” possono arrivare a comprendere le cose più importanti. Ho scoperto che la diversità è fonte di attrito, ma non segna necessariamente la fine della relazione con l’altro. Ho scoperto che anche i gesti più banali possono ferire o sanare, e noi neanche ce ne accorgiamo. Ho scoperto che il battito del proprio cuore a volte è così assordante da impedire di udire la voce altrui. Ho scoperto che ci sono lacrime che urgono di essere accolte, ma ci vuole coraggio per piangere col cuore. Ho scoperto che il silenzio può essere fonte di comprensione, ma solo quando viene condiviso davvero. Ho scoperto che si può star male per non aver ricevuto quello che neanche si credeva di desiderare. Ho scoperto che il senso di appartenenza segue spesso un percorso tortuoso, che può anche confondere e disorientare. Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole. Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato.
Non so quanto di ciò che ho compreso riuscirò a portar fuori dalle mura di quel convento, da quel tempo che sembrava fuori dal tempo.
Intanto la vita ha ripreso il suo corso. "

02 novembre 2005

Giornata finita un pò meno storta

Una telefonata che dovevo fare e non ho fatto, rimandando. Come se questa fosse una soluzione.
Un messaggio al cellulare che mi sono stancato di attendere. Gli ho scritto di nuovo io.
Ancora quella telefonata che vorrei fare, ma aspetterò fino a quando casa sarà di nuovo tranquilla.
Un messaggio è arrivato inaspettato dalla Spagna, e mi ha messo allegria. E poi chissà...
Una telefonata alla quale finalmente mi ha risposto. Sono stanco di vedere allontanarsi le persone a cui mi affeziono.

Tirando le somme, adesso va un pò meglio, nonostante tutto ciò che è rimasto in sospeso.
Ciò nonostante continuare ad odiare il telefono!

Mattina iniziata storta

Una telefonata che dovrei fare, ma non so cosa dire.
Un messaggio al cellulare atteso che non arriva ancora.
Una telefonata che vorrei fare, ma al momento c'è troppa confusione in casa.
Un messaggio che mi piacerebbe scrivere, ma che rimando, senza motivo.
Una telefonata che ho provato a fare, ma nessuno risponde.

Decisamente odio il telefono come mezzo di comunicazione!

01 novembre 2005

The Fall of Icarus


Questo è il reale motivo per cui scelsi anni fa il mio nome nel virtuale.