25 marzo 2007

A Volte i Desideri Nascono per Rimanere Tali

Al tempo del liceo ho sempre avuto una parte marginale all’interno dei giochi di potere del sistema classe. Non ero certo un trascinatore di folle e neanche un leader. Non ero neanche il più abile o il più intelligente. Ero uno fra gli altri. Benvoluto di certo, ma non spiccavo.
Il fatto poi che venissi associato al più estroverso Christian, mi rendeva ancora più “in ombra”.
C’è sempre stata una celata parte di me che avrebbe voluto avere una parte più consistente nell’evoluzione di quegli anni.
Forse era un desiderio che era un bene lasciare insoddisfatto.
Alcuni desideri nascono per rimanere tali. E forse è giusto così.

Telework è stata la mia seconda possibilità, il mio secondo liceo.
Questa volta però le cose sono andate in maniera diversa.
Ho iniziato essendo “uno fra gli altri”. Poi sono diventato “uno fra i più bravi”.
Infine adesso mi ritrovo quasi senza accorgermene ad essere “uno dei capi”.
Io. Proprio io. Chi l’avrebbe mai detto?
Dà soddisfazione essere un “leader”, certo.
Ma c’è un prezzo da pagare. Ed io non lo sapevo. Non me l’aspettavo.


Io cerco di fare "il buon capo".
Cerco sempre di non usare la mia "autorità", eppure all'improvviso mi accorgo che qualcuno che fino a ieri mi aveva in simpatia, adesso mi risponde in maniera acida e polemica.
Semplicemente perchè siamo partiti assieme e poi abbiamo seguito strade diverse.
A che serve allora sforzarsi di essere gentili con tutti? A che serve nascondere gli errori degli altri? A che serve evitare di fare rimproveri anche quando l'errore commesso è evidente?
Più io cerco di non indossare la maschera del "capo", più mi sembra che gli altri (non tutti per fortuna) mi obblighino a metterla.

La verità è che la pacchia è finita.
E' finito il tempo in cui il mio lavoro era tempo trascorso in allegria con un gruppo di amici.
Le persone alle quali ero legato sono andate via.
Il mio nuovo ruolo ha allungato le distanze con le persone rimaste.
Forse mi devo solo abituare all'idea che il posto di lavoro E' un posto di lavoro. E basta.
Gli amici sono fuori di lì.
Forse, come dice Paolo, le cose cambieranno ancora adesso che sono arrivati dieci nuovi ragazzi nel nostro ufficio.

Non so.
Forse il desiderio di essere "leader" doveva semplicemente non realizzarsi mai.
O forse tutto ciò mi insegnerà qualcosa per il mio prossimo posto di lavoro.
Chissà.

17 marzo 2007

L'Anniversario che Sognavo (con qualche piccolo intoppo!)

Immaginate una doppia fila di candele sul pavimento che indica la via.
Seguendo le candele si arriva ad una stanza quasi del tutto vuota e illuminata solo da una ventina di altre candele.
Lì al centro della stanza c'è un ragazzo vestito di un sorriso imbarazzato e di una giacca bianca.
Uno strano tavolino lungo e stretto è apparecchiato per due.
Quel ragazzo imbarazzato e contento ha anche preparato la cena a basa di lasagne, involtini e tiramisù.
Tutto sembra perfetto per festeggiare un anno di fidanzamento.
Tutto così perfetto da sembrare un film.


Ma torniamo un attimo indietro e seguiamo passo passo i preparativi di questa "perfezione".


Ore 10
Entro in un negozio di arredamento che mi piace molto.
Devo comprare i piatti, bicchieri e posate. La casa di Paolo è ancora vuota, quindi se voglio organizzare la cena lì devo procurarmi TUTTO.

Ore 10:30
Faccio un salto alla Usl per procurarmi l'iscrizione al servizio sanitario nazionale.
Ho un problema ai denti e temo che presto ne avrò bisogno.

Ore 11:30
Passo in un negozio "tutto ad un euro" per comprare qualche altra candelina, che quelle che ho non mi sembrano abbastanza.

Ore 12
Passo a casa di Paolo per posare tutta la roba che ho comprato.

Ore 12:30
Torno a casa mia e telefono a mia madre.
Devo farmi dare tutti gli ingredienti e la ricetta per il menu della serata.

Ore 13:30
Pranzo.

Ore 14:30
Mia sorella mi accompagna in macchina fino in Via Irnerio (vicino ma non troppo a casa di Paolo) perchè devo trasportare il "Malme", il tavolino da letto IKEA che Paolo ha comprato per la sua casa (dopo che io gli ho detto che era il tavolino dei miei sogni!). Visto che non ci sono tavoli a casa di Paolo, quel tavolino lungo, stretto e con le rotele e l'unica soluzione per organizzare la cena a casa di Paolo.
Piccolo problema. Il tavolino sarà lungo due metri e peserà un quintale. Trasportarlo da Via Irnerio fino a casa di Paolo è stato "leggermente" spossante! Mi fanno male ancora adesso le braccia.

Ore 15:30
Tappa alla Coop vicino casa mia per fare la spesa.

Ore 16:30
Torno di nuovo a casa mia per preparare il tiramisù.

Ore 17:30
Corro (di nuovo!) a casa di Paolo con due sedie pieghevoli che ho comprato apposta all'IKEA. Nascondo le sedie nell'armadio insieme a piatti, bicchieri e posate, mentre il "Malme" finisce dietro l'armadio.

Ore 18
Paolo arriva a casa sua, dove io l'aspetto.
Sfiga vuole che PROPRIO OGGI l'omino che gli deve fare tutti i lavoretti di casa vuole fare un sopralluogo. CAZZO!

Ore 18:30
L'omino ritarda.

Ore 19
L'omino arriva.

Ore 19:15
L'omino va via seguito da Paolo.

Ore 19:30
Monto in fretta e furia il tavolino "Malme". Capisco che non ho tempo per pulire a terra, così decido di organizzare il tutto nella camera degli ospiti e non nella sala da pranzo che è troppo sporca.

Ore 20
Posiziono "Malme". Lavo i piatti acquistati la mattina. Posiziono tutte le candeline. Apparecchio la tavola e scappo.

Ore 20:30
Arrivo a casa mia, dove trovo le mie coinquiline e qualche altro ospite che assisteranno alla mia follia.
Inizio come un ossesso a pelare le patate, le taglio a piccoli pezzi e le infilo nel forno.
Passo alle lasagne. Il pubblico presente fa il tifo per me.
Primo strato. Secondo strato. Terzo strato. CAZZO!!! Il parmiggiano!
Vabbè! Parmiggiano e quarto strato. Quinto strato e parmiggiano.
In forno.
"Qualcuno giri le patate, vi prego!!!"
"Ale, sei completamente concentrato sulle patate!"
"Mai stato così concentrato su una patata in vita mia!"
Battuta squallida che si capisce solo dopo un pò.
I presenti mi giustificano visto il mio stato delirante.
Passo all'involtino.
Mamma mia, le fettine sono troppo strette!
"Potresti fare gli straccietti!"
"Bene! Come si fanno?"
"Eh... Beh... ti servirebbe la rucola!"
"MA IO NON CE L'HO LA RUCOLA!!!!"
Vabbè! Torno all'idea iniziale degli involtini.
Fettina, prosciutto e galbanino a fette. Arrotola e infilza con stecchino.
Cazzo, ma sono già le 21:30!!!!
"Mi faccio una doccia!"
"E le patate?"
"Non lo so! Brucieranno!!"
Doccia. Doccia. Doccia.
Più veloce della luce.
Esco e ancora in accappatoio controllo le patate (mi scattano una foto!).
Le patate sono pronte. Le lasagne pure. Gli involtini non lo so, ma va bene lo stesso.
Tutto in un sacchetto.
Mi infilo la giacca bianca. Il cane della mia coinquilina si spaventa ed inizia ad abbaiare come un ossesso (Farò così schifo in giacca?).
Acchiappo i sacchetti, saluto tutti (che finalmente dopo la mia uscita di scena tornano alla beata tranquillità) e corro a prendere l'autobus.

Ore 21:45
Autobus in ritardo.
Il cibo si fredda!!!

Ore 22:10
Arrivo a casa di Paolo e comincio ad accandere le mille candeline più veloce che posso prima che Paolo arrivi.

Ore 22:20
Squilla il citofono. Io ero così teso che a quel suono mi scappa di mano la candela accesa che avevo in mano, che cade sul parquet spegnendosi ma spargendo cera liquida ovunque (ditemi che la cera si toglie dal parquet, vi prego!).
Apro la porta e mi metto in posizione.

Ore 22:25
Inizia il sogno.

13 marzo 2007

Preparativi...



Mancano pochi giorni ormai...

Ed è da settimane che penso e preparo l'evento.

Tutto deve essere così come l'ho immaginato.


Io e Paolo....

...un anno insieme.

07 marzo 2007

Quella Parte di Me che un Pò Spaventa

Questo il risultato di un lungo scambio di pensieri fra me e Paolo.
Così stanno le cose in questo preciso momento.

Io sono innamorato di lui, anche se non glielo dico spesso (ma almeno lo dico!).
Lui non si sa che cosa prova per me, ma qualcosa deve pur provare (e ha i suoi modi per farmelo capire!).
Non gli ho chiesto di dirmi "Ti amo", ma purtroppo ci sono andato vicino. Dannata insicurezza!
Lui dall'altra teme che se non riuscirà a darmi (o dirmi) quello che voglio, io mi stancherò di lui.

"Forse quando finalmente riuscirò a dirti "Ti Amo", tu mi risponderai "Io non più!""

Lui sa come sono fatto. Conosce i miei meccanismi di difesa.
Sa che questo rischio esiste davvero.

Io non dico mai addio.
Se le persone mi feriscono o mi deludono, lentamente le escludo dal cuore, senza che neanche loro se ne rendono conto.

Nessun discorso preparatorio. Nessun tentativo di chiarimento.

Voglio bene intensamente solo di rado.
Se ciò succede, mi espongo totalmente. E per me è sempre un rischio.
Quando sento che non posso correre più quel rischio, semplicemente richiudo la porta.

Inesorabile. Forse un pò crudele ed egoista.
Paolo ha paura di questa parte di me.
Anche io a volte ne ho un pò paura.

Vorrei non smettere mai di voler bene a Paolo.