30 settembre 2006

Luuuuuuuuuuunga Giornata

Sono un pò stanco.
Fortuna che la serata con i colleghi è stata simpatica.

Oggi sento Paolo distante.
Non so perchè proprio oggi.
In queste settimane ci stiamo vedendo poco, causa sue varie trasferte per lavoro.

Oggi avevo bisogno di sentirlo vicino.
Ho atteso quella telefonata. L'ho immaginata per tutto il giorno.
Doveva essere una telefonata calda, rassicurante, una telefonata in grado di scacciare la stanchezza di una giornata troppo lunga.

Dieci ore di lavoro con addosso un raffreddore che punta minacciosamente verso l'influenza.
Una collega che da un giorno all'altro decide di partire per la Francia.
Un'altra collega che vedo felice... ma oggi improvvisamente (ed egoisticamente) distante.
E pensare che quando le parti erano invertite, io pensai che lei esagerava un pò.
Una proposta a lavoro che lusinga, ma confonde.
E sopra a tutto il bisogno di lui.

Ma lui non c'è.
Mentre gli parlo della mia giornata, lui pensa al suo cellulare che forse funziona male.
Io sono stupito... forse anche un pò incazzato.
Perchè so che se ciò che gli racconto nel suo modo di vedere non ha molta importanza, allora neanche mi ascolta. E questo mi fa andare in bestia.

La verità.
La verità è che io non sono in grado di gestire un rapporto a distanza.
E mi dispiace per tutte le coppie che si vedono raramente. Io non ne sarei capace.
Quei due minuti giornalieri al telefono mi fanno più male che bene.

Ho voglia che passi questo periodo, per capire se c'è veramente qualcosa che non va, o se è solo la distanza che ingigantisce i problemi.

28 settembre 2006

Il Capitalismo delle Faccende Personali

Oggi parlavo con un amico in messenger, e questa frase è nata all'interno di un lungo discorso.

Viviamo in un epoca bizzarra.
In tv ci propinano di continuo invasioni nella sfera personale altrui (il reality show ne è l'esempio massimo), ma nello stesso tempo viviamo al tempo dell'imperversante "legge sulla privacy".
La gente è impazzita.

Cosa c'è di tanto importante nel custodire gelosamente le proprie emozioni, le proprie storie, ciò di cui potremmo essere narratori in prima persona?
Perchè questa lotta continua in difesa dei propri "segreti"?
Le sensazioni forse perdono qualcosa nel divenire "storie condivise"?

Le persone si arrabbiano, graffiano, urlano, se scoprono che un amico ha tradito il "segreto".
Si sentono nude, sporche, indifese, se scoprono che qualcuno di nascosto sta parlando della loro vita.

Ed io che per tanti anni sono stato obbligato a celare un segreto, invidio e provo rabbia verso tutti coloro che con tanto accanimento portano avanti lo slogan "CHI SI FA I FATTI SUOI CAMPA CENT'ANNI!!!".

Ma questa chiusura verso gli altri, non porta forse verso l'isolamento?
Non viviamo già in un'epoca di profonde solitudini?
Che bisogno c'è di nuove barriere?

Io ascolto storie.
Io racconto storie.
Io invento storie.
In quest'epoca sono chiamato "pettegolo".
Altrove sarei stato uno storyteller, un bardo, un cantastorie.
Che sia nato nell'era sbagliata?

Comunismo, quindi, gente!
E non solo della proprietà privata.
Comunismo delle emozioni.

25 settembre 2006

Attimo in Transito


All'improvviso ho di nuovo voglia di scrivere.
Urgentemente.
Troppo a lungo ho trascurato il blog. Troppe cose non ho raccontato.

Eppure è tardi.
Sono appena tornato da un weekend passato a Milano. E dovrei dormire.
Non scriverò molto.

Metterò una foto.
Me l'ha scattata Paolo in Sardegna.
Era il tramonto romantico che gli avevo chiesto.
Ero felice.

Dopo la Sardegna c'è stata una settimana di burrasca.
Il tempo di riabituarci alla realtà fuori dal paradiso che è stato per noi due la Sardegna.
Adesso le cose vanno di nuovo bene.
Almeno credo.
Io sto sicuramente bene, anche se Paolo è sotto stress per altri motivi.
E quindi non è sempre di buon umore.

Mi sono iscritto alla scuola di specializzazione in psicoterapia.
Tornerò a fare le cose che amo.
Non mi sembra vero.

Mi sento sereno. Forse felice.
Vorrei trattenere questo attimo.

09 settembre 2006

Di Getto

Non dovrei scrivere questa sera.
Non sono di ottimo umore, e mi ero prefissato che nel prossimo post avrei parlato della Sardegna.
Troppe parole sono state dedicate in questo blog alla malinconia.
La felicità pretende il suo spazio.
Eppure questa sera non riuscirei a parlare della Sardegna.

La verità è che in questo momento mi sento un pò soffocare, e mai avrei creduto di provare una tale sensazione.
Non sono abituato a rendere conto della mia vita a qualcun altro (sopratutto a qualcuno che sembra sempre così certo su quale sia la cosa "giusta" da fare in ogni momento).

Questa sera avevo voglia di rimanere in casa da solo.
Ho passato l'intera giornata in giro con mia sorella, il suo ragazzo e una delle mie coinquiline.
Così questa sera approfitto un pò della ritrovata solitudine per scrivere, leggere, guardare un film.

Ma Paolo non è d'accordo.
Lui lontano kilometri (è tornato a casa dai suoi per 4 giorni) sembra sapere con certezza cosa dovrei fare io questa sera.
Dovrei uscire. C'è tempo domani per studiare.
Andare con mia sorella, andare con Fulvio, andare con le mie coinquiline.

E all'improvviso non sono più così contento di restare in casa da solo.
Mi sembra quasi di sbagliare. Torna quella sgradevole sensazione, che ormai credevo di aver scacciato da tempo.
All'improvviso non uscire una sera torna a voler significare che sono uno "sfigato"!

Un rapporto di coppia dovrebbe farti star bene.
Dovrebbe tirarti su quando sei infelice, e non renderti cupo in una giornata di sole.
Perchè Paolo sta cercando di modificare la mia vita?
E perchè io non ho il coraggio di fermarlo?

So che (in parte) lui lo fa per me, perchè vorrebbe vedermi felice.
Ma sento che c'è una parte di egoismo della sua "preoccupazione". Sento ancora le sue parole di quella sera. Lui sente il peso di aver stravolto la mia vita sociale, così si impegna per ricrearmela, per riportarla al preciso punto del nostro incontro.
Ma io sono stanco di sentire il peso delle sue paure, e di divenire ai suoi occhi l'unica causa dei nostri problemi di coppia.

In fondo io ho sempre parlato male di quelle coppie dove il ragazzo impediva alla ragazza di uscire la sera se lui era distante. Paolo fa l'esatto opposto, ma in fondo è lo stesso.
Paolo pretende che io esca se lui non c'è, per non sentire il peso di essere l'unica persona della mia vita.

E CHE PALLE!

Ho scritto queste parole di getto in un momento di sconforto.
Domani me ne pentirò.

06 settembre 2006

Work In Progress


Lo so, lo so!
Prometto che al più presto tornerò operativo al 100%, aggiornandovi sulla mia vita.
Ma al momento è tutto un casino. Aspetto un attimo di respiro.