29 novembre 2006
18 novembre 2006
Una Serata Orrenda Fa Capire Molte Cose (...forse)
E' triste ritrovarsi in mezzo ad una dozzina di sconosciuti e chiedersi: "Cosa diamine ci faccio io qui?!".
E non importa neanche dove si vorrebbe essere (fra le braccia del proprio ragazzo, con gli amici di una vita, con tua sorella e le tue coinquiline, insieme alla famiglia, con chiunque ti conosca e voglia bene, anche da solo a casa a leggere un buon libro... OVUNQUE MA NON LI'!!!).
Serata di merda.
Pensavo di uscire e trovare un pò di faccie conosciute, ed invece (non ho ancora ben capito come) ero davvero "l'elemento che non c'entra" di quella comitiva di persone.
Ma il problema non sono loro, ma io.
Non capisco cosa mi succede.
Dopo due anni trascorsi a conoscere continuamente gente nuova in maniera più o meno superficiale, adesso all'improvviso torna in me quel desiderio di rapporti saldi e sicuri.
Non ho nessuna voglia di interagire con sconosciuti.
La chiamerei la mia "fase orso", ma è molto di più di questo.
Lasciando la Sicilia, sentii il bisogno di riplasmare la mia identità.
In una città nuova dove nessuno mi conosceva avevo la possibilità di essere qualunque cosa, di rompere gli argini che anni e anni di amicizia creano.
Passano gli anni e tu cresci. Accadono cose e tu cambi.
Ma chi ti conosce da una vita, si aspetta che tu rimanga sempre identico a te stesso.
Bologna mi ha dato la possibilità di scardinare queste certezze.
Così è stato.
Eppure adesso torna prepotente il bisogno di ritrovare dei confini a ciò che sono.
Solo le persone che ti conoscono bene ti possono permettere di farlo.
L'indeterminatezza di questi anni bolognesi è stata affascinante, ma anche parecchio stancante.
Non ho più alcun desiderio di conoscere persone nuove. Non adesso.
Mai come adesso mi manca casa. Mi manca più adesso che due anni e mezzo fa quando decisi di spiccare il volo.
Mi mancano i miei genitori, mio fratello, i miei amici (quelli di sempre).
Ho passato cinque giorni in Sicilia poco tempo fa.
Ho riso con Aurora e Luna.
Ho riso con i Patriarchi.
Ho riso con i Creminoidi.
Ho riso con la mia famiglia.
Con loro non dovevo mettermi alla prova. Non dovevo dimostrare nulla di me.
Ero semplicemente quello che mi andava di essere in quel momento.
Uscirò meno in questo periodo.
Ho preso questa decisione.
Smetterò di sforzarmi di uscire anche se non ne ho voglia (come questa sera).
Fare questa scelta mi rende più sereno.
Rimane l'incognita Paolo.
Come prenderà questa mia "fase orso"?
Ma io non voglio sentirmi colpevole per ciò che provo.
Non devo rendere conto a nessuno di ciò che riguarda solo me. Neanche a lui.
Domenica Paolo torna a Bologna.
Dopo 11 giorni che non ci vediamo.
Ho così tanta voglia di vederlo che mi si stringe il cuore al pensiero.
E non importa neanche dove si vorrebbe essere (fra le braccia del proprio ragazzo, con gli amici di una vita, con tua sorella e le tue coinquiline, insieme alla famiglia, con chiunque ti conosca e voglia bene, anche da solo a casa a leggere un buon libro... OVUNQUE MA NON LI'!!!).
Serata di merda.
Pensavo di uscire e trovare un pò di faccie conosciute, ed invece (non ho ancora ben capito come) ero davvero "l'elemento che non c'entra" di quella comitiva di persone.
Ma il problema non sono loro, ma io.
Non capisco cosa mi succede.
Dopo due anni trascorsi a conoscere continuamente gente nuova in maniera più o meno superficiale, adesso all'improvviso torna in me quel desiderio di rapporti saldi e sicuri.
Non ho nessuna voglia di interagire con sconosciuti.
La chiamerei la mia "fase orso", ma è molto di più di questo.
Lasciando la Sicilia, sentii il bisogno di riplasmare la mia identità.
In una città nuova dove nessuno mi conosceva avevo la possibilità di essere qualunque cosa, di rompere gli argini che anni e anni di amicizia creano.
Passano gli anni e tu cresci. Accadono cose e tu cambi.
Ma chi ti conosce da una vita, si aspetta che tu rimanga sempre identico a te stesso.
Bologna mi ha dato la possibilità di scardinare queste certezze.
Così è stato.
Eppure adesso torna prepotente il bisogno di ritrovare dei confini a ciò che sono.
Solo le persone che ti conoscono bene ti possono permettere di farlo.
L'indeterminatezza di questi anni bolognesi è stata affascinante, ma anche parecchio stancante.
Non ho più alcun desiderio di conoscere persone nuove. Non adesso.
Mai come adesso mi manca casa. Mi manca più adesso che due anni e mezzo fa quando decisi di spiccare il volo.
Mi mancano i miei genitori, mio fratello, i miei amici (quelli di sempre).
Ho passato cinque giorni in Sicilia poco tempo fa.
Ho riso con Aurora e Luna.
Ho riso con i Patriarchi.
Ho riso con i Creminoidi.
Ho riso con la mia famiglia.
Con loro non dovevo mettermi alla prova. Non dovevo dimostrare nulla di me.
Ero semplicemente quello che mi andava di essere in quel momento.
Uscirò meno in questo periodo.
Ho preso questa decisione.
Smetterò di sforzarmi di uscire anche se non ne ho voglia (come questa sera).
Fare questa scelta mi rende più sereno.
Rimane l'incognita Paolo.
Come prenderà questa mia "fase orso"?
Ma io non voglio sentirmi colpevole per ciò che provo.
Non devo rendere conto a nessuno di ciò che riguarda solo me. Neanche a lui.
Domenica Paolo torna a Bologna.
Dopo 11 giorni che non ci vediamo.
Ho così tanta voglia di vederlo che mi si stringe il cuore al pensiero.
13 novembre 2006
Quando lui soffre...
Io e Paolo siamo già stati distanti in passato. Per parecchio più tempo.
40 giorni. Quest'estate.
E' stata dura, si, sopratutto all'inizio.
Ma adesso è diverso.
Paolo mi manca.
Ed è inutile cercare mille ragioni al mio malumore (nostalgia di casa, nostalgia degli amici, voglia di rimanere da solo, il freddo, bisogno di più tempo per me stesso, mal di stomaco da post-Cioccoshow, ecc...).
Devo accettare questo periodo un pò "così".
Paolo è lontano. E sta male.
Ed io non mi sento all'altezza di essergli d'aiuto. Mi sento impotente.
Suo padre è malato, e lui è pieno di paure.
So che quando lo rivedrò quest'ansia passerà.
Come è già accaduto mercoledì scorso.
Un'unica sera insieme. Solo nostra.
Abbiamo riso. Tanto.
Parlavamo di altri e lui parlava di Noi.
Io scherzavo e lui mi ha parlato di andare a vivere insieme appena lui comprerà casa.
Come se fosse scontato. Come se fosse semplice.
Si può essere felici e malinconici? Si può essere in ansia e con il cuore stracolmo di gioia?
Ci rivedremo venerdì. Forse.
Intanto mi manca.
40 giorni. Quest'estate.
E' stata dura, si, sopratutto all'inizio.
Ma adesso è diverso.
Paolo mi manca.
Ed è inutile cercare mille ragioni al mio malumore (nostalgia di casa, nostalgia degli amici, voglia di rimanere da solo, il freddo, bisogno di più tempo per me stesso, mal di stomaco da post-Cioccoshow, ecc...).
Devo accettare questo periodo un pò "così".
Paolo è lontano. E sta male.
Ed io non mi sento all'altezza di essergli d'aiuto. Mi sento impotente.
Suo padre è malato, e lui è pieno di paure.
So che quando lo rivedrò quest'ansia passerà.
Come è già accaduto mercoledì scorso.
Un'unica sera insieme. Solo nostra.
Abbiamo riso. Tanto.
Parlavamo di altri e lui parlava di Noi.
Io scherzavo e lui mi ha parlato di andare a vivere insieme appena lui comprerà casa.
Come se fosse scontato. Come se fosse semplice.
Si può essere felici e malinconici? Si può essere in ansia e con il cuore stracolmo di gioia?
Ci rivedremo venerdì. Forse.
Intanto mi manca.
12 novembre 2006
03 novembre 2006
Che fine ha fatto il Tempo?
Che mi succede?
Ho smania di tempo.
Io per indole ragazzino solitario, mi ritrovo giovane adulto senza un solo momento di spazio con me stesso.
Essere fidanzati è stupendo, ma ti ruba anche quei pochi attimi che ti rimarrebbero per te stesso.
Lavoro quasi dieci ore al giorno in una stanza minuscola in cui stanno affollate 16 persone.
L'unico pomeriggio che non lavoro, vado a fare il volontario nel centro per disabili.
Torno a casa e non ho neanche la stanza singola (per quanto adori vivere con mia sorella, e lei lo sa... spero).
Se non rimango a casa vado da Paolo o con Paolo.
E in un baleno la settimana è finita.
Vorrei tornare ad avere tempo inutile.
Vorrei passare ore davanti il pc a giocare come facevo da ragazzino, senza il minimo senso di colpa per il tempo che passa., oppure leggere un libro senza continuamente alzare gli occhi verso l'orologio per paura di staccarmi dalla realtà e "far tardi".
Solo qui in Sicilia ritrovo in parte questa condizione.
Ma cinque giorni sono troppo pochi (e mettiamoci anche che mi manca un poco Paolo).
Devo salutare troppe persone, uscire troppe volte.
E mi sembra che il tempo non basta.
So quale sono i miei desideri, anche se mi vergogno un pò a parlarne.
Quando Milena e Manu si mettono a parlare del futuro dei coinquilini di via Piana, la mia mente vola lontano.
So che è prestissimo per fare questi pensieri, ma convivere con Paolo risolverebbe non pochi problemi nella mia fantasia.
Senza dovermi spostare continuamente da un capo all'altro della città per raggiungere lui, guadagnerei un sacco di tempo.
Inoltre in una casa condivisa da due persone gli spazi per rimanere solo sarebbero molti di più.
So che mi mancherebbe in realtà tornare a casa e non trovare la vivacità delle mie coinquiline, ed infatti al momento non concretizzerei mai questa mia fantasia.
Ma chi può sapere cosa succederà fra un anno?
Ho smania di tempo.
Io per indole ragazzino solitario, mi ritrovo giovane adulto senza un solo momento di spazio con me stesso.
Essere fidanzati è stupendo, ma ti ruba anche quei pochi attimi che ti rimarrebbero per te stesso.
Lavoro quasi dieci ore al giorno in una stanza minuscola in cui stanno affollate 16 persone.
L'unico pomeriggio che non lavoro, vado a fare il volontario nel centro per disabili.
Torno a casa e non ho neanche la stanza singola (per quanto adori vivere con mia sorella, e lei lo sa... spero).
Se non rimango a casa vado da Paolo o con Paolo.
E in un baleno la settimana è finita.
Vorrei tornare ad avere tempo inutile.
Vorrei passare ore davanti il pc a giocare come facevo da ragazzino, senza il minimo senso di colpa per il tempo che passa., oppure leggere un libro senza continuamente alzare gli occhi verso l'orologio per paura di staccarmi dalla realtà e "far tardi".
Solo qui in Sicilia ritrovo in parte questa condizione.
Ma cinque giorni sono troppo pochi (e mettiamoci anche che mi manca un poco Paolo).
Devo salutare troppe persone, uscire troppe volte.
E mi sembra che il tempo non basta.
So quale sono i miei desideri, anche se mi vergogno un pò a parlarne.
Quando Milena e Manu si mettono a parlare del futuro dei coinquilini di via Piana, la mia mente vola lontano.
So che è prestissimo per fare questi pensieri, ma convivere con Paolo risolverebbe non pochi problemi nella mia fantasia.
Senza dovermi spostare continuamente da un capo all'altro della città per raggiungere lui, guadagnerei un sacco di tempo.
Inoltre in una casa condivisa da due persone gli spazi per rimanere solo sarebbero molti di più.
So che mi mancherebbe in realtà tornare a casa e non trovare la vivacità delle mie coinquiline, ed infatti al momento non concretizzerei mai questa mia fantasia.
Ma chi può sapere cosa succederà fra un anno?
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