28 dicembre 2006

Mi Manchi...


25 dicembre 2006

BUON NATALE!!!!


Perchè il Natale può essere anche tempo di affetti sinceri e lacrime di gioia,

e non solo uno spreco collettivo e ritualizzato di soldi!

23 dicembre 2006

Emozioni di un Tempo Passato (Occhi Azzurri)

Ero lì, distratto, seduto ad un tavolino con mia sorella e le sue amiche, sorseggiando una coca cola (il chinotto era finito!), quando l'ho visto entrare nel locale.
Quanti anni saranno passati?
Una dozzina credo.
Ero ancora al liceo, nel periodo dove gli ormoni improvvisamente si risvegliano.
Ho compresso dentro di me quei desideri.
Ho celato al mondo intero il mio ricercare fra la folla i suoi calmi occhi azzurri, e quella sua profonda voce che sembrava rimbombarti nel petto.

Qualcuno me l'ha presentato qualche anno fa.
Non ricordo chi. Non ricordo quando.
Non ricordo neanche il suo nome.
E poi in fondo cosa importa?

Eppure rivederlo questa sera mi ha fatto ripensare ai miei pensieri di un tempo.
E mi sembra sia passata una vita (e forse più di una).

Il liceo è stato tante cose (lo è per tutti, in un modo o in un altro).
Tante cose del liceo si ricordano spesso.
Altre rimangono celate, perchè mai condivise.
E si dimenticano.

I suoi occhi azzurri erano qualcosa che avevo scordato.
C'è così tanta storia da raccontare riguardo al mio liceo e ai "Cuori in Tempesta" (Eos, sai a cosa mi riferisco, vero?), che quegli stupidi batticuori vengono tralasciati.
Eppure c'erano desideri espressi con tanta forza in quei momenti.
Desideri che adesso mi accorgo di aver realizzato.
In altri occhi azzurri.

08 dicembre 2006

Al Mio Ragazzo non piace il Natale

Come si fa a non amare il Natale?
Temo che Paolo passerà quella giornata da solo a Bologna, lontano anche dai suoi genitori.
Ed io mi sento malinconico al solo pensiero.
Vorrei poter essere qui e lì contemporaneamente.
Ma poi non sono certo che lui vorrebbe avermi qui.

Il mio ragazzo ha quasi comprato casa, ma teme potrebbe essere una fregatura.
Eppure quella casa potrebbe diventare il luogo dove vivere insieme.

Il mio ragazzo deve portare il suo cane dal veterinario affinchè venga operato.
E si sente in colpa per questo.

Il mio ragazzo è preoccupato per la vecchiaia dei suoi genitori.
Sopratutto dopo che suo padre è finito in ospedale per una settimana.

Il mio ragazzo è in ansia per ogni progetto universitario che lo vede coinvolto.
I giorni prima è inafferrabile.

Io sento di non riuscire ad essergli vicino in nessuno dei suoi piccoli o grandi problemi.
Non so come era Paolo prima di conoscere me, ma mi chiedo spesso se lui adesso sia un pò più felice di prima.

"Io non sarò mai una persona serena." mi disse poco tempo fa.

Io vorrei solo insegnarli ad amare il Natale.
Vorrei vederlo sorridere più spesso.
Vorrei essere il protagonista di uno di quei filmetti romantici dove qualcuno riesce a portare del colore nella vita del proprio amato.

Vorrei solo sentire dirmi: "Grazie."

29 novembre 2006

BUON COMPLEANNO... A MEEEEE!!!!!


E anche la TORTA a MEEEEE!!!!!

18 novembre 2006

Una Serata Orrenda Fa Capire Molte Cose (...forse)

E' triste ritrovarsi in mezzo ad una dozzina di sconosciuti e chiedersi: "Cosa diamine ci faccio io qui?!".
E non importa neanche dove si vorrebbe essere (fra le braccia del proprio ragazzo, con gli amici di una vita, con tua sorella e le tue coinquiline, insieme alla famiglia, con chiunque ti conosca e voglia bene, anche da solo a casa a leggere un buon libro... OVUNQUE MA NON LI'!!!).

Serata di merda.
Pensavo di uscire e trovare un pò di faccie conosciute, ed invece (non ho ancora ben capito come) ero davvero "l'elemento che non c'entra" di quella comitiva di persone.
Ma il problema non sono loro, ma io.

Non capisco cosa mi succede.
Dopo due anni trascorsi a conoscere continuamente gente nuova in maniera più o meno superficiale, adesso all'improvviso torna in me quel desiderio di rapporti saldi e sicuri.

Non ho nessuna voglia di interagire con sconosciuti.
La chiamerei la mia "fase orso", ma è molto di più di questo.

Lasciando la Sicilia, sentii il bisogno di riplasmare la mia identità.
In una città nuova dove nessuno mi conosceva avevo la possibilità di essere qualunque cosa, di rompere gli argini che anni e anni di amicizia creano.

Passano gli anni e tu cresci. Accadono cose e tu cambi.
Ma chi ti conosce da una vita, si aspetta che tu rimanga sempre identico a te stesso.
Bologna mi ha dato la possibilità di scardinare queste certezze.
Così è stato.

Eppure adesso torna prepotente il bisogno di ritrovare dei confini a ciò che sono.
Solo le persone che ti conoscono bene ti possono permettere di farlo.
L'indeterminatezza di questi anni bolognesi è stata affascinante, ma anche parecchio stancante.

Non ho più alcun desiderio di conoscere persone nuove. Non adesso.
Mai come adesso mi manca casa. Mi manca più adesso che due anni e mezzo fa quando decisi di spiccare il volo.
Mi mancano i miei genitori, mio fratello, i miei amici (quelli di sempre).

Ho passato cinque giorni in Sicilia poco tempo fa.
Ho riso con Aurora e Luna.

Ho riso con i Patriarchi.
Ho riso con i Creminoidi.
Ho riso con la mia famiglia.
Con loro non dovevo mettermi alla prova. Non dovevo dimostrare nulla di me.
Ero semplicemente quello che mi andava di essere in quel momento.

Uscirò meno in questo periodo.
Ho preso questa decisione.
Smetterò di sforzarmi di uscire anche se non ne ho voglia (come questa sera).
Fare questa scelta mi rende più sereno.

Rimane l'incognita Paolo.
Come prenderà questa mia "fase orso"?
Ma io non voglio sentirmi colpevole per ciò che provo.
Non devo rendere conto a nessuno di ciò che riguarda solo me. Neanche a lui.

Domenica Paolo torna a Bologna.
Dopo 11 giorni che non ci vediamo.
Ho così tanta voglia di vederlo che mi si stringe il cuore al pensiero.

13 novembre 2006

Quando lui soffre...

Io e Paolo siamo già stati distanti in passato. Per parecchio più tempo.
40 giorni. Quest'estate.
E' stata dura, si, sopratutto all'inizio.
Ma adesso è diverso.

Paolo mi manca.
Ed è inutile cercare mille ragioni al mio malumore (nostalgia di casa, nostalgia degli amici, voglia di rimanere da solo, il freddo, bisogno di più tempo per me stesso, mal di stomaco da post-Cioccoshow, ecc...).
Devo accettare questo periodo un pò "così".

Paolo è lontano. E sta male.
Ed io non mi sento all'altezza di essergli d'aiuto. Mi sento impotente.
Suo padre è malato, e lui è pieno di paure.

So che quando lo rivedrò quest'ansia passerà.
Come è già accaduto mercoledì scorso.
Un'unica sera insieme. Solo nostra.
Abbiamo riso. Tanto.

Parlavamo di altri e lui parlava di Noi.
Io scherzavo e lui mi ha parlato di andare a vivere insieme appena lui comprerà casa.
Come se fosse scontato. Come se fosse semplice.

Si può essere felici e malinconici? Si può essere in ansia e con il cuore stracolmo di gioia?

Ci rivedremo venerdì. Forse.

Intanto mi manca.

12 novembre 2006

CIOCCOSHOW!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




Cioccolato, GRAZIE DI ESISTERE!!!!!!!
(...sono ingrassato di almeno 2 chili!)

03 novembre 2006

Che fine ha fatto il Tempo?

Che mi succede?
Ho smania di tempo.

Io per indole ragazzino solitario, mi ritrovo giovane adulto senza un solo momento di spazio con me stesso.
Essere fidanzati è stupendo, ma ti ruba anche quei pochi attimi che ti rimarrebbero per te stesso.
Lavoro quasi dieci ore al giorno in una stanza minuscola in cui stanno affollate 16 persone.
L'unico pomeriggio che non lavoro, vado a fare il volontario nel centro per disabili.
Torno a casa e non ho neanche la stanza singola (per quanto adori vivere con mia sorella, e lei lo sa... spero).
Se non rimango a casa vado da Paolo o con Paolo.
E in un baleno la settimana è finita.

Vorrei tornare ad avere tempo inutile.
Vorrei passare ore davanti il pc a giocare come facevo da ragazzino, senza il minimo senso di colpa per il tempo che passa., oppure leggere un libro senza continuamente alzare gli occhi verso l'orologio per paura di staccarmi dalla realtà e "far tardi".

Solo qui in Sicilia ritrovo in parte questa condizione.
Ma cinque giorni sono troppo pochi (e mettiamoci anche che mi manca un poco Paolo).
Devo salutare troppe persone, uscire troppe volte.
E mi sembra che il tempo non basta.

So quale sono i miei desideri, anche se mi vergogno un pò a parlarne.
Quando Milena e Manu si mettono a parlare del futuro dei coinquilini di via Piana, la mia mente vola lontano.

So che è prestissimo per fare questi pensieri, ma convivere con Paolo risolverebbe non pochi problemi nella mia fantasia.
Senza dovermi spostare continuamente da un capo all'altro della città per raggiungere lui, guadagnerei un sacco di tempo.
Inoltre in una casa condivisa da due persone gli spazi per rimanere solo sarebbero molti di più.

So che mi mancherebbe in realtà tornare a casa e non trovare la vivacità delle mie coinquiline, ed infatti al momento non concretizzerei mai questa mia fantasia.

Ma chi può sapere cosa succederà fra un anno?

29 ottobre 2006

Frammenti Disordinati di Pura Gioia

Mattinata stiracchiata, sonnacchiosa, gradevole.
Sabato mattina e il mondo corre più lento. Vicolo stretto intriso della Bologna di un tempo, come se all'improvviso io e Paolo fossimo stati catapultati in una borgata antica.
Rido del tipo strano che ripara biciclette, che con quel suo dialetto bolognese regala perle di saggezza. Rido di Paolo che si improvvisa suo aiutante, sporcandosi di grasso quelle sue piccole mani bianche.

"Dodici persone" penso.
Come gli apostoli di Gesù. Rido di me stesso. Non riesco proprio ad immaginarmi nel ruolo di "capo" di dodici persone.
Ma Paolo crede che ne sarò capace. Dice che per me sarà una interessante prova.
Nelle prossime settimane comincerò davvero a fare il "capo". Eh eh!

I suoi piedi.
Li sento ogni notte che dormiamo insieme. Lui appoggia le piante dei piedi delicatamente sui miei polpacci, quasi a cercare un sostegno, una base sicura dove sorreggersi mentre dorme.
Quel contatto costante è solo sublime gioia.

Le mie mani.
Risvegliano in lui ricordi celati, come un velo che si lacera all'improvviso.
"Hai le mani come le aveva mio fratello. Io non ricordavo che mani avesse, ma appena ho visto le tue mani è come se le avessi riconosciute!"
Forse mi spaventa avere le mani di suo fratello morto.
Da oggi però per assurdo amo un pò di più le mie mani.

Ritmo che ti entra nei muscoli, e ti vien voglia di ballare.
Poi ti guardi intorno e l'età media dei presenti è sopra gli ottanta anni!
Ma lei è lì, accanto a me, bellissima. Con quella bambina che le balla in braccio. Lei ride, e il suo sorriso è pura gioia. Ed io sento davvero di volerle bene.
Come è successo non lo so, ma ho una nuova Amica nella mia vita.

Presto tornerò in Sicilia.
Il cuore batte più forte a quel pensiero. Poche settimane fa credevo che tornare sarebbe stato un modo per consolarmi della fine della mia storia. Adesso tornare è solo tornare.
Paolo è ancora accanto a me. Anche se adesso il mio cuore è un pò più spaventato.

La sua risata quando faccio lo "scemo".
"Perchè hai passato a tutti il tuo raffreddore, ma a me no?"
"Perchè ti voglio bene!"
Lui sorpreso dalla mia risposta, ride.
"Sei così scemo, che quasi ti credo!"

19 ottobre 2006

Come sto?

Se qualcuno in questi giorni mi chiede "Come stai?", per educazione rispondo "Tutto bene. Grazie. E tu?". Ma se dovessi rispondere sinceramente, non saprei davvero cosa dire.

Sto male?
Boh... non credo. Il mio ragazzo mi ha detto che ha dei dubbi sui sentimenti che prova per me, ma DI FATTO stiamo ancora insieme, passiamo felicemente del tempo insieme, lui è tenero e premuroso come al solito. Nulla sembra mutato. DI FATTO io sono ancora fidanzato con il ragazzo di cui mi sono innamorato. Come potrei allora stare male?

Sto bene forse?
Hummm... no, neanche questo. Il mio ragazzo mi ha detto che ha dei dubbi sui sentimenti che prova per me, ma CIO' NONOSTANTE stiamo ancora insieme. Non posso piangerne la perdita o accettare la fine di questa storia, ma non posso neanche viverla pieno di gioia come succedeva in Sardegna. Da allora nulla sembra mutato. CIO' NONOSTANTE io non sono più certo di volere essere fidanzato con il ragazzo di cui sono innamorato. Come potrei allora stare bene?

Momenti.
Ci sono momenti in cui ogni cosa mi sembra possibile.
Stiamo così bene quando passiamo del tempo insieme che lui non può non accorgersi che vuole DAVVVERO stare con me.
Ci sono momenti in cui il futuro mi sembra grigio.
Forse DAVVERO non sono la persona adatta a lui e questo non è altro che un lungo epilogo... un lungo ed estenuante addio.

Così mi resta solo una scelta al momento.
La peggiore di tutte.
Vivere l'attimo.

Ho sempre disdegnato questa scelta, perchè dimenticarsi di passato e futuro impoverisce la vita.
Ma al momento è l'unico mezzo per sopravvivere.
E lo userò.

Almeno per un pò.

12 ottobre 2006

Parole come un Peso sul Cuore

Che non scenda mai la sera.
Perchè è in quei momenti che le sue parole tornano a fare male.
Le sento come se fossero qualcosa di fisico che preme dall'alto sul cuore.
Così bisogna arrivare alla sera stanchissimi, e addormentarsi prima che la malinconia si faccia sentire.

Lui non riesce a capire se le sue resistenze a lasciarsi andare nel nostro rapporto dipendano da lui e da come è fatto, o più semplicemente dal fatto che non è innamorato di me.
Forse se accanto a lui ci fosse una persona diversa, lui avrebbe già messo da parte tutti i suoi meccanismi di difesa.
Forse.

Ed è quel forse a lasciarmi così... sospeso... fra l'essere o il non essere una coppia.
Stiamo insieme. Ancora.
Ma temo che questa storia stia per finire.
Eppure non posso neanche piangerne l'epilogo, perchè stiamo ancora insieme, perchè esiste quel dannato "forse".

Il suo treno in ritardo di un'ora.
"Tu eri lì, da un'ora ad aspettarmi. E mi hai accolto con un sorriso tutto gentile. Avrei voluto litigare con te per questo, ma non ne avevo motivo perchè tu eri così carino. E questo mi faceva ancora più rabbia!"
La sua rabbia verso la mia disponibilità mi spaventa. La rabbia senza senso implica una stanchezza verso di me.
Proprio adesso che io poco a poco mi accorgevo di essere innamorato di lui.

Avrei voluto piangere quella sera.
Se non davanti a lui, almeno con mia sorella e Milena, appena tornato a casa.
Non ho pianto. Non piango mai.

Ci siamo sentiti in questi giorni, come se nulla fosse accaduto.
Lui ha parlato di "normali problemi di coppia". Io non sono certo che sia così, ma non ho detto nulla. Non ho più voglia di dire nulla.
Lui ha annullato tutte le parole, le mie e le sue. Le parole belle che mi aveva detto fino a due settimane fa. Con un gesto distratto e crudele ha spazzato via tutto.
E mi ha lasciato solo con queste parole pesanti.

Poi mi ha detto: "Promettimi che non avrai paura. Non ho intenzione di lasciarti."
Buffo e assurdo.
Che senso ha continuare se ci sono tutti questi dubbi?
E come faccio io a non avere paura?

Poi ieri sera magicamente il peso sul cuore è scomparso.
Non me ne sono accorto subito. Ero lì, in discoteca con mia sorella, Mare e Anne, e non sentivo più dolore.
Per un pò ho cercato quel peso, come quando ci accorgiamo che una spina che ci faceva male è scomparsa, e con gusto morboso guardiamo per terra in cerca della causa del nostro passato tormento.
Ma io so che il mio peso non è scomparso, anche se non riesco più a trovarlo.
Non so perchè.

Forse dopo aver passato un'intera giornata a pensare a come sarebbe la mia vita senza di lui, mi sono accorto di avere abbastanza forza per affrontare tutto questo.
Forse credevo di essere innamorato più di quanto lo sia realmente, e per questo il dolore della perdita è scomparso in fretta.
O forse... forse dentro di me è rinata misteriosamente la speranza che ancora questa storia non sia giunta all'epilogo.

Forse ho cercato spiegazioni alle sue parole dure, e mi sono fatto coraggio.
Forse non è la storia più semplice di questo mondo, ma forse vale ancora la pena di lottare.
Non voglio questa storia "a tutti i costi", ma arrendermi adesso mi sembra un atto di codardia.
E poi sento di essere abbastanza "forte".

Così ci sono tutti i suoi "forse" e tutti miei.
Questo fine settimana lo passeremo insieme.
Voglio capire se riesco ancora a sentire di star bene con lui.
Non mi arrendo. Non ancora.

E adesso i ringraziamenti.

Grazie a Manu e Milly, che sono state l'abbraccio di cui avevo bisogno quando lo sconforto ha preso il sopravvento.
Grazie alla mia collega/amica croata, che mi ha ascoltato in questi giorni, non risparmiandomi il suo punto di vista, anche quando poteva far male.
Grazie a Mare e Anne, che non sapevano nulla del mio dolore (a meno che quella pettegola di mia sorella non abbia già spifferato tutto! Eh eh!), ma che sono stati il mio sorriso ieri notte.
Grazie ai miei colleghi di lavoro, a cui non ho raccontato molto, ma che hanno "sentito" il mio tormento e sono stati un luogo comodo dove riposare durante il giorno.
Grazie a mio padre e mia madre, che goffamente hanno cercato di darmi consigli su una storia che ancora non riescono del tutto ad accettare.
Grazie ai miei amici nisseni, che non sanno ancora nulla, ma pensare che loro mi starebbero vicino se mai questa storia dovesse finire mi ha dato coraggio.
Grazie a quel conoscente amico di Paolo, che mi ha detto una serie di banalità sui problemi di coppia, ma che era proprio ciò che dovevo sentire in quel momento.
Grazie anche al mio guru acido. Assurdamente ho pensato a lei quando ero così nervoso, da voler essere acido con tutti e tutto per sfogare un pò la mia frustrazione!
Grazie agli sconosciuti e alle loro vite che mi scorrono attorno, ridimensionando i miei "drammi personali" come parte di tante altre storie.

Oggi sono un pò più sereno.
Domani è storia ancora da narrare.

05 ottobre 2006

Nuovi Ruoli. Nuovi Equilibri

Negli ultimi mesi molte cose nella mia vita sono (ancora una volta!) cambiate.

Sto vivendo la mia prima relazione seria (e direi che non è poco).
E tutto è nuovo.
Ogni giorno che passa è un'emozione inaspettata, un ostacolo da superare, un sentimento da comprendere.
Ogni giorno aggiungo un tassello in più a ciò che significa "stare in relazione".
Quante volte ho già cambiato il mio essere in relazione con Paolo?
In questo momento sto scoprendo come vivere con un ragazzo che è sotto stress per una sua prova importante. Sto cercando di scoprire quale il modo più "idoneo" per essere il suo fidanzato in questa fase delicata.

Ho cambiato ruolo a lavoro.
Sono salito di grado, ricoprendo da circa una settimana la parte del "tutor".
Non sono più uno fra gli altri.
Ho più responsabilità, ma anche un lavoro più vario e movimentato.
Arrivo stanchissimo a sera, ma soddisfatto.

E' mutato il mio rapporto con la mia collega/amica croata.
Una serie di motivi ci hanno distanziato un pò.
Lei lo sente. Io lo sento.
Ma non ne parliamo mai esplicitamente.
E' un momento, lo so. E sono felice per lei.
Ma un pò mi manca.

Ho quasi completamente smesso di uscire con il gruppetto di amici dell'anno scorso.
Ho smesso di far parte di quella che l'anno scorso era la mia "comitiva".
Domani sera uscirò a cena con loro. Ma non sarà lo stesso.
Nuovi equilibri.
Faranno mille battutine su Paolo e sul fatto che una volta fidanzato sono scomparso.
E' vero, ma non per il motivo che loro credono.
Semplicemente ci sono periodi che ti va di fare certe cose, e poi non più.

Esco meno la sera (a parte le serate in disco con Mare!).
Per un pò ho cominciato ad uscire con i miei colleghi, poi anche quello è cambiato.
Esco meno la sera, ma stranamente non mi manca. Non in questo momento.

Passo più tempo con mia sorella e le mie coinquiline.
So che con loro anche solo rimanere a casa una sera significa "stare bene".

A breve inizierò la scuola di specializzazione.
Tornerò a studiare ciò che ho sempre amato.
Tornerò nel ruolo di studente. Ancora una volta.
Dopo anni ormai che non lo sono più.

Devo essere sincero con me stesso.
Oggi la mia vita mi piace.
Ho cambiato ruoli, equilibri, ritmi e persone.
Ho cambiato la mia quotidianeità.
Ed in questo momento mi sembra che ogni cosa sia al suo posto.
Presto o tardi stravolgerò ancora la mia vita, lo so.
Quando mi sarò stancato anche di questo.
Ma non adesso.

01 ottobre 2006

Compromessi... funziona così, no?

Ma certo che funziona così!
Basta con tutte queste lamentele!
Oggi volevo Paolo tutto per me solo perchè non ci vedevamo da una settimana.
Lui mi ha dedicato circa tre ore a pranzo per conoscere i miei migliori amici, ma io non ne avevo abbastanza.
Avrei voluto vederlo anche questa sera. Anche se so che lui deve studiare.

Egoista.
Ingordo.
Capriccioso.
Ecco quello che sono.

Compromessi.
Lui è stato più furbo di me e ha trovato il compromesso adatto.
Questa sera niente, ma la serata di domani sarà tutta per me.

I dubbi ci sono ancora. Ovviamente.
Frulla nella testa il timore che si stia "stancando" di me.
Fisicamente. Mentalmente.
Ma so che questi dubbi sbiadiscono quando lui mi abbraccia.

Quindi basta macerarsi.
Aspetterò Domani.

30 settembre 2006

Luuuuuuuuuuunga Giornata

Sono un pò stanco.
Fortuna che la serata con i colleghi è stata simpatica.

Oggi sento Paolo distante.
Non so perchè proprio oggi.
In queste settimane ci stiamo vedendo poco, causa sue varie trasferte per lavoro.

Oggi avevo bisogno di sentirlo vicino.
Ho atteso quella telefonata. L'ho immaginata per tutto il giorno.
Doveva essere una telefonata calda, rassicurante, una telefonata in grado di scacciare la stanchezza di una giornata troppo lunga.

Dieci ore di lavoro con addosso un raffreddore che punta minacciosamente verso l'influenza.
Una collega che da un giorno all'altro decide di partire per la Francia.
Un'altra collega che vedo felice... ma oggi improvvisamente (ed egoisticamente) distante.
E pensare che quando le parti erano invertite, io pensai che lei esagerava un pò.
Una proposta a lavoro che lusinga, ma confonde.
E sopra a tutto il bisogno di lui.

Ma lui non c'è.
Mentre gli parlo della mia giornata, lui pensa al suo cellulare che forse funziona male.
Io sono stupito... forse anche un pò incazzato.
Perchè so che se ciò che gli racconto nel suo modo di vedere non ha molta importanza, allora neanche mi ascolta. E questo mi fa andare in bestia.

La verità.
La verità è che io non sono in grado di gestire un rapporto a distanza.
E mi dispiace per tutte le coppie che si vedono raramente. Io non ne sarei capace.
Quei due minuti giornalieri al telefono mi fanno più male che bene.

Ho voglia che passi questo periodo, per capire se c'è veramente qualcosa che non va, o se è solo la distanza che ingigantisce i problemi.

28 settembre 2006

Il Capitalismo delle Faccende Personali

Oggi parlavo con un amico in messenger, e questa frase è nata all'interno di un lungo discorso.

Viviamo in un epoca bizzarra.
In tv ci propinano di continuo invasioni nella sfera personale altrui (il reality show ne è l'esempio massimo), ma nello stesso tempo viviamo al tempo dell'imperversante "legge sulla privacy".
La gente è impazzita.

Cosa c'è di tanto importante nel custodire gelosamente le proprie emozioni, le proprie storie, ciò di cui potremmo essere narratori in prima persona?
Perchè questa lotta continua in difesa dei propri "segreti"?
Le sensazioni forse perdono qualcosa nel divenire "storie condivise"?

Le persone si arrabbiano, graffiano, urlano, se scoprono che un amico ha tradito il "segreto".
Si sentono nude, sporche, indifese, se scoprono che qualcuno di nascosto sta parlando della loro vita.

Ed io che per tanti anni sono stato obbligato a celare un segreto, invidio e provo rabbia verso tutti coloro che con tanto accanimento portano avanti lo slogan "CHI SI FA I FATTI SUOI CAMPA CENT'ANNI!!!".

Ma questa chiusura verso gli altri, non porta forse verso l'isolamento?
Non viviamo già in un'epoca di profonde solitudini?
Che bisogno c'è di nuove barriere?

Io ascolto storie.
Io racconto storie.
Io invento storie.
In quest'epoca sono chiamato "pettegolo".
Altrove sarei stato uno storyteller, un bardo, un cantastorie.
Che sia nato nell'era sbagliata?

Comunismo, quindi, gente!
E non solo della proprietà privata.
Comunismo delle emozioni.

25 settembre 2006

Attimo in Transito


All'improvviso ho di nuovo voglia di scrivere.
Urgentemente.
Troppo a lungo ho trascurato il blog. Troppe cose non ho raccontato.

Eppure è tardi.
Sono appena tornato da un weekend passato a Milano. E dovrei dormire.
Non scriverò molto.

Metterò una foto.
Me l'ha scattata Paolo in Sardegna.
Era il tramonto romantico che gli avevo chiesto.
Ero felice.

Dopo la Sardegna c'è stata una settimana di burrasca.
Il tempo di riabituarci alla realtà fuori dal paradiso che è stato per noi due la Sardegna.
Adesso le cose vanno di nuovo bene.
Almeno credo.
Io sto sicuramente bene, anche se Paolo è sotto stress per altri motivi.
E quindi non è sempre di buon umore.

Mi sono iscritto alla scuola di specializzazione in psicoterapia.
Tornerò a fare le cose che amo.
Non mi sembra vero.

Mi sento sereno. Forse felice.
Vorrei trattenere questo attimo.

09 settembre 2006

Di Getto

Non dovrei scrivere questa sera.
Non sono di ottimo umore, e mi ero prefissato che nel prossimo post avrei parlato della Sardegna.
Troppe parole sono state dedicate in questo blog alla malinconia.
La felicità pretende il suo spazio.
Eppure questa sera non riuscirei a parlare della Sardegna.

La verità è che in questo momento mi sento un pò soffocare, e mai avrei creduto di provare una tale sensazione.
Non sono abituato a rendere conto della mia vita a qualcun altro (sopratutto a qualcuno che sembra sempre così certo su quale sia la cosa "giusta" da fare in ogni momento).

Questa sera avevo voglia di rimanere in casa da solo.
Ho passato l'intera giornata in giro con mia sorella, il suo ragazzo e una delle mie coinquiline.
Così questa sera approfitto un pò della ritrovata solitudine per scrivere, leggere, guardare un film.

Ma Paolo non è d'accordo.
Lui lontano kilometri (è tornato a casa dai suoi per 4 giorni) sembra sapere con certezza cosa dovrei fare io questa sera.
Dovrei uscire. C'è tempo domani per studiare.
Andare con mia sorella, andare con Fulvio, andare con le mie coinquiline.

E all'improvviso non sono più così contento di restare in casa da solo.
Mi sembra quasi di sbagliare. Torna quella sgradevole sensazione, che ormai credevo di aver scacciato da tempo.
All'improvviso non uscire una sera torna a voler significare che sono uno "sfigato"!

Un rapporto di coppia dovrebbe farti star bene.
Dovrebbe tirarti su quando sei infelice, e non renderti cupo in una giornata di sole.
Perchè Paolo sta cercando di modificare la mia vita?
E perchè io non ho il coraggio di fermarlo?

So che (in parte) lui lo fa per me, perchè vorrebbe vedermi felice.
Ma sento che c'è una parte di egoismo della sua "preoccupazione". Sento ancora le sue parole di quella sera. Lui sente il peso di aver stravolto la mia vita sociale, così si impegna per ricrearmela, per riportarla al preciso punto del nostro incontro.
Ma io sono stanco di sentire il peso delle sue paure, e di divenire ai suoi occhi l'unica causa dei nostri problemi di coppia.

In fondo io ho sempre parlato male di quelle coppie dove il ragazzo impediva alla ragazza di uscire la sera se lui era distante. Paolo fa l'esatto opposto, ma in fondo è lo stesso.
Paolo pretende che io esca se lui non c'è, per non sentire il peso di essere l'unica persona della mia vita.

E CHE PALLE!

Ho scritto queste parole di getto in un momento di sconforto.
Domani me ne pentirò.

06 settembre 2006

Work In Progress


Lo so, lo so!
Prometto che al più presto tornerò operativo al 100%, aggiornandovi sulla mia vita.
Ma al momento è tutto un casino. Aspetto un attimo di respiro.

18 agosto 2006

Poco Più di 24 Ore

Così mi ritrovo qui.
Dopo che i famosi 40 giorni sono trascorsi.
Fra poco più di 24 ore rivedrò Paolo.

Ho scritto poco sul blog in questo mese e mezzo, come se temessi che ogni parola sarebbe stata destinata a questo distacco. Anche se so che la mia vita, le mie emozioni non sono solo LUI.

Ho fatto cose in questo mese e mezzo.
Ho detto parole, ho incontrato persone, ho pensato pensieri.
E Paolo era sempre sullo sfondo.

Ho fatto sesso con lui in sogno molte volte, ma lui aveva sempre facce diverse.
Non trovo il suo volto nei miei sogni. E le foto non aiutano il ricordo.

Rammento ancora un tempo dove Paolo era la mia quotidianeità.
Era le mie serate al cinema, era il corpo caldo accanto a me mentre dormo, era la telefonata quotidiana.
Quaranta giorni sono troppi. Sopratutto se neanche la sua voce mi è concessa.

"Temo di non riconoscerti all'aeroporto!" ha detto lui scherzando.
Ma è la verità.

Paolo è il mio ragazzo, ma quello che ho provato per lui in questo tempo distante è reale o solo conseguenza della distanza?
A volte mi si stringe il cuore se penso a lui ed emergono folli fantasie di raggiungiurgelo ovunque egli sia.

Stiamo insieme da 5 mesi, ma due li abbiamo passati distanti.
Non voglio più sperimentare questa assenza.

Anche sua madre è preoccupata al pensiero che per tanti giorni neanche ci siamo sentiti.
"Ma state ancora insieme?" gli ha chiesto in ansia.
E lui si è arrabbiato a questa domanda, come a difendere la realtà di questa "storia".

Ha fatto capolino nella mia vita ancora una volta il ragazzo francese, come se avesse la consapole volontà di crearmi confusione con le sue parole.
"Ho provato gelosia quando ti ho visto insieme a Paolo qualche mese fa."
Adesso è lui ad essere geloso di me, a dirmi che mi considera un suo ex ragazzo.
E, DANNAZIONE!, questa cosa dopo due anni non riesce ancora a lasciarmi indifferente.

So che quello che provo verso Paolo non è minimanente paragonabile alla storiella con il francese, ma ogni emozione che ancora sopravvive mi sembra quasi un piccolo tradimento al mio ragazzo.

So che è normale. So che il cuore non si spegne a comando e che le emozioni si vivono contemporanemente e non una per volta.
Ma una parte di me resterà adolescente per sempre, rinnegando ostinatamente le sfumature della vita.

Ho solo voglia di rivedere Paolo, di sentire le sue braccia, di toccare la sua pelle, per testare la sua concretezza.
Per dirlo con parole del mio "guru" Tiziano Ferro;
"Non basta più il ricordo, Ora voglio il tuo ritorno... "

Dopo potrò pensare al mio futuro, alle scelte per il mio lavoro, alla casa, ai miei nonni che invecchiano e non so come aiutare, agli amici distanti e a tutto il resto.
Dopo 40 lunghi giorni di attesa PRETENDO una settimana da sogno.

06 agosto 2006

Colorando la mia Vita

Ieri sera mi vestivo per uscire con mia sorella e le sue amiche, e mi ha colto un bizzarro pensiero.
Quando ero adolescente (che brutto usare il passato! Io sarò adolescente A VITA!!!), avevo la tendenza a vestirmi con colori smorti (marrone, blu scuro, nero, ecc…).
Poi crescendo (evolvendo) ho deciso di cambiare “look” e nel tempo ho cominciato via via ad indossare colori sempre più sgargianti, arrivando anche al giallo shocking (che tanto ama una certa mia collega croata, vero?).
Ieri sera mi vestivo, e mi è tornata in mente una frase di Paolo riguardo la mia biancheria intima.
Mi sono reso conto che porto SEMPRE calzini e mutande nere o al massimo grigie.
E’ strano.
Ho cambiato le mie apparenze (da ragazzo cupo e perennemente depresso al ragazzo che sorride sempre), ma mi chiedo quanto io sia cambiato nell’ “intimo”, nel profondo.
Ieri sera sono uscito con le amiche di mia sorella, e mi chiedevo come mai TUTTI in quel gruppo sanno di “me”, mentre nella MIA comitiva ancora una larga parte ne è all’oscuro.
E’ un paradosso.
Lo sanno tutti gli amici di mia sorella, lo sanno le mie coinquiline, lo sanno i miei colleghi di lavoro e tutti i nuovi amici che mi sono fatto a Bologna. Eppure non tutti nella mia comitiva di una vita lo sanno ancora.
Da quando sono a Caltanissetta mi sento un po’ asociale, ma so cosa è in realtà. Non ho più la pazienza che avevo un tempo. Non riesco più a passare un’intera serata con persone che non sanno della mia omosessualità.
Non che io ci tenga alla pubblicità, ma mi rendo conto che basta una mezza frase di un amico del mio migliore amico riguardo ai “froci” per farmi sentire a disagio, con il desiderio di essere altrove.
Perché la STESSA frase detta da chi sa ha un suono diverso da quella pronunciata da chi non sa.
Così per assurdo è stato piacevole sentire qualche settimana fa il neo sposo che mi dice: “Tu che sei pettegolo e per giunta una checca, riferiscici tutte le opinioni sul nostro matrimonio che hai carpito durante la cerimonia!”.
Ho cambiato i miei vestiti, insomma. Ho cambiato la mia vita.
Ma quando riuscirò DAVVERO a cambiare me stesso
?

05 agosto 2006

Ancora Parole non mie...

...che risuonano nella mente. Soprattutto adesso.

"E parlerà il destino e ciò che dice
È che da poco già ti guarda Alice
E forse ti dirà ciò che non sai ancora
E quello che non sa lo imparerà da ora
E parlerà il destino, già lo dice
che basta poco e già sarà felice
e quello che tu non le hai detto già risuona
nel suo futuro perché non è tempo ancora
nessuno è solo finchè di notte
anche lontano ha chi non dorme
per pensare a lui...e penserai a lei ancora
rimani e pensa a questa notte
a quelle cose dette e fatte
a tutto il tempo ancora senza rimpianti
che avrai davanti insieme a lei
e forse non sarà come credevi
perché sarà anche meglio di ciò che speravi
e te ne accorgerai ovunque guarderà
sta già iniziando da stanotte
la vita ora la abbraccia forte
e anche a te perché più la ami
più lei poi... ti amerà...
E parlerà il destino e ciò che dice
È che da poco già ti guarda Alice"
T. Ferro

31 luglio 2006

Stesso Nome, Altre Storie

In questi giorni di ozio nisseno ho letto il diario di mia nonna.
C’è tutta la sua vita dentro.
Fra le altre cose ho letto di come è nato il suo amore per mio nonno Paolo, e solo allora mi sono accorto di questa buffa coincidenza.
Cosa hanno in comune una ragazzina diciassettenne eterosessuale vissuta nei primi anni del 900 con un mezzo adulto gay di quasi 30 anni che vive all’inizio del 2000?
Solo lo stesso nome. Paolo.

Ho scoperto che si amava in modo diverso un secolo fa.
Anche ciò che si ritiene universale si adatta in realtà alla società in cui si vive.
Mia nonna vide per la prima volta il suo Paolo per strada in piazza durante una passeggiata insieme la sua famiglia. E senza neanche scambiarsi una parola già sapeva che la sua vita sarebbe cambiata, perché “debbo confessare che quel giorno è stato l’ultimo che ho potuto trascorrere nell’assoluta spensieratezza. La notte non ho potuto chiudere occhio e da tutto ciò ho potuto comprendere che si stava iniziando per me una nuova vita.”
Senza mai rivolgersi parola per mesi e mesi il loro sentimento reciproco cresceva, tanto da toglierle interesse per tutto il resto.
Ma solo due anni dopo (DUE ANNI!!!) sono riusciti a darsi il loro primo bacio. Era la seconda volta che rimanevo da soli (la prima non avevano neanche parlato!).
“Quella sera ho ricevuto il suo primo bacio, giurandoci eternamente che quest’Amore non doveva subire la qualsiasi piccola ombra nel nostro futuro e qualunque cosa avvenisse i nostri cuori dovevano rimanere indissolubilmente uniti, finanche oltre tomba.”
Ed era la prima volta che parlavano da soli?!?!

Noi dobbiamo conoscerci prima di amarci. Convivere prima di sposarci.
E anche allora non ne siamo certi. Capire se quella è la persona giusta è un’impresa lunga e laboriosa. Prima di “lasciarsi andare” dobbiamo essere certi di avere sempre pronta una rete di salvataggio.
Quattro mesi che io e il mio Paolo stiamo insieme, e di baci ne abbiamo dati e ricevuti parecchi (e anche cose che mia nonna a quell’età non avrebbe neanche potuto immaginare), eppure la frase più intensa che ci siamo scambiati è stata un sentito “Ti voglio bene!”.

Ho ascoltato molte storie in questi pochi giorni.
Ho ascoltato storie di amori.
Ho ascoltato alcune storie tristi e poche felici.
E il mio “amore in bilico” mi sembra ancora più complesso da realizzare.

Per indole cerco di non fare mai paragoni.
Ogni storia, ogni vita è diversa.
Ma mentre ascolto parole altrui, alcuni frasi risuonano dentro con cupo fragore.

C’è chi mi ha detto: “Quando sono con lei, non devo forzarmi e sento di poter essere totalmente naturale.”
Io no.
Dopo quattro mesi non mi sento del tutto a mio agio con Paolo, come se ancora dovessi dire o fare la cosa giusta per raggiungere infine il suo cuore.

Paolo è persona complessa. Questa storia lo è.
Lui è entrato con pesantezza nella nostra relazione (così mi ha scritto qualche giorno fa).
Ed io ne risento di conseguenza.

C’è chi ha detto che da poco tempo ha festeggiato i primi 5 mesi di relazione e già pensa di andare a convivere.
Dopo circa 4 mesi con Paolo ancora non abbiamo neanche una data certa da festeggiare.
Come si fa a stabilire il giorno in cui una storia nasce?
Forse il giorno del primo bacio?
Ma se una storia nasce quando scatta un sentimento di appartenenza, allora il nostro primo bacio non aveva quella forza.
Il primo bacio era bisogno di rassicurazione condito da ormoni ed entusiasmo.
L’appartenenza è arrivata con il tempo, gradualmente.

Io sono persona complessa. Questa storia lo è.
Sono entrato nella nostra relazione con l’idea che ogni evento debba avere un senso.
Ma come un cane che si morde la coda, finisco per restare incastrato a volte in contorsioni mentali, coinvolgendo anche lui nel mio delirio.

C’è chi litiga e discute di continuo, e ciò nonostante non si perde (in un modo o nell’altro), perché l’appartenenza (quella vera) non è sentimento che si spezza con semplicità.
Io temo che anche il più piccolo e momentaneo screzio con Paolo generi quella invisibile crepa che un giorno sarà dolore e rottura.

Vivo la distanza riempiendola di attesa e ricordi, di affetti certi e luoghi familiari.
Lui si riempie di tante (troppe) cose, pur di non pensare alla lontananza.

Vorrei chiedere a mia nonna come si capisce quando si è innamorati.
Lei che lo sapeva già quella prima notte insonne dopo aver scorto mio nonno fra la folla.

Nonna, dopo cento anni e tante storie io e te potremmo amare lo stesso nome.

27 luglio 2006

Davanti un Telefono Muto

E' da tanto (troppo) tempo che non scrivo sul blog.
Non ne avevo voglia.
Forse perchè temevo di finire a parlare di Paolo e di quanto mi manchi, piuttosto che parlare di quello che ho qui in Sicilia (amici, famiglia, il matrimonio di Peppe e Paola, il mare!).

Questa notte ho solo voglia di sfogarmi.
Perchè Paolo ha perso ancora una volta il momento giusto per essermi vicino.
Ogni volta che ho bisogno di lui, non c'è.

Dopo due settimane di Cambridge finalmente torna a Bologna, ma non mi chiama.
Ed io stupido davanti un telefono muto.
Mi tocca chiamarlo io, per scoprire che è iperimpegnato e che (se va bene) ci sentiamo domani pomeriggio.
E venerdì parte per la Russia, tagliando ogni contatto.
Non ci saranno neanche le brevi sue mail che mi erano di consolazione.

Eppure mi ha ripetuto mille volte che gli manco.
Ma non chiama appena può.
Ha imparato troppo bene la lezione?
Ha forse sostituito ai fatti le parole?

Questa notte improvvisamente mi sento di nuovo solo.

13 luglio 2006

Leaving Bologna...

Mi innamorai di Bologna ben prima di conoscere Paolo.
Ricorderò sempre l'inaspettato batticuore alla stazione di Bologna mesi e mesi fa, quando dopo un lungo soggiorno in Sicilia al mio ritorno qui guardandomi intorno mi resi conto che davvero questa è la mia nuova CASA. Così il mio cuore aveva deciso.

Eppure adesso qualcosa è diverso.
Ho voglia di lasciare Bologna.
Non per sempre, è ovvio. Solo adesso.

Anticiperò la mia partenza.
Parto per la Sicilia domani sera, così da essere a Caltanissetta in tempo per l'addio al celibato di Peppe.

Bologna è diversa ai miei occhi.
E' come se avesse perso parte del suo "fascino", della sua magia.
Esco, vedo gente, faccio cose.
Ma ho solo voglia di essere altrove.

E' dura da ammettere, ma ogni strada, ogni luogo, ogni persona qui mi ricorda il tempo condiviso con Paolo.
E mi assale la malinconia.
Avevo deciso di stringere i denti e aspettare il 20, giorno programmato per la partenza.
Poi mio padre (proprio lui!) mi ha proposto di tornare prima, anche a costo dei soldi del biglietto del 20.
E mi sono chiesto perchè sopportare, perchè obbligarmi altri 7 giorni qui se non ci sto bene.
Il 28 Agosto sarò di nuovo a Bologna, e ci sarà anche Paolo, ed ogni cosa tornerà al suo posto.

Adesso ho solo voglia di partire (fuggire).
Ho voglia di rivedere la mia famiglia, i miei amici, quelli di una vita (essere coccolato).
Ho voglia di luoghi che non siano da lui contaminati (distrarre la mente).

Desidero vivermi l'atmosfera dell'attesa del tanto atteso matrimonio (sentirmi immerso in altre cose).

Così ti lascio, Bologna.
Mi prendo una pausa, come si usa dire in questi casi.
So che in futuro sconterò questa scelta. So che questa città è gelosa, e mi farà pagare il mio abbandono.
Ma so anche che saprà perdonarmi.

Quindi Addio Bologna...
Almeno per un pò.

10 luglio 2006

"Innamorarsi di un Viadanese"

Come promesso, oggi si sorride.
Questo non vuol dire che Paolo mi manchi meno, ma oggi ho voglia di pensare a lui con il sorriso sulle labbra.

Prima di partire, Paolo mi ha prestato un librino stupido dal titolo "Innamorarsi di una milanese". Cercava alcuni libri per il viaggio a Cambridge e gli è capitato fra le mani.
E' una sorta di manualetto su come gestire i rapporti sentimentali fra meridionali e settentrionali.
Paolo non è milanese. E io non sono napoletano.
Ed in effetti alcune parti del libro mal si adattano alla nostra storia, ma alcuni brani...

"A Milano come a Napoli il tempo libero è tempo libero dal lavoro. Ma c'è una differenza.

A Napoli il tempo libero è tempo libero dal fare intenzionale. E' tempo libero da programmi e impegni.
E' tempo libero che si riempe di ozio, eventi imprevisti, pensieri e azioni in libertà.

A Milano il tempo libero è tempo libero dal non far nulla. E' tempo libero da sprechi e inerzia.
E' tempo libero che si riempe di impegni e programmi personali.

A Napoli il tempo libero si libera dal lavoro e si riempe di ozio spontaneo.
A Milano il tempo libero si libera dal lavoro e si riempe di ozio intenzionato."

"A Milano non si usa passeggiare.
Se, nonostante ciò, si decide di farlo, si può passeggiare per guardare le vetrine, per fare spese, per guardare la gente, per prendere aria, per perdere tempo. Ma bisogna sempre passeggiare 'per qualcosa'; non sono previste le passeggiate per passeggiare."


In fondo il tempo che passiamo insieme io e Paolo è sempre "tempo libero".
Lui così pieno di programmi e proposte. Io che la prendo come viene.
Il mitico "cumu veni si cunta" è impensabile per Paolo.

E poi c'è un brano in particolare che mi è piaciuto, anche se non so se riguarda me e lui.

"Desiderio è quando hai qualcosa da dire.
Amore è quando non hai nulla da dire.
Se senti che ne vuoi ancora è desiderio.
Se senti che non puoi farne a meno è amore.
Se ti manca quando c'è è desiderio.
Se ti manca quando non c'è è amore.
Se hai desiderio quando ti viene vicina, è desiderio.
Se hai paura quando ti viene vicina, è amore."

09 luglio 2006

Mentre il mondo trattiene il respiro...

Mentre tutto intorno a me sembra in attesa di quel risultato (Italia o Francia?), io mi rinchiudo finalmente nel mio bozzolo di solitudine che ho cercato invano per due giorni.
Mentre tutti sono distratti dal grande "evento", posso finalmente restare solo e pensare a lui, che mi manca.
Mentre tutti fissano un campo verde, non c'è più nessuno a cui debba giustificare il mio umore.

Quaranta giorni e quaranta notti.
Lontani. Infinitamente.

"Quaranta giorni passano!"
Mi dico.
Mi dicono.

Ma le prime ore saranno le peggiori.
Il tempo che mi abitui all'idea di non vedere i suoi occhi per quaranta giorni.

Non parteciperò a questo memorabile evento collettivo.
Anche se una parte di me già se ne pente.
Ma stare in mezzo a tutta quella gente in festa con il rischio di non riuscire ad esserne coinvolto era una prova troppo dura.


Ho appena sentito Paolo.
In lui. In me.
C'era una certa allegria artificiale con un sottofondo costante di malinconia.
Mi si è stretto il cuore a sentire il suo tono cupo.
Lui non vorrebbe lasciarmi. Io non vorrei che partisse.
Come due stupidi liceali al primo amore.

Quaranta giorni lontanissimi e poi sette giorni vicinissimi.
Superata questa estate potrò veramente dire di avere una storia.

Questa serata la dedico alla mia malinconia.
La tristezza non si sfugge. Le si regala il giusto spazio.
Domani però si torna a sorridere.

E speriamo che l'Italia vinca!

30 giugno 2006

Torrida Estate

Fa Caldo.

Ho sempre amato questa stagione. Sin da bambino.
Un tempo aveva il sapore della fine della scuola, dei mesi trascorsi in contrada, dei viaggi in roulotte in giro per l'Italia con la mia famiglia.
Era il tempo passato della fanciulezza.

Ma non è di lontani ricordi che voglio parlare.
Amavo l'estate ancora l'anno scorso, prima di scoprire una bizzarra verità.
Il caldo allontana le persone.
Il caldo fa impazzire la gente.

Lo scorso fine settimana è stato un delirio.
Le mie due coinquiline si sono lasciate. Dopo anni di equilibri precari.
L'altra mia coinquilina ha passato L'INTERA AFOSA GIORNATA a litigare con il suo ragazzo, urlandosi di tutto.
Non contento quest'ultimo è riuscito anche a trovare l'energia per litigare anche con il MIO (e non suo) vicino di casa.
Paolo a casa dei suoi genitori non mi ha chiamato neanche una volta.

E ancora...
A lavoro è in atto una sorta di microrivolta a causa di alcune ingiustizie perpetuate dai "capi".
La scorsa settimana ho litigato prima con la mia collega e poi con il mio ragazzo in una stessa giornata.
Allo studentato di mia sorella sono scoppiate lite furibonde, rancori sopiti da tempo.

Fa Caldo.

La gente sfugge il contatto... più del solito.
Se prima un scontro casuale con uno sconosciuto si concludeva con un sorriso di scuse, adesso c'è il rischio che ogni toccarsi implichi una follia omicida.

Con Paolo il gioco del vicino/lontano si è spostato anche sul piano fisico.
Trovare un equilibrio fra il bisogno di accarezzarsi e il calore che ne consegue è impresa non da poco.

Fa Caldo.


C'è bisogno di mare.

23 giugno 2006

La Cena del "Giorno Dopo"

Ovviamente.

Dolcissimo. Romantico. Premuroso.
Dopo esserci scontrati, lui sa come rimettere insieme i pezzi.

Ed ecco che magicamente appare la serata "tutta nostra".
Una cena al ristorante argentino offerta da lui, un film scelto da me e poi insieme a casa sua.
Una lunga serata io e lui da soli.
Quella tanto attesa serata che nasce, accade e muore come NOSTRA.

Quindi... Grazie, Paolo.

I problemi ci sono lo stesso, e lo sappiamo entrambi.
Ma grazie lo stesso.
Perchè è stato fatto un altro piccolo passo avanti, un passo fatto insieme.
E le ferite sono state curate, il dolore allievato.

Un ottimo modo per "sopportare" questo weekend che ci vedrà distanti.

21 giugno 2006

Le Parole che erano rimaste in Sospeso

Infine le parole sono state dette.
Nel giorno più sbagliato.

Ieri stavo male. Avevo bisogno di lui, di un suo abbraccio.
Lui non c'è stato.
Troppo preso dai suoi mille impegni non è riuscito a trovare un spazio che fosse solo mio.
Ferendomi. Quando già stavo male per altri motivi.

Ero andato a casa sua per cercare un pò di serenità alla fine di una giornata di merda.
Ho trovato altro dolore.

E quando le parole in sospeso sono state dette, lui mi ha attaccato.
"Ho cercato di coinvolgerti mentre chiacchieravo con Giusi, ma tu avevi ormai deciso che saresti rimasto escluso."

Non avevo deciso nulla, Paolo. E non mi sono sentito escluso.
Semplicemente dopo 10 ore di lavoro immerso in un caldo bestiale e dopo aver litigato con una delle più care amiche che ho qui a Bologna, di fare conversazione casuale con la tua coinquilina non aveva alcuna voglia.
Ti sembra il caso di farmene una colpa?!
Sopratutto dopo che mi avevi promesso che mi avresti "coccolato un pò". E non l'hai fatto.

Hai Paura.
Dici che se pensi di passare quattro serate a settimana insieme a me, ti assale l'ansia.
L'equilibrio che hai trovato, l'unico possibile a quanto pare, è vedermi sempre insieme agli altri, ai tuoi amici o ai miei. Per fare qualcosa. Dando quel senso alla serata che altrimenti non avrebbe se fosse solo una serata dedicata a noi due.

"Federico e Matteo si vedono meno di noi."
Hai detto.
E allora?
Federico e Matteo stanno insieme da tanti anni. Avranno trovato il loro equilibrio.
E poi ci sono mille coppie diverse. Chi non si separa mai. Chi si vede solo nei weekend.
E allora???
Questa è la NOSTRA storia. Basta con tutti questi paragoni.

Io non ti ho mai chiesto di passare tutto il tuo tempo libero solo con me.
Non mi mettere in testa desideri che non ho.
Lo troverei un rapporto simbiotico, svilente e poco stimolante.
Ma DEVE esistere ogni tanto una serata che nasce, accade e muore come serata NOSTRA.
Non per caso. Ma per volontà.
Non perchè quella sera tutti i tuoi amici sono impegnati. Ma perchè hai voglia di dedicare una serata solo a Noi.

"Sei la persona con cui passo più tempo in assoluto."
Hai detto.
"Passiamo tanto tempo insieme, Paolo. Questo è vero.
Ma io sono sempre al tuo fianco e mai al centro della tua attenzione."

Mi hai chiesto di avere pazienza.
Mi hai detto che già così per te è una fatica.
Ma che senti che le cose si stanno muovendo.
"Non puoi aspettarti che io cambi cose di me che ho costruito negli anni in appena due mesi."

I mesi sono tre, Paolo.
E non ti chiedo di cambiare.
Mi sembra però che tu complichi troppo ogni cosa.

E' semplice.
Stavo male. Avevo bisogno di te.
Per una volta avresti potuto mettere da parte il resto. Ma non l'hai fatto.
Punto.

"Cosa avrei dovuto fare? Cosa avresti fatto tu al mio posto?"
Non ti ho risposto a queste domande, perchè la mia risposta non ti sarebbe piaciuta.
Paolo, a me non fa paura mettere te al primo posto, sopratutto quando stai male.
Che cosa c'è di tanto scandaloso in questo?
Dire alla tua coinquilina che io avevo bisogno di stare un pò con te perchè stavo male sarebbe stato così improponibile?

Ti voglio bene, Paolo.
E ho scelto te come mio ragazzo.
Ma non mi posso "accontentare".
Posso avere pazienza, questo si.
Perchè so che per te è difficile.
Ma tu devi imparare che ci sono momenti in cui devi mettere da parte le tue paure.
Ieri era uno di quei momenti. E te lo sei perso.

Rimedierai, lo so.
So che quando vuoi, sai essere premuoroso e pieno di attenzioni.
Ma non può essere sempre e solo "il giorno dopo".

Ti ho dato qualcosa su cui riflettere.
"Io ti raccontavo di ciò che mi era successo ieri, e tu continuavi a pulire la stanza, ascoltandomi, ma senza guardarmi. Sono piccoli gesti che hanno un grande significato, Paolo.
Tu mi ascoltavi, lo so. Ma a volte le persone hanno bisogno di essere accolti, più che ascoltati."
Ti ho visto entrare in crisi per questa semplice e piccola verità.
"Non ci ho mai pensato, ma adesso che me lo dici capisco che è vero."

Questa sera andremo al cinema con i tuoi amici.
Ti ho chiesto però di dedicarmi un pò di tempo perchè ho altro da dirti, dopo una notte insonne passata a ripensare alle tue parole e alle mie.

So che come al solito sarà complesso riuscire in queste semplici cose.
E' mai possibile che non riesco a trovare il tempo per parlare con il mio ragazzo se ho qualcosa da dirgli?

Ma è la storia che mi sono scelto.
Lui è il ragazzo che voglio al mio fianco.
Nonostante tutto quello che ho appena scritto.

Non sarà facile.
Ma sono pieno di fiducia.
In fondo sono solo tre mesi e di passi avanti ne abbiamo fatti.
I bei momenti passati a Torino sono veri anche se adesso non sono più dello stesso umore di Lunedì.
Racconterò del weekend appena trascorso.
Ma solo quando sarò dell'umore giusto per farlo.

14 giugno 2006

Sospendendo le Parole

Un'altra volta abbiamo sfiorato il nostro primo vero litigio.
Un'altra volta non siamo arrivati fino in fondo.
E' bastato un gelato donato al momento giusto a sospendere le parole che andavano dette.
Così un suo gesto ha vinto le mie parole.

Dire. Non dire.
Vicino. Lontano.
Gesti. Parole.
Dentro. Fuori.
Inflessibile. Malleabile.
Io. Lui.

L'altra sera ho conosciuto una nuova parte di sè.
Isterico. Arrabbiato. Nervoso. Ingestibile. Irragionevole.
Testardo fino a farmi diventare arrabbiato (e ferito).


Poi una mattinata passata a pensare alle parole da dire.
E a lui basta una telefonata per cambiare il mio umore.
Così scelgo di non dire nulla per non rovinare quella ritrovata armonia.

Ma in fondo i problemi sono sempre gli stessi.
Li conosciamo entrambi.
Forse non c'era nulla da aggiungere.

Forse le cose cambieranno con il tempo.
Forse le parole un giorno andranno dette comunque.

Intanto progettiamo l'estate, il weekend e questa sera.

09 giugno 2006

Cupi Pensieri

Ieri...

Alla festa del centro per disabili dove faccio volontariato c'era fra la folla un ragazzo dagli occhi azzurri che mi guardava.
Sarebbe mentire a me stesso affermare che la cosa non mi facesse piacere.
E' strano abituarsi all'idea di essere adesso fidanzato e pensare di smettere quel bizzarro gioco della seduzione.
Sono meno veri i miei sentimenti per Paolo se per un istante ho cercato un contatto visivo con uno sconosciuto?

Andando verso casa della mia collega per la cena, mi sono trovato ad un bivio.
Invece di raggiungere i miei colleghi mi è venuta voglia di bidonarli con una scusa qualsiasi e scappare a casa di Paolo, presentandomi così a sorpresa.
Ero fermo in Piazza Maggiore, indeciso se andare verso via Irnerio o dalla parte opposta, verso casa di Paolo.
Poi ho pensato a come lui avrebbe accolto la mia apparizione imprevista.
Dopo due sere passate insieme, forse una sera a casa da solo a studiare era quello di cui aveva bisogno per ristabilire i precari confini.
Andare da lui forse sarebbe stata un'invasione al suo bisogno di autonomia.
Solito eterno pendere fra la vicinanza e la distanza.
Sentirmi così non mi ha fatto bene.
Sapere che probabilmente per lui i miei impegni rappresentano una sorta di "boccata d'aria" mi fa ancora sentire "in più".
Mi chiedo quando questa sensazione passerà (se passerà).

Così la decisione è presa.
Raggiungo i miei colleghi per un fine serata pessimo.
Ero lì in mezzo ad amici, conoscenti e sconosciuti.
Rilassato, tranquillo e divertito.
Quando una battuta lanciata e rimangiata sui gay appesantisce il mio umore.
Non è la battuta in sè.
Scherzare sul mio orientamento sessuale non è mai stato un problema.
Ma è stato escludermi dalla battuta per imbarazzo ("Che figura di merda!") a ferirmi.
E quegli sguardi imbarazzati stile "Ma avrà sentito oppure no? Mamma mia! Speriamo di no!".
E' la conseguenza della "scelta" di non celare più a nessuno il mio "segreto" a portare poi a queste inevitabili conseguenze. Lo so.
Ma forse basterebbe tenere separato il mondo dei "colleghi di lavoro" e quello degli "amici". Non so.
Però la sera prima ho riso così tanto insieme a loro.
Forse fare una selezione.
Si vedrà.

Cattivi pensieri oggi.
E' la stanchezza che mi porto appresso a rendere tutto più cupo.
E questa estate che sembra non voler arrivare.

In questo momento ho solo voglia di rivedere Paolo e raccontare a lui i miei cattivi pensieri.
Sapendo che lui sa come farmi stare meglio.

Beh... direi che questo basta per smettere di avere cupi pensieri.


08 giugno 2006

48 Ore...

...che non metto piede a casa mia.
48 ore che non mi cambio (ho le stesse mutande di due giorni fa! Che schifo!!!).
48 ore che ho dedicato solo al lavoro, ai colleghi e a Paolo.
48 ore che non vedo mia sorella (sono ancora vivo, Manu!).
48 ore che non chiamo i miei genitori.
48 ore che giro con un sacchettino di plastica in mano con dentro i regali di Paolo dalla Turchia (un berretto da Talebano e una tazza dipinta a mano).
48 ore. E di queste ne avrò dormito al massimo 6 in tutto.

48 ore.
E oggi riuscirò solo a passare un attimo per farmi una doccia, posare il sacchettino di plastica, cambiarmi e uscire di nuovo.

La mia vita da quando sono a Bologna si è riempita.
Da quando c'è Paolo il vaso è traboccato!

HO SONNO!!!!!

05 giugno 2006

Mi manchi

Stanco.
Troppo stanco per raccontare dei giorni passati.
Troppo stanco per parlare dell'attesa.

Poche semplici parole.
Solo per dirti che...

Mi manchi.

02 giugno 2006

In Bilico

Viviamo così.
Da quasi tre mesi.
In bilico fra la vicinanza e la distanza, fra l'esserci e lo scomparire, fra il desiderio e la follia.

E' un gioco. E' un'altalena.
Ma può anche essere rischioso.

Quanto tempo ancora vivremo così?
Con questa paura nel cuore per esserci troppo lasciati andare... o per non averlo fatto abbastanza.

Lui mi ha confessato che ha paura della nostra vacaza in Sardegna.
Sette giorni, io e lui da soli. Continuamente.
Senza possibilità di fuga. Senza spazi per essere di nuovo SOLI.

Io non ho paura.
Non perchè io sia più coraggioso.
Solo perchè io sono in grado di generare la mia solitudine anche in compagnia.

Questo è il mio "vantaggio" rispetto a lui.
Ho costruito confini meno labili intorno a me.
Lui vive spesso la paura dell'invasione, come se lo spazio fisico, la vicinanza oggettiva implicasse necessariamente un annullamento dello spazio intimo solitario.

A volte lui è buffo.
Mentre cerca affannosamente di crearsi una bolla di "cose sue" anche quando stiamo insieme.
Quando all'improvviso mentre stiamo insieme "deve" finire una relazione al computer o deve scrivere un'importante e-mail.
"Tu aspetta qua" mi dice. "Leggi un libro, dormi un pò. Fai quello che vuoi. Io un attimo faccio."
Ed io paziente aspetto.
Lo guardo e sorrido.
Perchè gli voglio bene anche per questo.
Forse un giorno questo suo comportamento, queste sue paure mi feriranno.
Non ancora. Non oggi.

Già abbiamo fantasticato sul nostro primo vero litigio.
Come sarà? Come mi comporterò io? Cosa farai tu?
Si può essere più matti?

Oggi pomeriggio parte per Istabul.
Starà via per quattro giorni.
Non è il tempo, ma lo spazio.
Sarà lontanissimo da me.

Pranzeremo insieme oggi (esco di casa dopo quattro giorni di influenza!!!).
Saremo vicini e poi di nuovo lontani. In attesa di essere ancora vicini.
In bilico.
Ancora.
Fra un addio e un arrivederci.

31 maggio 2006

Umore NERO

Perchè già un pò mi pesa questo viaggio a Istanbul che mi sono negato per non "violare" spazi suoi presistenti alla mia comparsa.
Non mi andava di "aggiungermi" a questa vacanza sua e del suo amico.
Per non sentirmi di troppo. Per non far sentire di troppo il suo amico.
Così resto a Bologna, guardandolo partire.
E va anche bene.

Ma a questo si doveva aggiungere una delle mie solite febbriciattole che mi tiene segregato in casa invece che godermi gli ultimi giorni prima della sua partenza?!?
E in aggiunta un mezzo litigio sulle vacanze di quest'estate!
Risolto ma che mi fa sentire un poco in colpa.
E ancora l'allergia che mi confonde e stordisce.

In realtà è questo mal di testa che mi fa vedere tutto un pò più nero.
Fortuna che questa stagione indefinita presto finirà e arriverà la tanto agognata Estate.

30 maggio 2006

In Assenza

Questa notte ho sognato la sua Assenza.

Non ho semplicemente sognato che Paolo non c'era più nella mia vita.
Ho sognato che lui non c'era mai stato.

Nel sogno io stavo insieme ad un ragazzo dal volto insignificante, tanto che spesso lo confondevo con altri ragazzi presenti in discoteca.
Lui sembrava così felice, mentre io continuavo a chiedermi come mai mi fossi messo con uno così? Disperazione? Bisogno di attenzioni?
Lo scrutavo in viso e cercavo qualcosa che mi facesse battere il cuore. Una sua espressione. Un suo sorriso.

Nel sogno sapevo anche che tempo prima ero stato insieme ad un ragazzo etero, che viveva malissimo questa storia, e la faceva vivere male a me di conseguenza.

Nel sogno poi avevo un blando ricordo di essere stato felice un tempo insieme a qualcuno.
Ma non riuscivo a ricordare il suo nome, il suo volto.
Lo cercavo affannosamente fra i meandri delle mie memorie, ma tutto era così fumoso, tanto da spingermi a pensare che quella felicità non fosse stata reale, ma un semplice sogno.

Infine mi sono svegliato.
E magicamente il suo nome è tornato alla mente.

E' strano come la mia storia con Paolo sia segnata dai ricordi, e dall'assenza di questi.
Persino in sogno.

"Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace"
da "Giudizi Universali" di S. Bersani

27 maggio 2006

Buon Compleanno, Aurora!

e mi auguro che Luna non ti abbia rivelato che le ho mandato un sms qualche giorno fa per chiederle la data esatta del tuo compleanno. Ho la memoria difettosa!!!

Che questo nuovo anno di vita ti porti la serenità di cui hai bisogno dopo le tempeste di questo periodo!

Ti voglio bene, Eos.

Per sempre il tuo altro lato della medaglia.

26 maggio 2006

Ritorni

Prima o poi doveva succedere.
E probabilmente succederà ancora.

Paolo ha conosciuto uno dei ragazzi che hanno significato qualcosa per me in passato.

Una nuova casualità.
Il francese è tornato in visita a Bologna proprio nello stesso periodo in cui io lo conobbi.
Due anni prima. Stesso posto. Ancora una volta.
Anche lui lo ricordava.
"Ci pensi? Sei entrato al Cassero la prima volta insieme a me.
E adesso siamo di nuovo qui dopo due anni!"

Avevo paura di incontrare ancora il francese, adesso che sono fidanzato.
L'ultima volta che lo vidi un anno fa, il cuore non smetteva di far male e sfarfallare.
Innamorato non corrisposto.
Eppure per due settimane l'avevo sentito così vicino. Due anni fa.
Il francese rimarrà sempre il primo ragazzo che ho conosciuto a Bologna... il primo ragazzo con cui ho fatto sesso.

Avevo paura di scoprire cosa avrei provato nel rivederlo, adesso che c'è Paolo.
Avevo paura che Paolo si accorgesse del mio turbamento.

Un parte di me, quella che rimarrà adolescente per sempre, mi diceva che l'amore è UNICO, che se si ama una persona tutti gli altri devono scomparire di conseguenza.
L'altro lato mi ricordava però che l'amore non è SEMPLICE, che i sentimenti passati non si esauriscono solo perchè qualcosa di nuovo li ha "rimpiazzati".

Sballotato da questi pensieri, ho scordato che a volte è la vita ad essere SEMPLICE, anche quando i sentimenti non lo sono.

Ero lì. In mezzo la pista da ballo del Cassero.
Io. Paolo. Il francese. Il suo ragazzo.
Io e il francese. Paolo. Il ragazzo del francese.
Io. Paolo, il francese e il suo ragazzo.
Io e Paolo. Il francese e il suo ragazzo.

Ciò che provo per Paolo e ciò che provai (e provo) per il francese non sono sentimenti "in competizione".
Un pò di imbarazzo per la situazione c'era, lo ammetto.
Ma nessuna confusione. Nessun dubbio.
Il francese rimarrà sempre un bellissimo ricordo... e un ottimo amico.
Ma Paolo è altro.
E questo basta.

Chissà se a Torino per il Pride insieme a Paolo incontrerò anche il ragazzo del mio primo bacio e il mio lui in grassetto?
In questo modo ogni incrocio con il mio passato "sentimentale" sarebbe concluso.
Rimarrebbe solo di incontrare il suo "tipino di un mese".

Perchè trovo dannatamente stimolanti queste sovrapposizioni fra presente e passato, fra vivere e ricordare, fra essere e ritornare?

24 maggio 2006

Buon Compleanno, Andrea!!!

e finalmente questa mattina ti ho sentito allegra di nuovo!

Ti voglio bene!
(anche se non te lo dico mai!)