In questi giorni di ozio nisseno ho letto il diario di mia nonna.
C’è tutta la sua vita dentro.
Fra le altre cose ho letto di come è nato il suo amore per mio nonno Paolo, e solo allora mi sono accorto di questa buffa coincidenza.
Cosa hanno in comune una ragazzina diciassettenne eterosessuale vissuta nei primi anni del 900 con un mezzo adulto gay di quasi 30 anni che vive all’inizio del 2000?
Solo lo stesso nome. Paolo.
Ho scoperto che si amava in modo diverso un secolo fa.
Anche ciò che si ritiene universale si adatta in realtà alla società in cui si vive.
Mia nonna vide per la prima volta il suo Paolo per strada in piazza durante una passeggiata insieme la sua famiglia. E senza neanche scambiarsi una parola già sapeva che la sua vita sarebbe cambiata, perché “debbo confessare che quel giorno è stato l’ultimo che ho potuto trascorrere nell’assoluta spensieratezza. La notte non ho potuto chiudere occhio e da tutto ciò ho potuto comprendere che si stava iniziando per me una nuova vita.”
Senza mai rivolgersi parola per mesi e mesi il loro sentimento reciproco cresceva, tanto da toglierle interesse per tutto il resto.
Ma solo due anni dopo (DUE ANNI!!!) sono riusciti a darsi il loro primo bacio. Era la seconda volta che rimanevo da soli (la prima non avevano neanche parlato!).
“Quella sera ho ricevuto il suo primo bacio, giurandoci eternamente che quest’Amore non doveva subire la qualsiasi piccola ombra nel nostro futuro e qualunque cosa avvenisse i nostri cuori dovevano rimanere indissolubilmente uniti, finanche oltre tomba.”
Ed era la prima volta che parlavano da soli?!?!
Noi dobbiamo conoscerci prima di amarci. Convivere prima di sposarci.
E anche allora non ne siamo certi. Capire se quella è la persona giusta è un’impresa lunga e laboriosa. Prima di “lasciarsi andare” dobbiamo essere certi di avere sempre pronta una rete di salvataggio.
Quattro mesi che io e il mio Paolo stiamo insieme, e di baci ne abbiamo dati e ricevuti parecchi (e anche cose che mia nonna a quell’età non avrebbe neanche potuto immaginare), eppure la frase più intensa che ci siamo scambiati è stata un sentito “Ti voglio bene!”.
Ho ascoltato molte storie in questi pochi giorni.
Ho ascoltato storie di amori.
Ho ascoltato alcune storie tristi e poche felici.
E il mio “amore in bilico” mi sembra ancora più complesso da realizzare.
Per indole cerco di non fare mai paragoni.
Ogni storia, ogni vita è diversa.
Ma mentre ascolto parole altrui, alcuni frasi risuonano dentro con cupo fragore.
C’è chi mi ha detto: “Quando sono con lei, non devo forzarmi e sento di poter essere totalmente naturale.”
Io no.
Dopo quattro mesi non mi sento del tutto a mio agio con Paolo, come se ancora dovessi dire o fare la cosa giusta per raggiungere infine il suo cuore.
Paolo è persona complessa. Questa storia lo è.
Lui è entrato con pesantezza nella nostra relazione (così mi ha scritto qualche giorno fa).
Ed io ne risento di conseguenza.
C’è chi ha detto che da poco tempo ha festeggiato i primi 5 mesi di relazione e già pensa di andare a convivere.
Dopo circa 4 mesi con Paolo ancora non abbiamo neanche una data certa da festeggiare.
Come si fa a stabilire il giorno in cui una storia nasce?
Forse il giorno del primo bacio?
Ma se una storia nasce quando scatta un sentimento di appartenenza, allora il nostro primo bacio non aveva quella forza.
Il primo bacio era bisogno di rassicurazione condito da ormoni ed entusiasmo.
L’appartenenza è arrivata con il tempo, gradualmente.
Io sono persona complessa. Questa storia lo è.
Sono entrato nella nostra relazione con l’idea che ogni evento debba avere un senso.
Ma come un cane che si morde la coda, finisco per restare incastrato a volte in contorsioni mentali, coinvolgendo anche lui nel mio delirio.
C’è chi litiga e discute di continuo, e ciò nonostante non si perde (in un modo o nell’altro), perché l’appartenenza (quella vera) non è sentimento che si spezza con semplicità.
Io temo che anche il più piccolo e momentaneo screzio con Paolo generi quella invisibile crepa che un giorno sarà dolore e rottura.
Vivo la distanza riempiendola di attesa e ricordi, di affetti certi e luoghi familiari.
Lui si riempie di tante (troppe) cose, pur di non pensare alla lontananza.
Vorrei chiedere a mia nonna come si capisce quando si è innamorati.
Lei che lo sapeva già quella prima notte insonne dopo aver scorto mio nonno fra la folla.
Nonna, dopo cento anni e tante storie io e te potremmo amare lo stesso nome.
31 luglio 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

3 commenti:
C’è chi litiga e discute di continuo, e ciò nonostante non si perde (in un modo o nell’altro)...
Non so a chi pensassi ma lo sento vicino, molto vicino, a me questo commento.
Alla fine ci siamo visti e finalmente sembra che siamo riusciti a trovare un accordo per vivere più serenamente.
E' vero anche che a quanto pare nel mio caso non stiamo parlando del vero amore quello con la "A" maiuscola...visto com'è andato a finire, ma forse hai ragione tu:l’appartenenza ( qualsiasi essa sia) non è sentimento che si spezza con semplicità.
Sono certa cmq che anche tu e il tuo Paolo troverete una dimensione che sia tutta vostra...
Non è solo negli ormoni e l'entusiasmo che risiede un sentimento vero ma nella volontà di costruire qualcosa insieme...
Baci
verissimo Eos... c'è chi litiga e discute di continuo e nonostante tutto non si perde...
ogni storia è diversa, Icaro.
ogni storia è complessa.
e le persone delle strorie sono diverse e diversamente complesse.
i miei 5 mesi e mezzo con S forse sono troppo pochi per andare a vivere insieme.
ma è anche vero che lui ha una certa maturità e sa ponderare certe cose meglio di me, ad esempio.
e infatti intanto mi ha detto NO.
in compenso so che mi ama, e riesce a dirmelo.
sono piccole conquiste e bisogna avere pazienza.
ogni storia è complessamente diversa e diversamente complessa.
ma è la nostra (la vostra) storia.
un abbraccio
Avete ragione, ragazzi.
Ma è solo che ho voglia di VIVERLA questa storia e non di sentirla a distanza.
40 giorni sono tanti (ma a poco a poco stanno passando!)
Posta un commento