31 dicembre 2008

Paradise Lost (London, Lesson Number Three)

Sono entrato nel nuovo anno cercando invano il paradiso, per poi incontrare per caso un angelo in metrò.

Il secondo giorno Londinese è stato ribattezzato la "giornata culturale".
La mattina siamo stati allo Science Museum, dove io e Manu rubavamo i giochi ai bambini per provarli noi. C'erano un sacco di esperimenti fantastici da fare che dimostravano alcune leggi delle fisica. Peccato che la sala era ingromba di infanti!
Il pomeriggio invece siamo stati alla Tate Gallery, dove come ogni volta mi confronto con la mia ignoranza in materia di arte, ma ciò nonostante mi diverto da matti a vedere le produzzioni assurde degli artisti contemporanei.

Dopo un breve pisolo serale, ci siamo accodati all'oceano di gente che lentamente fluiva in direzione del London Eye, dove alla mezzanotte sarebbero iniziati i fuochi artificiali.
Emozionante countdown in inglese circondati da gente di mille etnie differenti, e poi le grida di gioia mentre partivano i giochi pirotecnici, i più belli che abbia visto in vita mia.

Finiti i fuochi, la mia intenzione era quella di raggiungere l'"Heaven", uno dei locali gay più famosi di Londra, anche se le speranze di entrare senza aver preso i biglietti giorni prima erano davvero misere.
Siccome però eravamo nella zona giusta, pensai che non ci costava niente dare un attimo un'occhiata.
Quello che non avevo calcolato era che moltissime strade quella notte erano state chiuse dalla polizia e riuscire a trovare la via del "Paradiso" è stata davvero un'impresa!
Dopo essere stati rimpallati da una parte all'altra di Trafalgar Square da vari poliziotti (ce ne era uno scleratissimo che continuava a urlare "Happy New Year!" a chiunque gli chiedesse informazioni!!!), ci siamo trovati inspiegabilmente coinvolti in un esodo di massa senza neanche conoscere la meta di quel peregrinaggio.
Eppure era impossibile ormai tornare indietro o spingersi nei lati. L'unica alternativa praticabile era godersi il tragitto verso traguardi indefiniti.
C'era un sacco di gente ubriaca, gente che rideva, gente che ballava, gente che salutava la gente affacciata ai balconi, quasi fosse una manifestazione.
Ad un certo punto un ragazzo ha pure uscito la chitarra e lui con i suoi amici si sono messi a cantare.
DELIRIO!!!

Raggiunto infine l'"Heaven", i cancelli del paradiso per noi restano chiusi.
"Sold out!"
E' il fermo rifiuto del San Pietro di turno.
Così essendosi fatte nel frattempo le 4 di notte, non ci resta che tornare a casa con la metropolitana.
Non sapevo che quella notte mi riservava un'ultima piccola sorpresa.

30 dicembre 2008

Look Right (London, Lesson Number Two)


Una delle prime cose da imparare una volta arrivati a Londra è guardare nella giusta direzione.
Altrimenti quando attraversi rischi di farti mettere sotto da un autobus a due piani.
Le macchine arrivano da destra! Ricorda!

Il primo vero giorno a Londra è passato così, cercando di orientarsi in quella grande città sconosciuta.
Prima nel delirio di un Harrod's affollatissimo, poi in giro per il centro fra Buckingham Palace, Big Ben, Westminster Abbey e il London Eye.
Ogni sguardo era una sorpresa. Ogni angolo una scoperta.
Come un bambino stupito mi guardavo intorno, ancora incredulo di essere veramente a Londra.

La sera abbiamo incontrato Erika e Annalisa che ci hanno portato a cena in un locale vicino alla fermata della metro "Angel".
Scherzando con i miei compagni di viaggio, mi dicevo sicuro che lì, a quella fermata, avrei di certo incontrato il mio "angelo" londinese, così come incontrai il mio "angelo" a Francoforte nel locale "Blue Angel" tre anni fa (vedi "Se incontri un angelo, non avrai pace ma febbre").
Così quella sera mi guardavo intorno, pensando "Forse è lui! No, forse allora è quello lì!".
Il problema era che avevo indovinato il posto, ma non il giorno giusto!

Alla fine mentre mia sorella se ne tornava a casa, io e Mare ci siamo fatti un giretto a Soho, il quartiere gay londinese.
Era più una perlustrazione per sapersi orientare nel caso per capodanno avessimo deciso di andare a ballare in qualche locale della zona.
Ad essere sincero, Soho non mi ha fatto tutto questo grande effetto. Ho trovato, ad esempio, molto più gayo e allegro Chueca, il quartiere gay di Madrid.
Più in generale ho trovato Londra molto molto bella, ma non me ne sono "innamorato".
Tornerò sicuramente a vederla di nuovo con maggiore calma, ma non è una città in cui mi piacerebbe vivere.

Intanto si conclude questa prima giornata, e cresce l'attesa per questo capodanno a Londra, reale motivo del nostro viaggio.

29 dicembre 2008

Be Careful, But... NO PANIC!!!! (London, Lesson Number One)


Solite raccomandazioni paterne prima della partenza.
"Mi raccomando. State attenti."

Quando le ascolti, valigie in mano, pronto a partire per Londra e a viverti un capodanno da sogno, quelle parole ti scivolano via come sabbia fra le dita.
Quando però ti ritrovi sperduto di notte da solo insieme a tua sorella e ad un tuo amico nel buio assoluto in mezzo alle campagne che circondano Londra, un pochetto le parole pronunciate da tuo padre ti tornano in mente.

E' così che comincia questo viaggio.
Io, Mare e mia sorella. A Londra.
Un taxi ci accompagna all'indirizzo segnato nella prenotazione dell'albergo.
Un tassista claudicante ci accompagna nel bel mezzo del nulla.
Due casette bianche identiche una di fianco all'altra. Buio pesto. Silenzio assoluto.
Il tassista se la ride sotto i baffi, ci consiglia di chiamare il numero dell'albergo e poi scompare.
Mia sorella prova a telefonare all'albergo, mentre cominciamo a bussare alla porta chiusa.
Dopo parecchio tempo compare alla finestra un uomo mezzo nudo che ci ripete anche lui di chiamare l'albergo.
Intanto dopo vari tentativi mia sorella riesce a parlare con qualcuno, che promette di mandare subito un autista (il nostro "driver"!) a prenderci.
Scopriamo così che il "vero" albergo si trova altrove.
Lunghi minuti di attesa al buio con le valigie in mano, mentre il freddo si fa sentire sempre di più.
Ridiamo. Sappiamo che in qualche modo da quella assurda situazione ne usciremo.
Lo speriamo almeno.

L'autista arriva.
La strada è lunga in mezzo a campagne desolate.
Sembra l'inizio di un film horror di serie B.
Immagino già la polizia che ritrova i nostri corpi, nascosti in qualche posto dimenticato da Dio.

Ma ecco che arriva la prima lezione di questo viaggio.
Bisogna stare attenti quando si va in terra straniera, ma mai farsi prendere dal panico.

Ecco che l'albergo spunta in fondo alla strada.
Siamo troppo stanchi per protestare.
E poco importa se i letti non sono molto puliti.
Non facciamo neanche troppo caso al fatto che nel cassetto del nostro armadio ci sono vestiti che qualcuno avrà dimenticato.

Troppo stanchi per tutto ci buttiamo a letto e ci addormentiamo, ancora non del tutto coscienti di essere davvero arrivati a Londra!

22 dicembre 2008

Il Nostro Natale

Forse esiste un luogo e un tempo dove è possibile provare emozioni che non andrebbero vissute.
Non perchè siano emozioni sbagliate.
Solo perchè dovrebbero appartenere ormai ad un tempo che non esiste più.

Se questo posto esiste... beh.... credo che questo weekend ne sia la materializzazione.

Io e Paolo non stiamo più insieme.
Ogni tanto mi chiedo cosa questo significhi veramente.

Paolo ha fatto di tutto per rendere speciale questo nostro tempo condiviso.
La cena. Il cinema. Il nostro letto.
La colazione. Le chiacchiere. I baci.
La spesa. Il pranzo. La lettura condivisa.
Le risate. Il quasi sesso. Il pisolo sul suo petto.

Quanto Amore io sento in ogni suo gesto.

"Questa sera devo coccolarti" mi ha detto.

Questo non cambia il fatto che io e lui non stiamo più insieme.
Ed io so che anche se lo volessimo, tornare insieme adesso sarebbe sbagliato.

Ma, sai che c'è?
Non mi interessa.

Se il cuore è felice, lasciamo che lo sia.
L'Amore, la Felicità. Non accettano schemi.

Quindi....
Grazie, Paolo.
Di tutto l'Amore.
Di questa Felicità che sovrasta tutto il rumore.

Grazie, Paolo.
Buon Natale anche a te.

19 dicembre 2008

Perchè non Salto di Gioia?

Non comprendo il senso della malinconia di questa sera.

Dovrei essere felice.
Paolo sta organizzando la nostra cena di Natale.
Un ristorante carino che non mi vuole dire.
Io e lui da soli. Tante chiacchiere. Parole dolci.
Lui ha rinunciato ad un impegno che aveva già preso pur di farmi contento.

Dovrei fare i salti di gioia.
Dovrei friggere d'impazienza.
Invece inaspettatamente mi sento.... in colpa.

Raccolgo tutte le mie emozioni e cerco di dare un senso.
Ma non è semplice.

Volevo che ci fosse un momento solo nostro per salutarci prima delle vacanze natalizie.
Ma non ho neanche insistito tanto.
Anzi a dire la verità, la proposta questa volta è nata da lui.

Questo gesto.
Altri piccoli gesti fatti in queste settimane.

Come se dopo avermi detto di essere andato "oltre noi", adesso senta il bisogno di riparare.

Quanto deve costare a Paolo ferirmi?
Quanto male deve fargli dirmi certe parole e vedere la tristezza che annebbia i miei occhi?

Se io fossi veramente buono come professo di essere, forse dovrei liberare Paolo da queste catene.
Forse dovrei trovare io la forza che lui non trova, e dirgli Addio.

Forse sarebbe l'atto d'Amore più grande che potrei fare.
Rinunciare a ciò che ho di più bello per rendere Paolo libero.

Poi però mi viene in mente la sua voce, l'emozione che traspare quando mi dice di aver trovato il ristorante dove andare a mangiare.
E temo di non essere più in grado di capire.

So cosa fa bene a me.
Ma non so davvero quale sia la scelta più giusta per lui.

Vorrei proteggerlo.
Come lui ha protetto me in questi mesi in cui mi sentivo così fragile.
Ma non so se ne sono capace.

Ho passato questi mesi a cercare di trovare un equilibrio per star bene io.
E adesso che l'ho trovato, mi tocca ricominciare la ricerca per trovare un nuovo equlibrio dove si possa star bene entrambi.

Non è facile.

Ma sono certo che questa emozione è solo un attimo.
Domani già il pensiero di me e lui immersi nel nostro piccolo clima natalizio mi farà sorridere come uno scemo tutto il giorno.

10 dicembre 2008

Oltre

A fatica riprendo a scrivere.
Forse è il momento di riprendere a narrare la mia vita.
Forse già domani sarò stanco di nuovo.
Non so.

"Io sono oltre."

Sono le parole di Paolo.
Parole dolci, ma che vogliono dirmi che è chiusa la possibilità di tornare insieme.
Quasi vorrei che fosse così e basta.
E allora perchè quando lo dice mi sembra che stia cercando di convincere se stesso più che me?

"Io spero che dicendoti chiaramente che io non penso più a noi come ad una coppia, anche il nostro modo di relazionarci cambierà di conseguenza, perchè io comincio di nuovo a sentirmi in trappola e sto male."

Ci risiamo.
Lui sta male ed io torno ad essere la causa ultima di ogni cosa che gli va storta.
Non riesce a studiare bene, a causa del malessere causatogli dalla mia vicinanza.
Mi confessa anche che in questo periodo si è preso una cotta per un ragazzo, che però non ricambia i suoi sentimenti.
Indovinate di chi è la colpa??

"Ogni tanto penso che questo sentirmi legato a te, mi impedisca di mettermi veramente in gioco con qualcun altro e per questo non trovo nessuno."

Sono stanco.
Glielo dico.
Io posso anche addossarmi tutte le colpe.
Ho le spalle forti.
Ma non farebbe bene a lui.
E' bene che Paolo si prenda la responsabilità del suo modo di essere, e mi tenga fuori.
Non posso sempre essere io la causa di ogni sua difficoltà.

"Io mi sento legato a te, Paolo. Ma questo non mi ha impedito di mettermi in gioco con qualcun altro. Devi fare anche le tue scelte. Tienimi fuori da questo."

Paolo è oltre.
Dice.
Non so se è vero.
Ma voglio crederci comunque.

Non provo dolore.
Non quanto me ne aspettavo.
Quella notte ho scelto un istante.
In quei pochi secondi ho concentrato tutto il dolore.
Sono stato malissimo.... e poi più niente.

Non mi sento oltre Paolo.
Ma sento che qualcosa in me sta cambiando.
So di non essere pronto per un nuovo amore che arriva.
Ma so anche di non essere più in attesa di un vecchio amore che torna.

Ho letto i vostri blogs, amici.
E visto che va di moda....
Anche io ricomincerò da Me!