31 dicembre 2007

Crescere (... per forza?)

Mi guardo intorno.
Di tanto in tanto rabbrividisco.
Non è il freddo (non solo).

Guardo i ragazzi della mia comitiva siciliana.
Sono bene o male miei coetanei.
Li sento poco a poco distanti, ogni mese che passa.

P. ha fatto il "pensierino di Natale" a tutte le ragazze del gruppo (comprese le fidanzate non presenti).
Come fa mia madre con le sue amiche.
Per il cenone di Capodanno "ognuno porta qualcosa".
Come fanno i miei genitori con i loro amici.
Per la notte di Capodanno "rischiamo" di rimanere chiusi in casa a fare il trenino... tutta la notte (che per noi significa fino alle 4 massimo).

Si parla di matrimoni.
Si parla di culle e passeggini.

Li ascolto e mi sento distante anni luce.
Ho 30 anni come loro, eppure...
Mi chiedo se sono l'unico ad essere rimasto "indietro".
Mi chiedo se è davvero questo che si intende per "crescere".
Mi chiedo come il mio essere gay potrà mai incastarsi con questa "normalità".
Immagino scenari futuri forse improbabili.
Mi chiedo se per essere dei loro devo essere come loro.
Mi chiedo cosa succederebbe se Paolo (come mi ha chiesto qualche ora fa) il prossimo capodanno lo passasse davvero in Sicilia.
Mi viene da ridere se penso ad uno di loro che presenta al proprio figlioletto l'"amico" di Alessandro.

Poi penso a Bologna e le paure si quietano.
Penso alla città che permette alle identità di essere flessibili.
Penso ad un mondo dove non esiste un'unica predeterminata via.
Guardo i miei coetanei (etero e gay) e li vedo più simili a me.
Capisco perchè la Sicilia non può più essere il luogo dove vivo.
Capisco infine veramente perchè riesco a chiamare "Casa" una terra aliena. Dove non sono nato. Dove non sono cresciuto.

Uno ad uno i segreti che separavano i due mondi (Sicilia e Bologna) sono caduti.
Eppure i due spazi sono ancora distanti.

Forse per me crescere non significa un velo da sposa e un passeggino.
Forse per me crescere è smettere di essere due persone in due luoghi.
Passo dopo passo.

22 dicembre 2007

Ladro di Libertà

"Non ci sarà nessun altro."
Mi guardi dritto negli occhi quando lo dici.
Mi aspetto che arrivi un "finchè".
Mi aspetto un "...finchè non incontrerò qualcuno che mi faccia rompere la promessa" o un "...finchè non capirò finalmente se ti amo oppure no."
Ma tu non dici niente altro.
"Non ci sarà nessun altro."
Così sembra quasi che non ci sarà nessun altro "mai".

"Non ci sarà nessun altro."
Lo dici con una punta di rabbia.
Neghi che sia rabbia.
Solo più tardi ho capito cos'era.
Era fatica.

Comincio a pensare che tu non volessi "veramente" incontrare un altro ragazzo.
Forse ti bastava sapere che questo poteva succedere.
Io con tenacia e spietato ho spezzato questo tuo senso di libertà.

Mi rendo conto adesso che non è la prima volta che lo faccio. Anche prima di te.
Solitamente mi lego a persone un pò isolate dal gruppo, libere di essere sole.
Poi arrivo io e dico:
"Eccomi.
Tu in fondo stai bene come stai. Hai trovato un tuo equilibrio.
Bene. Io arrivo per disordinare il tuo equilibrio. Vengo per farti avere pensieri che non hai mai pensato.
Creerò un legame, che tu lo voglia oppure no, e farò violenza alla tua placida solitudine.
Quando ti accorgerai della mia opera, sarà ormai tardi.
Nulla sarà al suo posto. Nulla potrà tornare al suo posto.
Io avrò creato disordine.
Tu eri libero.
Io ti avrò reso prigioniero."

Cosa dire a mia discolpa?
Non lo faccio consapevolmente.
Semplicemente accade.
Non so perchè.

Di nuovo insieme, Paolo?
O, come dici tu, non abbiamo mai smesso di esserlo?

"Non so come fai, ma mi fai sentire prigioniero."

Scusa se sorrido, Paolo.
Forse sono solo egoista, ma queste tue parole sono la cosa più vicina a un "Ti amo" che tu mi hai mai detto, a parte quando mi dicesti "Anche io".

17 dicembre 2007

Intanto Arriva il Natale...

Questo 2007 sta finalmente per concludersi.
Con esso certe questioni in sospeso sembrano volersi chiarire.
Forse.

Domani dovrei firmare il tanto agognato (da chi?) contratto a tempo indeterminato.
Sarà vero o sarà un'altra delle subdole mosse dell'azienda per cui lavoro?

Ieri ho parlato con Paolo.
Ancora non ho assorbito tutte le parole, ma sento il cuore leggero.
Mi ha detto parole che non mi aspettavo.
Le ha dette a suo modo, ma ciò non toglie la gioia che danno.
La crisi non è finita, ma almeno so che "stiamo lavorando per Noi".
Così torno dentro.
Riapro porte che avevo socchiuso.

Adesso si tratta di chiudere porte che forse stavo aprendo.
C'erano altri occhi azzurri.
C'erano fantasie condivise che forse servivano a curare il mio dolore e la sua solitudine.
Come si fa a dire addio a qualcuno che non hai fatto in tempo a far entrare?
Io non sarò più con il mio dolore, ma lui resterà con la sua solitudine.
E' questo il regalo di Natale che farò?

Quanto è infimo e volgare usare qualcuno per vincere il proprio dolore?
Quanto è sbagliato smettere di essere onesti con le persone?

Mi spiace dirlo.
Non posso essere triste per lui, perchè sono troppo occupato ad essere felice per me.

Intanto arriva il Natale, con la sua voglia di Casa.
Arriva la pace tanto sperata.
Sono contento di partire per la Sicilia con il cuore già leggero.

Accoglierò così un 2008 nuovo, rinnovato, colmo (spero) dei frutti che con fatica in questo 2007 ho seminato.

11 dicembre 2007

Ancora un Attimo...

Oggi pomeriggio ho baciato Paolo.

Non era la prima volta, ovviamente.
Nè penso sarà l'ultima.

Ma baciavo Paolo e lo guardavo sorridere.
Vedevo i suoi occhi azzurri cercarmi per un attimo e poi ritrarsi per timidezza.
Accarezzavo il suo volto e stavo bene.
Anche solo per un attimo.

Si può scegliere di dilatare un attimo?
Ovviamente no.
Ma si può scegliere di non farselo scappare via nella fretta di vita che ogni tanto ci assale.

Tutti (e dico TUTTI) mi hanno detto che devo guardare avanti.
Non devo perdere altro tempo. Devo sfruttare le esperienze che si presentano.

Dietro l'angolo ci sono altri occhi azzurri che mi aspettano, forse nuove emozioni da vivere.
E' vero.
Ma che fretta c'è?

Si corre il rischio poi nella fretta di vivere ogni cosa di non assaporare nulla.
Forse anche la fine di una storia (se di questo davvero si tratta) ha il diritto di essere gustata.

In fondo il 20 Dicembre (data che ho stabilito come termine ultimo dei suoi dubbi) è ormai alle porte. Che fretta c'è?

Forse facendo questa scelta rifiuto la possibilità di vivermi qualcosa di bello che perderò per sempre.
Ma il bacio di Paolo oggi non sarebbe stato lo stesso se ci fossero stati già altri occhi azzuri.

Quindi...
Grazie, amici tutti (chi legge e chi non legge questo blog), per la vostra preoccupazione.
Ma concedetemi ancora un attimo (forse l'ultimo... o forse no) per vivermi tutte le emozioni che ancora restano da provare insieme a Paolo.
Come mai i tuoi occhi ora stanno piangendo?
Versa l’ultima lacrima prima che il vento porti via con sé l’ultima briciola.
Dimmi che era un sogno e ci stiamo svegliando.
Con te vivevo un sogno ma ora sono sveglio.
Dammi solo un minuto,
un soffio di fiato, un attimo ancora.
Stare insieme è finito, l’abbiamo capito,
ma a dirselo e dura.
Un Attimo Ancora (Gemelli Diversi)

05 dicembre 2007

Senso di Stanchezza (e Lui Forse non lo sa)

Sento che il tempo a nostra disposizione sta per scadere.
Sento la testa e il cuore andare sempre più spesso Altrove.
Comincio a fare errori. Sempre più grandi.
Comincio a cedere.

Mentre lui (credo) mi dà ancora per scontato.
Come se fossi inamovibile. Come se la mia pazienza non avesse fine.

Non so come farglielo capire senza ferirlo. Senza che lui mi ferisca.
La colpa è mia.
Sempre così disponibile. Sempre così presente.
Sempre così solido e coerente.

Ho l'impressione che lui si sia adagiato.
Non si accorge che il tempo "nostro" sta per concludersi.

Fai in fretta, Paolo, finchè sei ancora in tempo.
Salva ciò che significa essere "Noi".
Ancora puoi.
Ma non per sempre.

03 dicembre 2007

Il Dolce e L'Amaro



Il dolce di tutti quei dolci preparati da me o per me in onore dei miei 30 anni.


L'amaro per l'attesa di un messaggio o una telefonata di Paolo che non è mai arrivata.


Il dolce dei sorrisi e degli abbracci dei miei colleghi di lavoro, i miei colleghi della scuola, i miei conquilini, Paolo, mia sorella, Michele e gli altri.


L'amaro di essere arrivato a casa la sera mezzo morto e aver potuto festeggiare senza troppa energia.


Il dolce del suo biglietto, le parole di Paolo, che mi regalano fiducia nel futuro.


L'amaro di essere arrivato a 30 anni e rendersi conto di vivere ancora una fase di precarietà a tutti i livelli (umore, amore e lavoro).


Il dolce di sapere con certezza che ogni nube scura di questa fase prima o poi passerà, perchè so che c'è sempre qualcuno su cui posso contare (famiglia, amici, lo stesso Paolo).


L'amaro per le ferite che non curo ancora.


Il dolce di sentire che il peggio è passato.


BUON COMPLEANNO A ME!!!!!!!!