Alcune emozioni inaspettate a questo Pride.
Esco di casa con la maglietta del Pride.
Qualcuno per strada mi guarda.
Non provo alcuna emozione.
Neanche quando mi inquadrano per caso le telecamere nel corteo.
Nè vergogna ("Oddio! Adesso capiscono che sono gay!"), nè esaltazione ("Fantastico! Adesso faccio capire a tutti di essere gay!"), emozioni che si erano mescolate nei primi Pride a cui ho partecipato.
Adesso più nulla.
Buon segno.
Essere gay è diventato per me qualcosa di quotidiano.
Poi un evento inaspettato rimette le carte in tavola, e mi sorprende.
Appare mio cugino con una ragazza fra la folla.
Passeggiano sul marciapiede osservando curiosi il corteo.
Io sono a pochi passi alle loro spalle insieme a Paolo.
Mi fermo inaspettatamente sgomento.
Paolo si ferma.
Gli spiego cosa succede.
Non dice nulla, ma so che disapprova la mia reazione.
E ha ragione.
Provo improvvisamente rabbia contro me stesso.
Tanti passi avanti fatti, e poi mi ritrovo a provare di nuovo quelle stesse paure che credevo dimenticate.
Tutto per colpa di un essere insignificante ed inutile.
La spiegazione razionale esiste.
Mio cugino potrebbe usare con i miei nonni questa informazione (sempre se mi ha visto!) per fare la parte del nipote migliore (e riscuotere più soldi!).
Ha già fatto qualcosa di simile in passato.
Non voglio far soffrire i miei nonni.
Ma ciò nonostante provo rabbia.
Non voglio che più niente e nessuno mi faccia vergognare o nascondere.
Non lo permetterò mai più.
Fortuna che il Pride è stato anche altro.
La gioia di rivedere Fulvio che non incontravo da un anno e chiacchierare un pò insieme delle nostre vite, facendo solenne promessa che non avremmo più permesso di far passare un altro anno senza vederci.
L'allegria di incrociare tante facce familiari, che hanno significato tanto o poco nella mia vita, ma che sono comunque un pezzetto di me.
L'emozione di scoprire che, nonostante tutte le mie paure, Paolo aveva voglia di condividere anche questo Pride insieme a me.
La commozione nel guardare gli occhi fieri della madre di Paolo insieme a tanti altri genitori sopra il carro dell'Agedo ("Associazione di genitori e amici di omosessuali").
L'orgoglio di essere in piazza in così tanti a chiedere quei diritti che ci sono ancora negati.
Le risate con mia sorella e gli altri nell'osservare l'assurdo mescolarsi di vestiti color arcobaleno dei finocchi con quelli ultradark dei metallari alla festa finale del Pride.
Per tutto questo...
Bellissimo PRIDE!
