28 aprile 2006

Bizzarri Equlibri

Mi accorgo a volte di seguire la mia stessa vita quasi con l'interesse scientifico di un sociologo, individuando le variabili che ne influenzano il corso e i vari mutamenti.
Altre volte invece osservo il mio vivere con occhio di scrittore, avido di stimoli per nuove storie da creare.
In psicologia esiste un nome ben preciso per indicare questo comportamento.
Intellettualizzazione.
E' uno dei tanti meccanismi di difesa che usa la mente per proteggere se stessa, in questo caso in particolare rendendo inerte e innocua la materia pulsante e imprevedibile di cui sono fatti i sentimenti.
Essere consapevole di ciò non è sufficiente ad aggirare l'ostacolo. Essere coscienti dei propri meccanismi di difesa non basta a superarli (anche se è già un primo passo).
Che poi (almeno in questo stadio della mia vita) proteggersi un pò in fondo non è una gran brutta cosa.


Sono fidanzato.
Analizzare questa mia nuova "condizione" è il mio "hobby" preferito da un mese a questa parte.
Prendiamo, a pure esempio esplicativo, la serata di ieri.
Io e Paolo siamo stati invitati a cena da una coppia di suoi amici.
Si ponevano però due problemi, uno pratico e uno... ehm... boh...
Si ponevano due problemi, uno pratico e uno psicologico (diciamo così, và).
Il problema pratico è che nè io nè Paolo siamo automuniti, e questi due amici abitano a Zola, un pò fuori Bologna.
L'altro problema è che Paolo ha ancora una certa allergia all'idea della serata in doppia coppia ("Credo ci devo fare ancora l'abitudine.").
Così nasce la proposta di invitare anche Davide (automunito), uno dei più cari amici di Paolo (è anche uno dei ragazzi di Fognano a cui io mi sono affezionato), nonchè la persona che ci ha fatto conoscere.
Piccolo problema.
La situazione "doppia coppia" sarà anche fastidiosa, ma quella "doppia coppia + 1" può diventare decisamente imbarazante se non la sai gestire.
Inoltre Davide in questo periodo sta attraversando un periodo di cupa tristezza, proprio a causa dei suoi insuccessi sentimentali. Sbattergli in faccia una coppia stabile da anni e un'altra nel pieno dell'entusiasmo iniziale potrebbe non fargli benissimo.
Lo stesso Paolo propone ai suoi amici di invitare almeno un'altra persona, ma loro fanno finta di non capire (credo non volessero troppi invitati a cena).


La serata in realtà è andata abbastanza bene, senza infamia e senza lode.
Eccezion fatta per un momento in cui mi sono sentito decisamente a disagio.
Dopo cena ci sistemiamo nei divani per guardare un pò di tv.
I padroni di casa si sistemano accoccolati su uno dei due divani, mentre nell'altro ci sistemiamo noi tre con Paolo al centro.
In realtà già prima di frequentare Paolo, avevo notato un affetto fra lui e Davide che spesso si esprimeva fisicamente con abbracci e carezze. E la cosa non mi dava (e non mi dà) alcun fastidio.
Io personalmente non sono un tipo molto "fisico" nei miei affetti, ma rispetto il fatto che Paolo è fatto in maniera diversa.
Ciò nonostante queste "coccole a tre" sul divano, tanto da non sapere ad un certo punto quale braccio stavo accarezzando, erano un pò imbarazzanti. E tutto ciò mi rendeva molto innaturale.
C'è da dire che in ogni caso Paolo era più "proiettato" verso di me, ma mi dava l'impressione di essere un pò una forzatura, come quando cambi abitazione e ti devi "disabituare" a prendere sempre la stessa strada tornando da lavoro.
Esistono equilibri a me presistenti, come è normale che sia.
Paolo vive a Bologna da quasi dieci anni e non da due.
Io sono la nuova variabile.
Io sono il nuovo elemento che deve incastarsi nell'ingranaggio già funzionante.
Quanto tempo impiegherò? Quanti sforzi di adattamento dovrò fare? Quanto malleabile dovrò essere?

23 aprile 2006

Un mia cara amica mi ha scritto...

"pensavo, quindi...
a te e a paolo. non so perché. mi è venuto in mente una cosa che non ti ho detto prima. la sera di martedì quando ti ho visto con lui. sembravi un diverso te. non so se ci sono le parole adatte (poi considera che non sono italiana pure), però intorno a te c'era un'area diversa. non era uguale essere seduta d'accanto di te lì ed essere seduta d'accanto di te ogni mattina. proiettavi una benevolezza... una sensazione molto bella..non riesco a spiegarla."

22 aprile 2006

Caducità

Io: "Guarda! Al Lumierè fanno Mulholland Drive, il film che ti volevo far vedere! Però lo fanno il 19 Maggio. Non so se aspettare o se organizzare al più presto una visione casalinga, come avevamo pensato."
Paolo: "Dai! Al cinema è sicuramente molto meglio. Penso di poter resistere per un mesetto. Tu che dici? Pensi di poter resistere?"
Io:"...........si........"
................................
................................
................................
Ma NOI resisteremo fino al 19 Maggio, Paolo?

18 aprile 2006

Lacerazioni

A volte basta una semplice frase buttata lì a dare il via ad una serie incredibile di riflessioni.

Paolo: “Vi state divertendo? Mi sarebbe piaciuto passare la Pasquetta lì insieme a te e ai tuoi amici.”

E all’improvviso cerco di immaginare davvero come sarebbe stato.
Alcuni amici sanno che sono gay. Altri no.
Alcuni amici sanno che sono fidanzato. Altri no.
Alcuni sono miei amici. Altri no.
Questa è la mia comitiva, questo il mio mondo quando scendo in Sicilia.

Provo davvero ad immaginare Pasquina e Pasquetta passate con la presenza di Paolo.
Come avrebbero reagito le dodici diverse persone che erano presenti sabato in campagna mia?

Mi sento lacerato. Sempre di più.
Mi dico che domani rivedrò Paolo, che tornerò a Bologna e al mondo che là mi sono costruito dove finalmente “vivo”.
Ma non mi basta.

A questo punto non c’entra più neanche Paolo.
Non so dove mi porterà questa storia condivisa con questo ragazzo.
Ma esiste un percorso che sto facendo insieme a lui da un mese a questa parte, ed esiste un altro percorso che da 28 anni sto facendo da solo.
E’ la mia Vita.

Oggi ho chiesto al mio migliore amico se secondo lui riuscirò mai a riparare questa lacerazione, se sarò mai uno solo, sia in Sicilia che a Bologna.
Lui mi ha regalato rassegnazione.
Secondo lui, poco a poco estinguerò la mia vita sociale in Sicilia, costruendomene una migliore al Nord. Sempre più spesso tornerò solo per vedere la mia famiglia e non più per i miei amici.
Mi ha fatto rabbia.

Non voglio rassegnarmi.
Devo poter credere di riuscire in futuro a riunire le mie due realtà (entrambi importanti) senza dover rinunciare a nessuna.
Forse chiedo troppo alla Vita.
Forse dovrei imparare ad “accontentarmi”.
Ma almeno voglio provare.

Ho energia e volontà.
Forse rimarrò deluso. Forse sarò ferito dalle persone che credo mi vogliono bene.
O forse no.
A volte le persone ti stupiscono.
Intanto devo provare.

So che non è un percorso semplice.
Ma non voglio più sentirmi così.
Lacerato.

14 aprile 2006

Romanticismo da nuovo millennio

Mio fratello: "C'è un certo Paolo al telefono. Lo conosci?"
Io: "Ehm... beh... si."

E' solamente il mio ragazzo (o quasi). E' solamente la persona a cui penso più spesso da un mese a questa parte. E' solamente la causa della mia insofferenza per questi dieci giorni nisseni.
Ma non te lo posso dire.
Sono davver stanco dei segreti!

Paolo questo venerdì non andrà al Bart, come era solito fare prima di conoscermi.
Paolo sceglie di non fare sesso occasionale questo venerdì.
Qualcosa è cambiato nella sua vita.
Sono io.

Non è il gesto più romantico che qualcuno possa fare per te.
Non è una rosa rossa. Non è una serenata sotto il balcone.
Ma lo stesso capisci che un legame è nato.
Senza parole. Senza nome. Senza regole.
Ma c'è.

Paolo ha organizzato le cose in modo da farmi conoscere martedì una sua carissima amica che abita a Parigi e che è a Bologna per pochi giorni.
Le ha parlato di me.

Ma adesso basta.
Ogni cosa va vissuta a suo tempo.

Domani mi aspetta la solita scampagnata pasquale.
Amo da sempre quel giorno.
E' giusto che io me lo viva pienamente e smetta di aspettare quel martedì.

12 aprile 2006

Icaro fra Aurora e Luna

Stasera sono uscito con Aurora e Luna.
Ancora una volta.
Questo ritrovato terzetto mi fa star bene, ha trasformato in allegria l'umore nero di questi giorni (certo... ha avuto anche una buona parte nella storia anche la telefonata di questa mattina con Paolo).

Mi ero ripromesso di raccontare loro che un pomeriggio a Bologna ho incontrato per caso un nostro compagno di liceo dopo anni che non lo vedevo.
Ho dimenticato di dirlo.
Avevamo troppo di nostro da raccontarci.
Ognuno con la sua storia, ognuno con le sue emozioni.
Del passato, di ciò che eravamo, delle cose comuni di un tempo non c'è stato lo spazio per parlarne.
Penso che nessuno di noi ne avesse voglia... io di certo no.

Ritrovare Luna, parlare a cuore aperto di ciò che viviamo.
Forse neanche al tempo del liceo eravamo così schietti l'uno con l'altra.
Ed è strano. Non avevo alcun imbarazzo.
Nonostante tutto il tempo che ci ha tenuto lontani, sembrava un dialogo interrotto appena ieri.

Queste stesse sensazioni cercavo con i miei amici.
Perchè non ha funzionato allo stesso modo?
Forse perchè il nostro dialogo è sempre stato impostato su canali comunicativi diversi.
Un tempo per parlare di ciò che provavamo si aspettava di rimanere soli, svegli a tarda notte, in quella indimenticabile casa in via Villareale.
Un tempo ci potevamo permettere il lusso di aspettare che capitasse l'occasione giusta per potersi aprire.
Adesso non più. Il tempo "in comune" scivola via rapido.

Perchè allora mentre parlo di me e di ciò che per la prima volta sto vivendo, il mio migliore amico sente l'irrefrenabile desiderio PROPRIO IN QUEL MOMENTO di fare una telefonata di scherno al nostro "peggior nemico"?

Ma forse è un problema solo mio.
Probabilmente per gli altri va bene così, forse per loro il tempo condiviso ha un grosso valore anche se non parliamo delle nostre vite, ma di "altro", del passato, dei nostri amici (o nemici), della comitiva.
Eppure vengo assalito da malinconia se penso che probabilmente ci rivedremo solo questa estate tutti insieme.
Dovrò parlarvi di me solo attraverso un telefono o un blog?
Dovrò sapere di voi solo attraverso una mail o un blog?

Poi penso ancora a Paolo (sempre più spesso).
Alle sue parole di oggi.
Alla sua frase sussurrata questa notte.

"Ci sentiamo domani mattina."

Non semplicemente domani, ma domani mattina.

08 aprile 2006

Ma lui esiste davvero?

Ho una sgradevole sensazione da quando sono tornato in Sicilia.
Ho l'impressione di aver fatto un salto indietro nel tempo.
Non so se c'entri Paolo... o meglio... c'entra sicuramente, ma in modo indiretto.
E' come se fossi tornato a rivestire i panni di me stesso di due anni fa.
Ragazzo della porta accanto. Timido. Etero. Sfigato.

Non so bene come spiegare.
Ho quasi paura che Paolo non esista. Ho paura di essermelo immaginato.

E la sua voce al telefono non basta a renderlo concreto.
Mi trovo qui, a casa mia, con i miei amici di sempre, i miei genitori, mio fratello.
Nulla sembra cambiato.
Ed è appunto quello il problema. Nulla è cambiato.

Ho voglia di parlare di Paolo.
Avrei mille cose da raccontare.
Dell'ultima notte ancora ho parlato solo con la mia collega.
Eppure sono state dette cose importanti.

Mia madre sa che sono fidanzato.
Ma ancora non ne abbiamo parlato.
I miei amici lo sanno, ma abbiamo nominato Paolo solo di striscio.
Forse è giusto così.
La nostra amicizia a quattro spesso non dà spazio alle individualità di ognuno, ma solo a ciò che abbiamo in comune. Eppure avevo voglia di condividere con loro le mie emozioni.
Più che parlare di Pasquina e Pasquetta avevo voglia di trasmettere loro tutta la mia felicità di questi giorni.
Ma non ci sono riuscito.
Abbiamo ancora parlato (ancora e ancora) di quello che è stato, del "periodo d'oro" della comitiva. Io avevo bisogno di parlare di ora. Di Me.

Ho desiderio di parlare di Paolo per essere sicuro che lui esista davvero, che ciò che sto vivendo non è parto di una delle mie solite fantasie ad occhi aperti. (Manu, Mare... voi che l'avete conosciuto... confermatemi che è tutto vero!)

Lui stasera mi ha chiamato.
Si è comprato il DVD di "Una Storia Vera" di Lynch.
Gli parlai di questo film quella domenica al picnic e a lui piacque la trama.
Questa sera mentre io ero in pizzeria con gli amici, lui era a casa dei suoi genitori e guardava un film da me consigliato.
Lui pensava a me.
E' la più stupida delle verità, ma ha il valore più grande.
Lui questa notte davanti quel film ha pensato a me, alle mie parole.


Lo so che è ingiusto dirlo, ma questa volta di scendere in Sicilia per dieci (luuuunghi) giorni non ne avevo la minima voglia.
A Bologna sono semplicemente un ragazzo che si sta innamorando.
In Sicilia torno ancora ad essere un ragazzo che cela un segreto (anche se ormai quasi tutti lo sanno!).
Anche la semplice parola "finocchio" suona in maniera diversa.
Uno dei miei amici (che sa!) ha detto "finocchio" e poi mi ha guardato silenziosamente complice, come a dire "Lo sai che sto scherzando, vero?".
A Bologna tutto scivola liscio, senza imbarazzi, senza verità celate, senza giustificazioni.

Sicuramente sto esagerando.
Il desiderio di vivere quello che sta accadendo fra me e Paolo mi rende insofferente a cose che di solito non mi davano fastidio.
Non so... non so....
Forse è bene concentrarmi sul presente, e non rovinarmi queste feste con l'attesa del mio ritorno a Bologna.

04 aprile 2006

Già nella Mia Mente

E' come se il tempo avesse acquistato una nuovo piccola sfumatura.
Mi ritrovo lì alla fermata dell'autobus, lì mentre faccio il pezzo di strada a piedi per arrivare a casa, lì mentre aspetto qualcosa o qualcuno, quando all'improvviso il tempo dell'attesa sembra essersi ridotto.
L'autobus arriva in anticipo, il tratto di strada da fare è più breve, colui che attendo appare immediatamente.
Provo a ricordare a cosa ho pensato durante l'attesa, a come ho ingannato il passare lento del tempo, e allora capisco.
Ho un pensiero nuovo, che si insinua in ogni spazio lasciato bianco.
Ciò che era vuoto, adesso è il tempo che abbiamo passato insieme, è i ricordi che abbiamo costruito, sono le sue mani, sono le sue parole, sono i suoi occhi, le nostre risate.
Ciò che era vuoto, adesso è Paolo.

"Io ti ho voluto. Non mi era mai successo prima. E' un'esperienza nuova, e mi piace."

"Non mi va di far passare un giorno senza sentirti almeno una volta. E in quei tre minuti di telefonata tu sei importante. Ma per il resto della giornata mi obbligo a non pensarti, continuando a fare le stesse cose che facevo e pensavo prima di incontrarti. Altrimenti mi salirebbe l'ansia, perchè io ho già una vita che mi soddisfa, il lavoro, gli amici, le persone a me care. Mi prende il panico a pensare di cambiare questo equilibrio che ho creato."

"Vivo di presente, di qesti nostri momenti, e non penso al futuro. Ma non è un presente superficiale. E' un presente che ha un grosso valore per me."

"Forse troverò casa in questo periodo. Visto che è un periodo di "ritrovamenti", forse sarò fortunato anche per ciò che riguarda la mia ricerca di un'abitazione."

"Lo so già. So come tu vivi questo tipo di esperienze, perchè ne parlasti la prima sera che ci incontrammo, se ricordi. So che hai già pronto l'anello di fidanzamento!" (ride)