20 maggio 2007

Cambio di Programma (a.k.a. Un Passo Indietro)

Quante ferite può sopportare un’utopia prima di infrangersi?

Non c’è risposta certa a questo dilemma. Solo vivendo si può scoprire la verità.

Ero indeciso su come intitolare questo post. Se “Cambio di Programma” (come mi direbbe la mente razionale) o “Un Passo Indietro” (come invece sente la mia mente emotiva).

Ad Agosto non andrò più a vivere a casa di Paolo.
E’ una decisione che ho preso in seguito ad una serie di impressioni recenti.
Una parte di me lo sapeva già, ma nonostante questa cupa consapevolezza continuavo a sperare.
Credevo che questi 5 mesi (da Marzo a Luglio) sarebbero bastati a Paolo per riuscire ad accogliermi a casa sua.
Mi sbagliavo.

Ancora manca la biblioteca (il falegname ha parlato di 6 mesi prima di finirla) e una stanza rimane quindi incompleta e disordinata. Gli scatoloni ancora chiusi segnano l’evidenza di questa precarietà.
Non riesce ancora a sentire quella casa come qualcosa di definitivo, o definito.
In tutto quel caos non c’è spazio per me, per le mie cose. Almeno non ancora.
Non lo ha detto in maniera così chiara, ma sento che è così.
Ha accettato la mia decisione quasi con sollievo.
Il suo “Grazie” ferisce un po’, ma il suo “Ti voglio bene… davvero!” è ciò che lenisce.

Voglio riuscire ad accettare questa nuova amara verità con leggerezza.
Sento l’infrangersi dei miei scenari futuri, le mie fantasie sulla nostra prossima convivenza, ma non voglio abbattermi.
Forse se avrò pazienza la mia utopia si avvererà, se avrò la forza di resistere alle disillusioni.
Ancora una volta tocca a me essere quello forte. Ancora una volta tocca a me rinunciare a qualcosa per permettere alla nostra storia di perdurare.

Intanto creo nuove aspettative.
Una nuova casa. Una stanza singola questa volta. Per la prima volta in vita mia.
Uno spazio che sia solo mio, uno spazio che non ho mai avuto.
Forse mi farà bene in fondo. Poi se tornassi a vivere con Milena sarebbe perfetto!
Accettare l’inevitabile con un sorriso. Questo vorrei essere capace di fare.

Anche se, ad essere sinceri, il pensiero di sbattermi di nuovo per la ricerca di una casa e per l’ennesimo trasloco non mi mette addosso una grande energia.
Ma
forse anche quella un giorno arriverà.

Fortuna che questo weekend Mari, Micky e Manu mi hanno permesso di sorridere spesso. Grazie a tutti voi!

15 maggio 2007

Auguri!

Buon Compleanno, Mare!!!!!
P.s. Mi spiace un sacco non essere riuscito a venire al tuo aperitivo! Prometto che rimedierò!

13 maggio 2007

Fuori e Dentro il Guscio

Ci sono momenti in cui ci sembra di essere cambiati.
Ripensiamo un attimo a come eravamo e ci stupiamo di quanta strada abbiamo percorso.
Poi lentamente il corso della vita cambia, e riemergono all’improvviso fantasmi che credevamo di aver già sconfitto.
Forse cambiamo davvero. Forse.
Ma di certo non lo facciamo mai del tutto.

Bologna è stato il cambiamento. Giusto?
Quante volte l’avrò ripetuto?
Bologna è stato l’aprirsi al mondo, il mettersi alla prova, uscendo dal guscio protetto dei miei amici più cari e della mia famiglia.
A Bologna ho conosciuto decine e decine di persone nuove, ho frequentato gruppi sempre diversi.
Ricordo che c’erano settimane in cui uscivo anche tutte le sere, senza stancarmi mai.

Dopo i primi mesi per abituarmi al nuovo ambiente, mi sono subito buttato nella mischia, mettendomi in gioco di continuo con perfetti sconosciuti.
Era eccitante, stimolante, ma anche tremendamente stancante.

Ora d’improvviso ho l’impressione di essermi fermato, congelato in uno stato di placida ammirazione della mia vita, senza alcuna voglia di espormi ancora.
La definirei improvvisa e marcata misantropia, o in parole più semplici “fastidio dell’umanità”.

Mi accorgo di non aver più voglia di uscire con sconosciuti, di ricercare spazi con persone a me familiari (mia sorella, Paolo, i miei coinquilini, ecc…), senza più alcuna voglia di farmi conoscere da nessun altro.

Si richiude il guscio, signore e signori.
Siamo spiacenti, ma chi è arrivato in ritardo non può più entrare.

Me ne sono accorto frequentando la scuola di specializzazione.
Ho l’impressione che i miei “compagni di corso” stiano legando fra di loro con una velocità che ormai mi è estranea. Ho l’impressione ogni tanto di esserne fuori.

Con la mente ritorno a Fognano.
Ripenso a quel luogo che mi ha insegnato la fatica che faccio a rendermi “visibile” nel grande gruppo.
Pensavo di aver combattuto già quelle guerre.
Mi sbagliavo.
Non si cambia mai del tutto.

Paolo dice che non è grave.
Forse dopo tanto “aprirmi” è anche giusto tornare alla mia indole di base, al mio bisogno di spazi “protetti”, di tempi “lenti”.

Ha ragione.
Quanti altri “cambiamenti” mi aspettano ancora?