13 maggio 2007

Fuori e Dentro il Guscio

Ci sono momenti in cui ci sembra di essere cambiati.
Ripensiamo un attimo a come eravamo e ci stupiamo di quanta strada abbiamo percorso.
Poi lentamente il corso della vita cambia, e riemergono all’improvviso fantasmi che credevamo di aver già sconfitto.
Forse cambiamo davvero. Forse.
Ma di certo non lo facciamo mai del tutto.

Bologna è stato il cambiamento. Giusto?
Quante volte l’avrò ripetuto?
Bologna è stato l’aprirsi al mondo, il mettersi alla prova, uscendo dal guscio protetto dei miei amici più cari e della mia famiglia.
A Bologna ho conosciuto decine e decine di persone nuove, ho frequentato gruppi sempre diversi.
Ricordo che c’erano settimane in cui uscivo anche tutte le sere, senza stancarmi mai.

Dopo i primi mesi per abituarmi al nuovo ambiente, mi sono subito buttato nella mischia, mettendomi in gioco di continuo con perfetti sconosciuti.
Era eccitante, stimolante, ma anche tremendamente stancante.

Ora d’improvviso ho l’impressione di essermi fermato, congelato in uno stato di placida ammirazione della mia vita, senza alcuna voglia di espormi ancora.
La definirei improvvisa e marcata misantropia, o in parole più semplici “fastidio dell’umanità”.

Mi accorgo di non aver più voglia di uscire con sconosciuti, di ricercare spazi con persone a me familiari (mia sorella, Paolo, i miei coinquilini, ecc…), senza più alcuna voglia di farmi conoscere da nessun altro.

Si richiude il guscio, signore e signori.
Siamo spiacenti, ma chi è arrivato in ritardo non può più entrare.

Me ne sono accorto frequentando la scuola di specializzazione.
Ho l’impressione che i miei “compagni di corso” stiano legando fra di loro con una velocità che ormai mi è estranea. Ho l’impressione ogni tanto di esserne fuori.

Con la mente ritorno a Fognano.
Ripenso a quel luogo che mi ha insegnato la fatica che faccio a rendermi “visibile” nel grande gruppo.
Pensavo di aver combattuto già quelle guerre.
Mi sbagliavo.
Non si cambia mai del tutto.

Paolo dice che non è grave.
Forse dopo tanto “aprirmi” è anche giusto tornare alla mia indole di base, al mio bisogno di spazi “protetti”, di tempi “lenti”.

Ha ragione.
Quanti altri “cambiamenti” mi aspettano ancora?

4 commenti:

Andrea ha detto...

Bella l'etichetta "Contorsioni mentali su me stesso"! Potrebbe diventare il titolo di un romanzo autobiografico di 8000 pagine (che già esiste, solo che viene tramandato oralmente).

mareintempesta ha detto...

Io credo che tutto questo non è affatto grave o sconvolgente...
Un tempo il tuo stare dentro il guscio era l'unica realtà che conoscevi, era una specie di "scelta obbligata".
Adesso, dopo avere esplorato un po', è una scelta voluta, vera.
E' quello che vuoi, di cui hai bisogno adesso.
Domani? Chissà...
Don't worry!
D

luca ge ha detto...

Domanda: perchè, per ogni minima cosa accada, ti poni delle domande? Non sarebbe più facile farsi scivolare gli eventi addosso e accetarli per quello che sono? Semplici momenti di vita. Figlio mio così vivi male. Divertiti ogni tanto :-)
Fai come faccio io... vai al mare ahahah

Icaro ha detto...

Beh... Luca... diciamo che "lasciarsi scivolare le cose addosso" dal mio punto di vista è un modo di vivere "a metà".
Dare significato ad ogni minima cosa accada, permette di provare una più vasta gamma di emozioni (positive e negative che siano).
Sul fatto del "divertirsi", ammetto che difficilemente quello trova spazio in questo blog, ma non significa che non esiste.
Anche se confesso che il divertimento privo di pensiero difficilemnte mi prende.
Credo che ognuno sia fatto a suo modo, no? ;-)

Hai ragione, Mare.
La verità è che costruisco sempre nuove immagini di me, per poi riplasmarle di continuo.
Dovrei imparare ad accettare certi miei "difetti" senza sforzarmi sempre di modificarli.

Andrea, quante contorsioni mentali su noi stessi ci siamo fatti a Palermo (allora le chiamavamo "masturbation of mind"!)?
Eh eh eh!