30 giugno 2006

Torrida Estate

Fa Caldo.

Ho sempre amato questa stagione. Sin da bambino.
Un tempo aveva il sapore della fine della scuola, dei mesi trascorsi in contrada, dei viaggi in roulotte in giro per l'Italia con la mia famiglia.
Era il tempo passato della fanciulezza.

Ma non è di lontani ricordi che voglio parlare.
Amavo l'estate ancora l'anno scorso, prima di scoprire una bizzarra verità.
Il caldo allontana le persone.
Il caldo fa impazzire la gente.

Lo scorso fine settimana è stato un delirio.
Le mie due coinquiline si sono lasciate. Dopo anni di equilibri precari.
L'altra mia coinquilina ha passato L'INTERA AFOSA GIORNATA a litigare con il suo ragazzo, urlandosi di tutto.
Non contento quest'ultimo è riuscito anche a trovare l'energia per litigare anche con il MIO (e non suo) vicino di casa.
Paolo a casa dei suoi genitori non mi ha chiamato neanche una volta.

E ancora...
A lavoro è in atto una sorta di microrivolta a causa di alcune ingiustizie perpetuate dai "capi".
La scorsa settimana ho litigato prima con la mia collega e poi con il mio ragazzo in una stessa giornata.
Allo studentato di mia sorella sono scoppiate lite furibonde, rancori sopiti da tempo.

Fa Caldo.

La gente sfugge il contatto... più del solito.
Se prima un scontro casuale con uno sconosciuto si concludeva con un sorriso di scuse, adesso c'è il rischio che ogni toccarsi implichi una follia omicida.

Con Paolo il gioco del vicino/lontano si è spostato anche sul piano fisico.
Trovare un equilibrio fra il bisogno di accarezzarsi e il calore che ne consegue è impresa non da poco.

Fa Caldo.


C'è bisogno di mare.

23 giugno 2006

La Cena del "Giorno Dopo"

Ovviamente.

Dolcissimo. Romantico. Premuroso.
Dopo esserci scontrati, lui sa come rimettere insieme i pezzi.

Ed ecco che magicamente appare la serata "tutta nostra".
Una cena al ristorante argentino offerta da lui, un film scelto da me e poi insieme a casa sua.
Una lunga serata io e lui da soli.
Quella tanto attesa serata che nasce, accade e muore come NOSTRA.

Quindi... Grazie, Paolo.

I problemi ci sono lo stesso, e lo sappiamo entrambi.
Ma grazie lo stesso.
Perchè è stato fatto un altro piccolo passo avanti, un passo fatto insieme.
E le ferite sono state curate, il dolore allievato.

Un ottimo modo per "sopportare" questo weekend che ci vedrà distanti.

21 giugno 2006

Le Parole che erano rimaste in Sospeso

Infine le parole sono state dette.
Nel giorno più sbagliato.

Ieri stavo male. Avevo bisogno di lui, di un suo abbraccio.
Lui non c'è stato.
Troppo preso dai suoi mille impegni non è riuscito a trovare un spazio che fosse solo mio.
Ferendomi. Quando già stavo male per altri motivi.

Ero andato a casa sua per cercare un pò di serenità alla fine di una giornata di merda.
Ho trovato altro dolore.

E quando le parole in sospeso sono state dette, lui mi ha attaccato.
"Ho cercato di coinvolgerti mentre chiacchieravo con Giusi, ma tu avevi ormai deciso che saresti rimasto escluso."

Non avevo deciso nulla, Paolo. E non mi sono sentito escluso.
Semplicemente dopo 10 ore di lavoro immerso in un caldo bestiale e dopo aver litigato con una delle più care amiche che ho qui a Bologna, di fare conversazione casuale con la tua coinquilina non aveva alcuna voglia.
Ti sembra il caso di farmene una colpa?!
Sopratutto dopo che mi avevi promesso che mi avresti "coccolato un pò". E non l'hai fatto.

Hai Paura.
Dici che se pensi di passare quattro serate a settimana insieme a me, ti assale l'ansia.
L'equilibrio che hai trovato, l'unico possibile a quanto pare, è vedermi sempre insieme agli altri, ai tuoi amici o ai miei. Per fare qualcosa. Dando quel senso alla serata che altrimenti non avrebbe se fosse solo una serata dedicata a noi due.

"Federico e Matteo si vedono meno di noi."
Hai detto.
E allora?
Federico e Matteo stanno insieme da tanti anni. Avranno trovato il loro equilibrio.
E poi ci sono mille coppie diverse. Chi non si separa mai. Chi si vede solo nei weekend.
E allora???
Questa è la NOSTRA storia. Basta con tutti questi paragoni.

Io non ti ho mai chiesto di passare tutto il tuo tempo libero solo con me.
Non mi mettere in testa desideri che non ho.
Lo troverei un rapporto simbiotico, svilente e poco stimolante.
Ma DEVE esistere ogni tanto una serata che nasce, accade e muore come serata NOSTRA.
Non per caso. Ma per volontà.
Non perchè quella sera tutti i tuoi amici sono impegnati. Ma perchè hai voglia di dedicare una serata solo a Noi.

"Sei la persona con cui passo più tempo in assoluto."
Hai detto.
"Passiamo tanto tempo insieme, Paolo. Questo è vero.
Ma io sono sempre al tuo fianco e mai al centro della tua attenzione."

Mi hai chiesto di avere pazienza.
Mi hai detto che già così per te è una fatica.
Ma che senti che le cose si stanno muovendo.
"Non puoi aspettarti che io cambi cose di me che ho costruito negli anni in appena due mesi."

I mesi sono tre, Paolo.
E non ti chiedo di cambiare.
Mi sembra però che tu complichi troppo ogni cosa.

E' semplice.
Stavo male. Avevo bisogno di te.
Per una volta avresti potuto mettere da parte il resto. Ma non l'hai fatto.
Punto.

"Cosa avrei dovuto fare? Cosa avresti fatto tu al mio posto?"
Non ti ho risposto a queste domande, perchè la mia risposta non ti sarebbe piaciuta.
Paolo, a me non fa paura mettere te al primo posto, sopratutto quando stai male.
Che cosa c'è di tanto scandaloso in questo?
Dire alla tua coinquilina che io avevo bisogno di stare un pò con te perchè stavo male sarebbe stato così improponibile?

Ti voglio bene, Paolo.
E ho scelto te come mio ragazzo.
Ma non mi posso "accontentare".
Posso avere pazienza, questo si.
Perchè so che per te è difficile.
Ma tu devi imparare che ci sono momenti in cui devi mettere da parte le tue paure.
Ieri era uno di quei momenti. E te lo sei perso.

Rimedierai, lo so.
So che quando vuoi, sai essere premuoroso e pieno di attenzioni.
Ma non può essere sempre e solo "il giorno dopo".

Ti ho dato qualcosa su cui riflettere.
"Io ti raccontavo di ciò che mi era successo ieri, e tu continuavi a pulire la stanza, ascoltandomi, ma senza guardarmi. Sono piccoli gesti che hanno un grande significato, Paolo.
Tu mi ascoltavi, lo so. Ma a volte le persone hanno bisogno di essere accolti, più che ascoltati."
Ti ho visto entrare in crisi per questa semplice e piccola verità.
"Non ci ho mai pensato, ma adesso che me lo dici capisco che è vero."

Questa sera andremo al cinema con i tuoi amici.
Ti ho chiesto però di dedicarmi un pò di tempo perchè ho altro da dirti, dopo una notte insonne passata a ripensare alle tue parole e alle mie.

So che come al solito sarà complesso riuscire in queste semplici cose.
E' mai possibile che non riesco a trovare il tempo per parlare con il mio ragazzo se ho qualcosa da dirgli?

Ma è la storia che mi sono scelto.
Lui è il ragazzo che voglio al mio fianco.
Nonostante tutto quello che ho appena scritto.

Non sarà facile.
Ma sono pieno di fiducia.
In fondo sono solo tre mesi e di passi avanti ne abbiamo fatti.
I bei momenti passati a Torino sono veri anche se adesso non sono più dello stesso umore di Lunedì.
Racconterò del weekend appena trascorso.
Ma solo quando sarò dell'umore giusto per farlo.

14 giugno 2006

Sospendendo le Parole

Un'altra volta abbiamo sfiorato il nostro primo vero litigio.
Un'altra volta non siamo arrivati fino in fondo.
E' bastato un gelato donato al momento giusto a sospendere le parole che andavano dette.
Così un suo gesto ha vinto le mie parole.

Dire. Non dire.
Vicino. Lontano.
Gesti. Parole.
Dentro. Fuori.
Inflessibile. Malleabile.
Io. Lui.

L'altra sera ho conosciuto una nuova parte di sè.
Isterico. Arrabbiato. Nervoso. Ingestibile. Irragionevole.
Testardo fino a farmi diventare arrabbiato (e ferito).


Poi una mattinata passata a pensare alle parole da dire.
E a lui basta una telefonata per cambiare il mio umore.
Così scelgo di non dire nulla per non rovinare quella ritrovata armonia.

Ma in fondo i problemi sono sempre gli stessi.
Li conosciamo entrambi.
Forse non c'era nulla da aggiungere.

Forse le cose cambieranno con il tempo.
Forse le parole un giorno andranno dette comunque.

Intanto progettiamo l'estate, il weekend e questa sera.

09 giugno 2006

Cupi Pensieri

Ieri...

Alla festa del centro per disabili dove faccio volontariato c'era fra la folla un ragazzo dagli occhi azzurri che mi guardava.
Sarebbe mentire a me stesso affermare che la cosa non mi facesse piacere.
E' strano abituarsi all'idea di essere adesso fidanzato e pensare di smettere quel bizzarro gioco della seduzione.
Sono meno veri i miei sentimenti per Paolo se per un istante ho cercato un contatto visivo con uno sconosciuto?

Andando verso casa della mia collega per la cena, mi sono trovato ad un bivio.
Invece di raggiungere i miei colleghi mi è venuta voglia di bidonarli con una scusa qualsiasi e scappare a casa di Paolo, presentandomi così a sorpresa.
Ero fermo in Piazza Maggiore, indeciso se andare verso via Irnerio o dalla parte opposta, verso casa di Paolo.
Poi ho pensato a come lui avrebbe accolto la mia apparizione imprevista.
Dopo due sere passate insieme, forse una sera a casa da solo a studiare era quello di cui aveva bisogno per ristabilire i precari confini.
Andare da lui forse sarebbe stata un'invasione al suo bisogno di autonomia.
Solito eterno pendere fra la vicinanza e la distanza.
Sentirmi così non mi ha fatto bene.
Sapere che probabilmente per lui i miei impegni rappresentano una sorta di "boccata d'aria" mi fa ancora sentire "in più".
Mi chiedo quando questa sensazione passerà (se passerà).

Così la decisione è presa.
Raggiungo i miei colleghi per un fine serata pessimo.
Ero lì in mezzo ad amici, conoscenti e sconosciuti.
Rilassato, tranquillo e divertito.
Quando una battuta lanciata e rimangiata sui gay appesantisce il mio umore.
Non è la battuta in sè.
Scherzare sul mio orientamento sessuale non è mai stato un problema.
Ma è stato escludermi dalla battuta per imbarazzo ("Che figura di merda!") a ferirmi.
E quegli sguardi imbarazzati stile "Ma avrà sentito oppure no? Mamma mia! Speriamo di no!".
E' la conseguenza della "scelta" di non celare più a nessuno il mio "segreto" a portare poi a queste inevitabili conseguenze. Lo so.
Ma forse basterebbe tenere separato il mondo dei "colleghi di lavoro" e quello degli "amici". Non so.
Però la sera prima ho riso così tanto insieme a loro.
Forse fare una selezione.
Si vedrà.

Cattivi pensieri oggi.
E' la stanchezza che mi porto appresso a rendere tutto più cupo.
E questa estate che sembra non voler arrivare.

In questo momento ho solo voglia di rivedere Paolo e raccontare a lui i miei cattivi pensieri.
Sapendo che lui sa come farmi stare meglio.

Beh... direi che questo basta per smettere di avere cupi pensieri.


08 giugno 2006

48 Ore...

...che non metto piede a casa mia.
48 ore che non mi cambio (ho le stesse mutande di due giorni fa! Che schifo!!!).
48 ore che ho dedicato solo al lavoro, ai colleghi e a Paolo.
48 ore che non vedo mia sorella (sono ancora vivo, Manu!).
48 ore che non chiamo i miei genitori.
48 ore che giro con un sacchettino di plastica in mano con dentro i regali di Paolo dalla Turchia (un berretto da Talebano e una tazza dipinta a mano).
48 ore. E di queste ne avrò dormito al massimo 6 in tutto.

48 ore.
E oggi riuscirò solo a passare un attimo per farmi una doccia, posare il sacchettino di plastica, cambiarmi e uscire di nuovo.

La mia vita da quando sono a Bologna si è riempita.
Da quando c'è Paolo il vaso è traboccato!

HO SONNO!!!!!

05 giugno 2006

Mi manchi

Stanco.
Troppo stanco per raccontare dei giorni passati.
Troppo stanco per parlare dell'attesa.

Poche semplici parole.
Solo per dirti che...

Mi manchi.

02 giugno 2006

In Bilico

Viviamo così.
Da quasi tre mesi.
In bilico fra la vicinanza e la distanza, fra l'esserci e lo scomparire, fra il desiderio e la follia.

E' un gioco. E' un'altalena.
Ma può anche essere rischioso.

Quanto tempo ancora vivremo così?
Con questa paura nel cuore per esserci troppo lasciati andare... o per non averlo fatto abbastanza.

Lui mi ha confessato che ha paura della nostra vacaza in Sardegna.
Sette giorni, io e lui da soli. Continuamente.
Senza possibilità di fuga. Senza spazi per essere di nuovo SOLI.

Io non ho paura.
Non perchè io sia più coraggioso.
Solo perchè io sono in grado di generare la mia solitudine anche in compagnia.

Questo è il mio "vantaggio" rispetto a lui.
Ho costruito confini meno labili intorno a me.
Lui vive spesso la paura dell'invasione, come se lo spazio fisico, la vicinanza oggettiva implicasse necessariamente un annullamento dello spazio intimo solitario.

A volte lui è buffo.
Mentre cerca affannosamente di crearsi una bolla di "cose sue" anche quando stiamo insieme.
Quando all'improvviso mentre stiamo insieme "deve" finire una relazione al computer o deve scrivere un'importante e-mail.
"Tu aspetta qua" mi dice. "Leggi un libro, dormi un pò. Fai quello che vuoi. Io un attimo faccio."
Ed io paziente aspetto.
Lo guardo e sorrido.
Perchè gli voglio bene anche per questo.
Forse un giorno questo suo comportamento, queste sue paure mi feriranno.
Non ancora. Non oggi.

Già abbiamo fantasticato sul nostro primo vero litigio.
Come sarà? Come mi comporterò io? Cosa farai tu?
Si può essere più matti?

Oggi pomeriggio parte per Istabul.
Starà via per quattro giorni.
Non è il tempo, ma lo spazio.
Sarà lontanissimo da me.

Pranzeremo insieme oggi (esco di casa dopo quattro giorni di influenza!!!).
Saremo vicini e poi di nuovo lontani. In attesa di essere ancora vicini.
In bilico.
Ancora.
Fra un addio e un arrivederci.