Un'altra volta abbiamo sfiorato il nostro primo vero litigio.
Un'altra volta non siamo arrivati fino in fondo.
E' bastato un gelato donato al momento giusto a sospendere le parole che andavano dette.
Così un suo gesto ha vinto le mie parole.
Dire. Non dire.
Vicino. Lontano.
Gesti. Parole.
Dentro. Fuori.
Inflessibile. Malleabile.
Io. Lui.
L'altra sera ho conosciuto una nuova parte di sè.
Isterico. Arrabbiato. Nervoso. Ingestibile. Irragionevole.
Testardo fino a farmi diventare arrabbiato (e ferito).
Poi una mattinata passata a pensare alle parole da dire.
E a lui basta una telefonata per cambiare il mio umore.
Così scelgo di non dire nulla per non rovinare quella ritrovata armonia.
Ma in fondo i problemi sono sempre gli stessi.
Li conosciamo entrambi.
Forse non c'era nulla da aggiungere.
Forse le cose cambieranno con il tempo.
Forse le parole un giorno andranno dette comunque.
Intanto progettiamo l'estate, il weekend e questa sera.
14 giugno 2006
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2 commenti:
quali sono "sempre gli stessi problemi"?
voler dare per forza un nome ai sentimenti, condividere tutto o cosa?
non fare come me... che ci vuole un santo come S per sopportarmi!!!
ci vediamo qui a torino?
Per fortuna ho smesso di cercare di dar nome a ciò che provo e a ciò che prova lui... almeno al momento.
Neanche condividere tutto è mai stato un mio problema. Penso che ci siano spazi personali intoccabili.
I problemi sono altri.
Non mi sono scelto un ragazzo facile. Non mi sono scelto una storia semplice, Mare.
E' una continua sfida a quanto sono "in lui" e quanto ne sono fuori.
Avvicinarsi ad un'altro essere umano non è mai semplice.
Per me e Paolo è ancora più complesso (per carattere, per le nostre esperienze, per le nostre ferite).
Ma Torino è servito anche a questo... a farci sentire vicini, un pò di più... un passettino in più.
A presto il racconto.
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