Ripensavo alla telefonata con mia madre di giovedì scorso.
Adesso che lei è qui con me a Bologna.
Una piccola stupida bugia rivelata è stata occasione di "rompere il ghiaccio". Era la prima volta che parlavamo della mia omosessualità (senza mai nominarla ovviamente), quasi fosse un normale argomento di discussione.
Per la prima volta mi ha parlato delle sue passate difficoltà ad accettarmi, del periodo in cui aveva "smesso di volermi bene", di quando aveva chiesto aiuto alla Madonna per essere forte.
Non riesco a capire come mai, ma quelle sue parole, forse proprio per la sincerità con cui venivano proferite, non mi ferivano. Anzi finalmente parlare di come ci sentiamo e ci siamo sentiti in passato l'ho vissuto come una grande prima conquista.
Non so ancora verso dove ci stiamo dirigendo. Non so se in futuro mi troverò a confidarmi con mia madre delle vicende sentimentali così come faccio adesso per qualsiasi altro argomento (lavoro, amici, relazioni in genere e tutto il resto). Non so davvero se lei sarà mai "pronta" ad ascoltare di quello che può farmi provare un ragazzo.
Però penso sia un primo passo da non sottovalutare. Sono contento.
31 ottobre 2005
29 ottobre 2005
Vuoto Apparente
Oggi sono arrivati i miei genitori a Bologna.
Respiro aria di casa. Mi sento protetto.
Eppure ogni tanto osservo pensoso quel cellulare color argento. Mi chiedo quando risponderà.
E' passata appena una settimana.
In questo stesso momento precisamente sabato scorso sorseggiavo un tè a Milano.
Stavo bene.
Ieri notte ho fatto una follia, da maniaco.
Sono andato nel sito dell'arcigay di Milano e ho spulciato le centinaia di foto finchè non ho trovato tutte quelle in cui c'era lui. Un pazzo insomma.
E' bizzarro. Guardo le foto e non lo trovo per nulla bello, ma il cuore batte ogni volta.
Nelle foto poi risulta anche peggiore che nella realtà.
Ma ho ancora in testa tutte le sue frasi.

Respiro aria di casa. Mi sento protetto.
Eppure ogni tanto osservo pensoso quel cellulare color argento. Mi chiedo quando risponderà.
E' passata appena una settimana.
In questo stesso momento precisamente sabato scorso sorseggiavo un tè a Milano.
Stavo bene.
Ieri notte ho fatto una follia, da maniaco.
Sono andato nel sito dell'arcigay di Milano e ho spulciato le centinaia di foto finchè non ho trovato tutte quelle in cui c'era lui. Un pazzo insomma.
E' bizzarro. Guardo le foto e non lo trovo per nulla bello, ma il cuore batte ogni volta.
Nelle foto poi risulta anche peggiore che nella realtà.
Ma ho ancora in testa tutte le sue frasi.

Lui è lì, in mezzo alla folla. Ho trovato anche foto dove lui è in primo piano, ma non mi sembra il caso di metterle nel blog.
Mi rendo perfettamente conto di stare amplificato esageratemene le emozioni per un ragazzo quasi sconosciuto. Forse in parte è un modo per riempire un vuoto che sento, ma pensare a lui (almeno al momento) mi fa sentire bene. Spero davvero che la prossima settimana venga a Bologna per il Gender Bender, anche nel caso dovesse scegliere di non venire ospite a casa mia.
28 ottobre 2005
Il Mio Maestro Zen

"Devi sempre cercare lo spazio e mai concentrarti sugli ostacoli. Se continui a fissare ciò che ti impedisce di raggiungere la meta, finirai per andarci contro."
Queste le parole del mio personale maestro Zen, il mio istruttore di guida.
Probabilmente lui non voleva insegnarmi nulla che andasse oltre il saper maneggiare un auto, eppure le sue parole sembrano voler significare anche altro per la mia vita.
La scorsa settimana ho incontrato tre ragazzi in tre giorni diversi. Ho baciato due di loro, e naturalmente non ho dato l'unico bacio che avrebbe avuto davvero un senso. Non ho baciato l'unico ragazzo che è stato capace di emozionarmi come non mi succedeva da troppo tempo.
Eravamo lì, quel sabato pomeriggio, in un anonimo e semideserto bar di Milano, io e lui, quasi da soli. La teiera calda, le tazze ancora vuote di fronte a noi. Dirci tanto, parlare di noi. Lui che crea frasi che credevo esistere solo nella mia mente. E' davvero possibile trovare un "simile"?
Lo conosco poco, eppure comprendevo ogni cosa che diceva, la condividevo, la sentivo come parte del mio essere.
Mi sfugge quel "Sono davvero così contento di aver avuto la possibilità di conoscerti!", e poi l'imbarazzo che crea l'incidente. La mia mano (da vero imbranato!) che rovescia quella tazza ancora vuota, ed il limone che scivola via. Lui che mi prende in giro, sussurrando "Lo vedo!".
Io che volevo sprofondare nell'abisso. Ma lui completa. "Sono contento anche io.".
Lui si è preoccupato di come potessi sentirmi io nel nostro silenzio condiviso. Lui si è preso cura di me, almeno per quelle cinque ore milanesi.
Lui è felicemente fidanzato da nove mesi. Lui mi ha anche parlato del suo ragazzo.
Ed io volevo già arrendermi. Volevo scrivere una lettera per porre fine ad ogni cosa, una lettera che voleva chiarire, ma in realtà serviva per cancellare, per rendere ogni cosa bianca, assente, trasparente.
Poi ho parlato con tante persone.
Andrea mi ha detto che forse è ora di smetterla di arrendersi tanto in fretta, e provare a lottare per le cose che desideriamo. Mia sorella mi ha ricordato di pensare a proteggere me stesso e non lui. Milena mi ha fatto notare che esiste forse anche un modo per riuscire, oltre a quello per fallire.
Forse il mio maestro Zen ha ragione. Forse dovrei smettere di concentrarmi sugli ostacoli e dovrei imparare a "cercare lo spazio".
Lui è fidanzato, è vero, ma è innegabile che si è creata una certa intesa fra di noi. Eravamo emozionati in due quel sabato sera a Milano. Lo "spazio" per noi esiste, anche se al momento è minimo, ma perchè allora negarne l'esistenza? Perchè questa ricerca spasmodica della cosa "giusta" da fare?
Voglio smettere di fissare gli ostacoli.
Lui forse il prossimo weekend verrà a Bologna. Forse sarà ospite a casa mia.
Forse posso anche riuscire a vivermi quello "spazio" nostro senza farmi troppe pippe mentali e godermi quei momenti condivisi, così come in fondo ho fatto anche Milano sabato scorso.
"Tu in fondo sai cosa devi fare. Il tuo problema sono i tempi di reazione. Ci metti troppo tempo a riflettere, invece che fare ciò che dovresti."
E' ancora il mio istruttore di guida a parlare, ed ancora una volta dice di me cose talmente vere da sembrare incredibile che lui, il mio maestro Zen, in realtà mi conosce così poco.
Non scriverò quella lettera. Aspetterò che lui mi risponda per il prossimo fine settimana, e poi cercherò di fare le cose così come le sento.
Parlare adesso con lui sarebbe prematuro. La bilancia pesa troppo a mio sfavore. Ma chissà che il tempo e la frequentazione (se ci sarà) incrini l'attuale equilibrio.
Non resta che aspettare e vedere.
Argomento:
Contorsioni Mentali su Me Stesso,
Lui in Grassetto
14 ottobre 2005
Dopo Fognano
Vorrei proprio riuscire a raccontare con chiarezza dell'esperienza di Fognano, ma non credo di riuscirci. Forse è ancora troppo presto. Non so.
Potrei semplificare tutto descrivendo lo sguardo di un ragazzo, nè bello nè brutto. Potrei parlare di come mi hanno fatto sentire le sue lacrime mentre io balbettavo.
Vorrei essere ancora lì, ancora e ancora lì, in quella finestra di tempo dove ogni cosa sembrava più semplice, dove incontrare la persona giusta forse era possibile.
Adesso devo decidere se scrivergli (di telefonate non se ne parla!). In testa ho già tutta la lettera, parola per parola.
Vorrei sapere cosa ha provato davvero lui in quei momenti, cosa pensava quando soli davanti il bar parlavamo di come ci sentivamo. Ed intanto pioveva.
Lui ama un altro ragazzo. Come al solito direi. Credo di cominciare ad abituarmi a questa condizione esistenziale.
Non essere mai il centro.
Lui ha detto che sentiva che si era creata un'intesa speciale fra di noi, che sentiva un feeling. Parole. Cosa significavano quelle parole?
Erano sentimenti dettati dalla particolare situazione, oppure c'era qualcosa di più.
Gli capita ancora di pensare a me di tanto in tanto?
Patetico. Sono un dannato patetico!
Lui ama un altro. Io non amo lui. Lo conosco appena, e forse non lo rivedrò più. Ma è come se cercassi un senso a ciò che ho provato.
Abbracci. Lui diceva di temere un pò gli abbracci perchè nascondono ambiguità.
Ha ragione. Che senso dare ai nostri abbracci?
Vorrei aver il coraggio di essere folle, di chiamarlo e chiedergli ogni cosa così come viene in mente, cruda, sincera, vera. Vorrei sentirmi aggredito. Vorrei che lui mi ricordasse con un certo fastidio che lui è già felicemente fidanzato.
Ma è questa la strada giusta?
E poi basta! Fognano è stato molto di più che un occasione per incontrare un ragazzo. Fognano mi ha reso diverso, ma non so se avrò il coraggio di rendere reale questa diversità.
Ieri al Cassero avevo voglia di abbracciare chi allora avevo abbracciato. E l'ho fatto. Ma è stato tutto troppo veloce.
Uno si occupava dell'organizzazione e non aveva tempo. Uno era un pò brillo e abbastanza infoiato. Uno era preso da una storia nascente. Una si doveva occupare dei bagni che perdevano. Uno era a Milano. Uno a Roma. E neanche gli altri c'erano.
Forse la discoteca non è luogo per certe sensazioni. Forse ci saranno altri spazi.
Vorrei frequentare di più il Cassero. Provare a trovare una mia realtà concreta lì dentro, ma ne avrei il tempo?
Ma è davvero questo a bloccarmi?
Ci sono troppe cose da dire su Fognano. Vorrei avere internet a casa per riuscire a pensare in solitudine e non in una affollata, anche se silenziosa, biblioteca.
Adesso stacco.
Potrei semplificare tutto descrivendo lo sguardo di un ragazzo, nè bello nè brutto. Potrei parlare di come mi hanno fatto sentire le sue lacrime mentre io balbettavo.
Vorrei essere ancora lì, ancora e ancora lì, in quella finestra di tempo dove ogni cosa sembrava più semplice, dove incontrare la persona giusta forse era possibile.
Adesso devo decidere se scrivergli (di telefonate non se ne parla!). In testa ho già tutta la lettera, parola per parola.
Vorrei sapere cosa ha provato davvero lui in quei momenti, cosa pensava quando soli davanti il bar parlavamo di come ci sentivamo. Ed intanto pioveva.
Lui ama un altro ragazzo. Come al solito direi. Credo di cominciare ad abituarmi a questa condizione esistenziale.
Non essere mai il centro.
Lui ha detto che sentiva che si era creata un'intesa speciale fra di noi, che sentiva un feeling. Parole. Cosa significavano quelle parole?
Erano sentimenti dettati dalla particolare situazione, oppure c'era qualcosa di più.
Gli capita ancora di pensare a me di tanto in tanto?
Patetico. Sono un dannato patetico!
Lui ama un altro. Io non amo lui. Lo conosco appena, e forse non lo rivedrò più. Ma è come se cercassi un senso a ciò che ho provato.
Abbracci. Lui diceva di temere un pò gli abbracci perchè nascondono ambiguità.
Ha ragione. Che senso dare ai nostri abbracci?
Vorrei aver il coraggio di essere folle, di chiamarlo e chiedergli ogni cosa così come viene in mente, cruda, sincera, vera. Vorrei sentirmi aggredito. Vorrei che lui mi ricordasse con un certo fastidio che lui è già felicemente fidanzato.
Ma è questa la strada giusta?
E poi basta! Fognano è stato molto di più che un occasione per incontrare un ragazzo. Fognano mi ha reso diverso, ma non so se avrò il coraggio di rendere reale questa diversità.
Ieri al Cassero avevo voglia di abbracciare chi allora avevo abbracciato. E l'ho fatto. Ma è stato tutto troppo veloce.
Uno si occupava dell'organizzazione e non aveva tempo. Uno era un pò brillo e abbastanza infoiato. Uno era preso da una storia nascente. Una si doveva occupare dei bagni che perdevano. Uno era a Milano. Uno a Roma. E neanche gli altri c'erano.
Forse la discoteca non è luogo per certe sensazioni. Forse ci saranno altri spazi.
Vorrei frequentare di più il Cassero. Provare a trovare una mia realtà concreta lì dentro, ma ne avrei il tempo?
Ma è davvero questo a bloccarmi?
Ci sono troppe cose da dire su Fognano. Vorrei avere internet a casa per riuscire a pensare in solitudine e non in una affollata, anche se silenziosa, biblioteca.
Adesso stacco.
Argomento:
Contorsioni Mentali su Me Stesso,
Lui in Grassetto
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