13 novembre 2005

Appena un fiato

"Dai, vengo anche io!"
Quattro semplici parole. Poche sillabe una dietro l'altra. Appena un fiato e un minimo sforzo delle corde vocali.
Sarebbero bastate quattro semplici parole per creare una possibilità, per vivere qualcosa, magari nulla, ma con il coraggio di averlo fatto.

Fra tutti i ragazzi che conosco al Cassero esiste una categoria particolare, che chiamo i ragazzi "e se..." (il "what if" tipico dei fumetti americani). Sono ragazzi che conosco appena, magari amici di qualche amico che mi hanno presentato una volta. Sono ragazzi in cui intravedo da lontano una possibilità. Li trovo interessanti e avverto anche da parte loro un fioco interesse, ma poi la timidezza non mi porta ad concretizzare la conoscenza e a vivermi quella possibilità. Sono ragazzi che continuo a salutare da lontano quando ci incontriamo in giro, ma con i quali dopo quella prima volta della "presentazione" non c'è stato poi alcun successivo dialogo.
Questa sera a Liberamente inaspettatamente c'era un mio ragazzo "e se...".
Non mi aspettavo di incontrarlo lì. L'ho sempre visto in discoteca e mi dava l'impressione di essere un tipo abbastanza superficiale.
Pregiudizi e stereotipi. Era questo il tema di oggi di Liberamente.
L'amico che me l'ha presentato, scherzando, aveva sottinteso che fosse un "ragazzo facile". Ed io ho dato per scontato che fosse vero. Ma ripensando a chi quella cosa mi ha detto e visto il tono che aveva, beh... non saprei più che pensare.
Finito Liberamente mi si è subito avvicinato per parlare. Io neanche ricordavo il suo nome. Non so se lui ricordava il mio.
Ha detto che si aspettava da Liberamente qualcosa di più serio, la possibilità di confrontarsi in maniera più intima e personale, parlando molto di se stessi piuttosto che dei "grandi temi".
Decisamente mi ero sbagliato nei suoi confronti, o comunque il giudizio è stato dato troppo frettolosamente.
Ho avuto di nuovo l'impressione di piacergli almeno un pò. Entrambi abbiamo provato a sederci accanto arrivati in pizzeria, ma cercando di non darlo troppo a vedere, così che il banale (e intempestivo!) intervento di uno del gruppo ha impedito che ciò accadesse.
Quindi l'unico momento di vero dialogo è stato nel tragitto dal Cassero alla pizzeria.
Poi verso le 22:30 lui ha preso cappotto e sciarpa e ha cominciato a salutare tutti.
Bastavano quattro parole. Bastava appena un fiato.
"Dai, vengo anche io!"
Avremmo potuto fare un pezzo di strada assieme. Chiacchierare un altro pò. Magari decidere di andare insieme al Capital Town, dove l'ho visto anche abbastanza di frequente.
Non ho detto nulla.
L'ho salutato. Ho lasciato che andasse via. Ho aspettato mezz'ora circa e poi sono andato via anche io (non ero in vena di dance stasera).
Ennesima occasione sprecata. La collezione si allunga.
Lo rivedrò ancora, in giro per locali. Magari torna anche a Liberamente.
Ma non è detto che la stessa occasione si ripresenti.
Imparerò mai a prendere la palla al balzo?

1 commento:

mareintempesta ha detto...

Le occasioni ci sfuggono dalla vita, e poi si ripresentano... magari sotto forme diverse.
Se quel "fiato appena" non è uscito, è solo perchè non eri pronto... E quando lo sarai sarà come un urlo.
E questa volta non sarà un urlo sordo.
un abbraccio