28 novembre 2005

Gay All Day (I parte)

Stamattina sono uscito di casa che erano circa le 9 e sto rientrando solo adesso che sono le 3 di notte. E, a parte forse il cameriere del ristorante dove ho pranzato al quale ho chiesto "Dov'è il bagno?", per il resto ho interagito solo ed esclusivamente con omosessuali.
Chi l'avrebbe detto appena due anni fa?

Lui mi è apparso alle spalle.
Quasi inaspettato. Non sapevo se augurarmi che lui ci fosse oppure no. Il ragazzo di Fognano, il mio lui in grassetto.
E' stata dura fingere che nulla fosse, salutarlo come se non ci fosse stato il suo silenzio in risposta ai miei messaggi, come se non ci fosse stato quel sabato malinconico che ho passato da solo al cinema pensando a lui.
Qualcosa è cambiato.
Non mi sentivo più a mio agio con lui. Quel non-detto che a volte ho l'impressione appartenga solo a me. Mi chiedo ancora adesso lui cosa ha provato, cosa prova.
Ho scelto di non essere nel suo sottogruppo.
Volevo vivermi quell'esperienza, e con lui presente non avrei fatto altro che pensare a ciò che provo nei suoi confronti.
Così invece ho potuto seguire il filo dei discorsi di tutti.
Una delle psicologe con la quale avevo interagito pochissimo a Fognano mi ha chiamato con il suo nome. Ancora una volta la mia identità e la sua che si confondono. Così simili. Così lontani.
A pranzo lui mi ha conservato il posto accanto a sè. Forse ricordava ancora il mio discorso sui posti a sedere in pullman.
A pranzo qualcuno ha detto che era contento di vederci seduti vicini, perchè "stiamo così bene!".
A pranzo qualcuno ci ha chiesto del nostro incontro a Milano.
A pranzo lui scherzando mi ha proposto di fare un viaggio assieme.

Non ha letto le mie parole sul Cassero.
Tutti le hanno lette. Tutti si sono complimentati. Persino da Roma.
Ed io volevo le leggesse lui.
"Ma, cosa più importante di tutte, ho scoperto che è lecito anche chiedere un abbraccio quando il dolore e la solitudine non sentono parole.
Ringrazio ancora chi quell’abbraccio mi ha donato."
Parole che erano per lui. Parole che non ha mai letto. Parole che forse leggerà stanotte.
Ma è troppo tardi. Ormai.

Mi ha detto addio.
"Ci salutiamo, Alessandro. Questa volta per l'ultima volta."
Credo lui si riferisse al fatto che c'eravamo già salutati un paio di volte prima di quella.
Eppure la malinconia mi ha ferito all'improvviso.
Dopo le sue parole mi ha abbracciato forte.
Volevo non finisse mai.
E' finito.
Mi ha detto addio.

Conclusasi definitivamente l'esperienza di Fognano, è probabile che io non lo riveda mai più.
Qualcuno mi ha proposto di fare un viaggio insieme a Milano per andarlo a trovare.
Ma non penso che la proposta si concretizzerà mai.
Non penso lo rivedrò più.
Perciò addio, mio pensiero felice. Addio, mia perduta possibilità. Addio, mio lui in grassetto.
Addio Riccardo.

Stanotte non ho voglia di scrivere niente altro.
Il resto della giornata lo racconterò forse domani.

2 commenti:

mareintempesta ha detto...

dire ADDIO

una cosa che mi è sempre riuscita TROPPO difficile

soprattutto quando si tratta di un LUI in grassetto

ti ammiro tanto
e ti abbraccio forte

Icaro ha detto...

Grazie.

Anche se a volte vorrei essere capace di lottare per le cose a cui tengo, senza lasciarle scivolare con troppa facilità fuori dalla mia vita.

In ogni caso... GRAZIE