19 dicembre 2005

Piccolo Pensiero Felice

Ieri sera ho mangiato una pizza a casa di amici.
Abbiamo visto insieme un vecchio film a spezzoni.
Ho riso. Mi sono divertito.

Poi siamo andati a ballare al Capital Town fino alle tre di notte.
E lì c'era il pazzo di Ferrara.
Ho passato quasi tutta la sera con lui.
Questa volta non c'era imbarazzo nè frustrazione.
Non c'era fastidio, nè aspettative.
Ho passato la sera con lui ed è stato piacevole.
Anche io ero una persona più gradevole.
Il pazzo di Ferrara non è un cattivo ragazzo. Basta essere consapevoli entrambi che (per fortuna!) fra me e lui non ci sarà mai una storia.

Stamattina alle 8 sono andato a lavoro.
E ho riso. Tanto.
Ero scemo, goloso, chiacchierone, buffone.
Ho mangiato tre fette di pandoro!
Mi piace il rapporto che si sta creando poco a poco con i miei colleghi di lavoro.

Ma la verità è che questa allegria me la porto nel cuore, quel cuore che scemo ancora balla.
Ognuno di noi dovrebbe vivere le proprio giornate con un piccolo pensiero felice.
E' strano come ogni situazione si colori di impercettibili nuove sfumature, cambiando, quando ciò succede.
Cosa importa se il pensiero felice potrebbe rivelarsi in futuro solo un'illusione, una scintilla che in fretta si spegne?
Se mi fa sentire in questa maniera con la gente che mi circonda (amici, colleghi, pazzi di Ferrara, etc...) forse vale la pena di essere vissuta comunque. Nel presente.
Il futuro ci prepara a dure prove, lo so. A me, a lui, a tutti in fondo.
Ma è ancora lontano.

Il piccolo pensiero felice mi ha anche impedito di pensare troppo all'attesa.
Non sono arrivato a casa di corsa aprendo il mio pc in fretta per scoprire se lui aveva risposto.
Non ho fissato tutto il giorno quel cellulare in attesa che squillasse.
Eppure inaspettato quel messaggio al cellulare è arrivato questa sera.
Ho letto il messaggio e ho accantonato il pensiero.
Oggi non sono dell'umore adatto per essere malinconico.
Domani con calma rileggerò il messaggio e ne accetterò il prezzo.
Stasera vado a letto presto.

1 commento:

mareintempesta ha detto...

che bello questo tuo post mio caro Icaro...
è giusto vivere le cose così, con quell'insostenibile leggerezza dell'essere di cui parlava Kundera.
ti abbraccio