23 ottobre 2007

"Cade la Pioggia"

Oggi ho sentito per la prima volta questa canzone dei Negramaro.
Ero in treno e mi stavo quasi commuovendo in mezzo a tutti quei sconosciuti.
Non so perchè mi ha preso tanto.
Forse solo perchè parla della fine di una storia.
Forse perchè non mi aspettavo che il ritornello cambiasse di strofa in strofa, donando ogni volta un pizzico in più di speranza.


"Cade la pioggia e tutto lava
cancella le mie stesse ossa
cade la pioggia e tutto casca
e scivolo sull'acqua sporca
si ma a te che importa e poi rinfrescati se vuoi questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare lontano in silenzio
a guardare la nostra passione che muore in un angolo
e non sa di noi....non sa di noi
cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch'io la pace
cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c'è aria fredda intorno a noi abbracciami se vuoi questa mia stessa pioggia sporca
dimmi a che serve restare lontano in silenzio
a guardare la nostra passione che muore in un angolo
e dimmi a che serve sperare
se piove non senti dolore
come questa mia pelle che muore, che cambia colore, che cambia l'odore
tu dimmi poi che senso ha ora piangere,
piangere addosso a me che non so difendere questa mia brutta pelle così sporca,
tanto sporca come sporca questa pioggia sporca
si ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna fango si ma torna
e dimmi che serve restare lontano in silenzio
a guardare la nostra passione non muore, ma cambia colore
tu fammi sperare che piove e senti pure l'odore di questa mia pelle che bianca non vuole colore, non vuole colore"
.
.
Forse avete ragione voi (tutti... dentro e fuori questo blog).
Forse affinchè la mia pelle cambi colore, per non essere più sporca, per tornare bianca, forse è necessario una morte vera.
Forse dovrei davvero tagliare con Paolo.
Così si fa.
Forse è così.
O forse no.
Forse io e Paolo troveremo insieme un modo originale per tornare fango e plasmare qualcosa di nuovo.
E' una strada impervia, lo so. Non molti la percorrono.
Ne vale la pena?
Non lo so.
Ma ho chiesto a Paolo di aver fiducia in me, quando ha scelto di non ascoltare chi giustamente gli diceva di tagliare i ponti con me.
Adesso io voglio aver fiducia in lui, anzi in noi.
E se sto sbagliando, soffrirò, ma almeno potrò sempre dire a tutti di averci provato fino in fondo.
Non avrò rimpianti, ma solo qualche ferita in più.
Che volete che sia!

2 commenti:

Melina ha detto...

A costo di farmi tirare una scarpa in testa, voglio dirti ciò che penso: Ale, qualunque scelta facciamo sarà sempre la nostra strada, sarà sempre la nostra vita, con i punti fermi, i fari e le lanterne, i maremoti e i venti di passaggio... Però sta a noi decidere di orientarci e come farlo, che mezzi prendere, dove riposare, quando fermarci e quando riprendere il cammino.
Restare fermi in certe situazioni è inevitabile, necessario, perchè aiuta a riprendere forza per poi proseguire il cammino... In altri casi invece significa precludersi la possibilità di vedere cosa riserva il futuro, di dare uno sguardo oltre (come hai scritto nello scorso post)e scoraggiarsi sempre più perchè ci si sente senza via di uscita.
Sembra che tu non abbia paura di soffrire...Il mio consiglio (per quanto può valere) è quello di soffrire per uno scopo migliore: andare avanti e pensare al futuro. La tua felicità non può dipendere dalle circostanze...un bacio grandissimo. Ti capisco e ti sono vicina smack

Icaro ha detto...

Eh eh! Nessuna scarpa in testa! Anzi! Grazie per le tue parole.

Ti rispondo con un altro post.

E grazie anche a Mari e Micky (e anche Luca a suo modo) perchè non li avevo ancor ringraziati per ciò che avevano scritto nello scorso post.