Sei avanti a me, Paolo.
E non so se te ne accorgi.
Eri avanti a me Domenica in bici diretti a Massa.
Sei avanti a me quando camminiamo affiancati.
Di appena un breve mezzo passo, ma sei avanti a me.
Sei avanti a me nel sesso.
Sei avanti a me nella vita, di qualche anno.
Sei avanti a me, Paolo.
E ho paura che tu te ne accorga.
Non so cosa cerchi.
Non so se cercavi me.
A volte ho come l'impressione che ti dia fastidio qualcosa di me.
Un mio comportamento. Una mia parola.
Ma se te lo chiedo, mi dici che stai bene. E che sei sincero.
E' solo paranoia o c'è qualcosa che non mi dici?
Ricordi? Lo dicesti tu una delle prime settimane.
"Se qualcosa mi da fastidio, io non ci scherzo. Semplicemente io non ne parlo."
Ma così come farò a capirlo io?
Non abbiamo mai litigato io e te, Paolo.
Neanche in maniera leggera.
E' ancora troppo presto o è soltanto perchè finora siamo stati bene insieme?
E quando litigheremo tu sarai davvero "una lama che affonda nella carne", come ti ha descrito quella tua strana amica d'infanzia?
Sei un ragazzo che ha sofferto molto.
Questo lo sento anche solo guardandoti negli occhi.
Ed è così facile trasformare il dolore che ci portiamo dentro in rabbia e sangue.
Ho paura di essere ferito.
Ma mi fido di te. Dei tuoi occhi buoni.
Sei avanti a me, Paolo.
Eppure questo weekend in bici hai rallentato e mi hai allungato la mano, stringendomi il braccio, per aiutarmi nella salite più impervie.
Ti sei fermato questo weekend.
Eravamo a Prato. Ricordi?
Parlavamo ancora dei ricordi. Io che ne ho troppi. Tu troppo pochi.
Le tue parole.
"In questi giorni pensavo proprio a questo nostro discorso. E sono giunto ad una conclusione.
Avere troppi ricordi è come averne nessuno.
Perchè se hai troppi ricordi, ogni singolo ricordo viene svalutato a causa delll'affollamento di memorie.
Per spiegarmi meglio ti faccio un esempio.
Io sarò per te un ricordo fra centomila ricordi.
Tu potresti essere uno dei miei 5 ricordi.
Capisci la differenza?"
Si, la capisco.
E mi hai lasciato senza fiato e parole.
Sei avanti a me, Paolo.
Eppure camminiamo insieme.
Impacciati, ridicoli, teneri, buffi.
Ho voglia di capire.
Ho voglia di capire te.
Essere il tuo ragazzo non mi dà le chiavi per sapere tutto di te.
Stiamo insieme, eppure ti conosco così poco.
Il tempo ci permetterà di capire.
Come già ho scritto altrove: "Il resto è da scoprire, guardandomi vivere."
09 maggio 2006
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6 commenti:
"Eppure camminiamo insieme"...
Direi che la chiave di tutto sta proprio qua!
Il bello del camminare insieme e proprio venirsi incontro con un pò del proprio "stare avanti" e del proprio " stare indietro", se no stareste percorrendo due strade parallele nello stesso punto rischiando di non venirvi incontro...
Sinceramente non credo sia importante quale sia il numero di ricordi reciproci nel quale collocarvi...lavorate insieme per essere l'uno il presente dell'altro e non per diventarne il futuro ricordo....
Baci
Sono d'accordo con te, cara Eos, ma solo a metà (la prima metà del tuo commento).
Io penso che il presente "puro" non esista. Il "vivere l'attimo" è solo una nostra astrazione (e anche un pò triste a mio parere).
Il tempo in fondo non è altro che una creazione mentale umana.
Il nostro presente è sempre contemporaneamente anche passato e futuro.
Il ricordo non è necessariamente qualcosa di passato, statico e già morto.
Creiamo ricordi ad ogni respiro, e viviamo ogni istante basandoci sempre su ciò che è già stato e su ciò che pensiamo sarà.
Paolo è già un mio ricordo, istante per istante.
Il nostro rapporto cambia, evolve proprio grazie a ciò che è stato (anche solo un attimo prima).
E anche parlare di ciò che sarà fra di noi rappresenta il nostro presente.
Un eterno e "puro" presente non porterebbe ad alcun cambiamento, come un pesce rosso che ha la memoria di qualche secondo e continua a nuotare nella sua angusta ampolla, credendo di vivere ogni volta qualcosa di nuovo.
Io creo continui ricordi, legandomi ad ogni oggetto, persona o luogo fisico. Lo faccio per la paura di perdere qualcosa a cui mi sento legato.
Paolo annulla ogni ricordo, chiudendo immediatamente ogni esperienza ogni volta che è finita. Lo fa per paura di legarsi a qualcosa che poi potrebbe perdere.
Stessa paura.
Soluzione opposta.
Forse è l'essere speculari che ha creato il nostro legame.
Ah, la vecchia cara scuola di pensiero di via Villareale!
Purtroppo il mondo trabocca di immemori inseguitori dell'attimo.
Come ci si può negare tutto il bello del vivere? Sembra incredibile, eppure il pesce rosso nell'ampolla è un modello di vita per la maggior parte della nostra generazione.
Dai tuoi racconti, però, mi pare di capire che l'individuo nella sua ampolla non ci stia poi così bene. Probabilmente ne uscirà piano piano, o magari ne è già uscito, ma non se ne accorge ancora del tutto.
Ambrogio Tomassone, Theories of Psychological Treatment, London 1982
Dopo tutti sti commenti seri meglio se evito uno dei miei commentacci trash... :(
ti abbraccio
Esatto, caro Ambrogio Tomassone, la vecchia scuola di pensiero di Via Villereale.
Ci sono momenti in cui mi mancano così tanto quei discorsi infiniti, cervellotici e contorti.
Quando vieni a passarti un fine settimana a Bologna così si chiacchiera un pò?
P.s. Su come sta l'"individuo" nella sua ampolla ho tanto da dire. A presto con il nuovo post dopo la lunga chiacchierata di ieri notte!
Mare! I tuoi commenti trash sono sempre ben accolti! ;-)
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