Mi ritrovo incapace a gestire tutte queste emozioni, comportandomi poi come uno stupido adolescente alla sua prima storia.
Ciò che è successo è semplice.
Sapevo che oggi lui sarebbe tornato a Bologna.
L'ho chiamato ad ora di pranzo. Abbiamo parlato un millesimo di secondo perchè lui era in compagnia. Mi ha detto che non sapeva ancora a che ora sarebbe finito il consiglio a cui doveva partecipare, e che mi avrebbe chiamato una volta in treno diretto a Bologna.
Ed io ho atteso.
Lì come un cretino con il cellulare sempre al mio fianco per terrore di non sentirlo squillare.
Ho preparato da mangiare e ho cenato guardando "Match Point" (decisamente non era la serata giusta per un film che fa del tradimento e del poco rispetto dei sentimenti il cardine dell'intera faccenda!).
Sono uscito di casa alle 22:30 per raggiungere alcuni amici e andare a fumare il Narghilè in un pub.
Il telefono non squillava ancora (o meglio squillava, ma era Michele, era mia sorella, era Bruno, erano tutti tranne Paolo). Così decido di scrivergli un messaggio anche se ogni cellula del mio orgoglio mi urlava di non farlo.
Lui mi chiama dopo mezz'ora. Comincia la telefonata scusandosi del silenzio e spiegandomi per filo e per segno la sua giornata, quasi a giustificare il fatto di non aver trovato il tempo per chiamarmi.
Naturalmente mi torna il sorriso, anche se lui è stanco e non se la sente di raggiungergi al pub.
Lui: "Ma sei con i soliti amici con cui vai al cinema?"
Io: "No... altri... non credo che li conosci."
Lui: "Vabbè! Li conoscerò la prossima volta"
E' questo suo dare per scontato che ci sarà sempre una "prossima volta" a rendermi allegro (e non i fumi del Narghilè come hanno creduto i miei amici)
"Dovresti fumare più spesso se poi sei così su di giri!"
Eppure una piccola vocetta fastidiosa mi fa notare che lui si è fatto un'ora di treno per arrivare a Bologna, ed ha quindi avuto tutto il tempo per farmi uno squillo e avvisarmi che non sarebbe riuscito ad arrivare in tempo.
Non so.
E' passato troppo tempo dall'ultima volta che l'ho guardato negli occhi. Ogni cosa adesso mi sembra distorta e confusa, anche (e sopratutto) ciò che provo.
Domani devo vederlo.
Altrimenti non ha più senso.
29 marzo 2006
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