15 febbraio 2006

Ciò che resta. Ciò che cambia.

Il mio ritorno a Caltanissetta è stato segnato per tutto il tempo da questa sensazione ambivalente della conservazione e del mutamento, ma non nel senso che ho trovato alcune cose cambiate ed altre identiche a come le ricordavo.
Le cose, le persone, io stesso, anche le parole, sono diverse, ma allo stesso tempo uguali a com’erano.
La mia casa, ad esempio.
Dopo cinque mesi è esattamente come la ricordavo, tranne che per piccoli particolari insignificanti (le tende rosse nella mia camera, qualche sopramobile in più in salotto, ecc…). Eppure toccare le cose a me familiari mi ha fatto uno strano effetto, come se io sapessi che quelli oggetti erano sempre stati lì, anche quando non c’ero, eppure adesso li trovavo impercettibilmente diversi da come figuravano nei miei pigri pensieri di questi mesi.

La città, io stesso, le persone che amo.
Mi affaccio alla finestra e oltre la chiesa di S. Pietro (che un tempo non c’era) scorgo il mio liceo (che c’è sempre stato), dove sono stato adolescente (dove lo sono ancora adesso… nei miei ricordi). E in questi giorni ho rivisto una mia amica di quel tempo.
Lei era identica, eppure diversa (e non parlo di quell’assurdo dialetto palermitano che le si è attaccato alla parlata).
Io ero identico, eppure diverso.
Le ho detto di essere gay, e anche grazie alla spalla fornitami dalla mia migliore amica, è stata la “confessione” più buffa della mia vita.

“Fra me e Alessandro non potrà mai più esserci un “ritorno di fiamma”, ma non perché sono io, ma perché io sono una donna!”

E lei che non capiva, o meglio capiva, ma per timore di fare una gaffe continuava a domandare. E quella macchina che sembrava teatro di un delirio perpetuato!
Così abbiamo fatto un tuffo nel passato, per ricordarlo e per riplasmarlo. Continuamente.
E tutti i passati possibili sono riemersi prepotenti. Io e Aurora. Luna e Jacopo. Io e Jacopo.
Tutto ciò che è stato, ma anche tutto ciò che poteva essere.
Il liceo, la piazzetta dei marinai, la chiesa di San Paolo, le nostre emozioni. Questo è stato il teatro della nostra adolescenza.
Ed è forse inutile trovarne un senso chiaro e comprensibile.

“Perché Jacopo non ha mai provato a baciarmi? Come facevi tu ad essere innamorato di Aurora e allo stesso tempo provare qualcosa per Jacopo? Cosa sarebbe successo se ognuno di noi avesse fatto azioni diverse?”

Domande che è piacevole porsi, cara Luna, ma che non hanno risposta, così da lasciare quel tempo unico in un alone continuo di “incompiutezza”.
Forse perché in realtà un po’ adolescenti lo restiamo per tutta la vita.
Cambiamo, maturiamo, diciamo e proviamo cose diverse, eppure poi sotto sotto siamo sempre identici a noi stessi, pur mutando.
Così ciò che cambia e ciò che resta non è altro che sempre la stessa cosa, la stessa casa, la stessa città, la stessa amica, io stesso.

E in questi giorni mi aspetta la prova più dura.
Cercare ciò che resta in ciò che il dolore ha stravolto così tanto.
Trovare la forza di riuscire ancora a comunicare con Maria, anche se il suo dolore mi sembra quasi la renda irraggiungibile.
Domani la chiamo e forse vado a casa sua.
Il cuore trema al sol pensiero.
Codardo.


P.s. Ho deciso di sostituire i nostri nomi con quelli fittizi che creai anni fa scrivendo "Dodici cuori in tempesta". L'ho fatto un pò per proteggere la privacy di noi tutti, e un pò perchè quei nomi riescono ancora adesso a riportarmi al tempo della piazzetta, al tempo della nostra adolescenza.

9 commenti:

mareintempesta ha detto...

raccontato da te l'episodio di Crolina è stato molto più divertente.
è stato piacevole chiacchierare un'ora nel tuo salotto ieri mattina, strano perchè ero lì proprio per parlare con te e non con Manu, dopo anni che vengo a casa tua.
...
ma Christian chi è?!?!?

Icaro ha detto...

Decisamente strano, ma molto piacevole. Conoscersi da così tanti anni e parlarsi davvero solo adesso.
Questo dimostra che non è mai troppo tardi! eheheheh!

Non ti ho mai parlato di Christian? Beh... allora abbiamo davvero tanto su cui "aggiornarci"!
Non mancherà occasione! eh eh!

Anonimo ha detto...

Conviene avere un'amica che rende buffa una "confessione" no?
Data la mia inesperienza con il Blog spero ti arrivi il commento o chissa lo stara' leggendo forse qualcuno a cui non interessa nulla...
Ai posteri l'ardua sentenza

Icaro ha detto...

AHAHAHAHAHAHAHAH! Alessia!
Complimenti! Sei riuscita a scrivere il tuo primo commento nel mio blog!

Si, è vero. Conviene davvero tanto avere una cara amica che tolga il peso di una "serietà" nella "confessione" che non ha più ragione di essere.
Grazie davvero di cuore!

P.s. Domani sera usciamo insieme, no?

Anonimo ha detto...

Anche a me è capitato di rendere buffa una confessione del genere...è stato troppo divertente!
Fratellino mi manchi, è stato bello leggere queste riflessioni sul tuo passato.
Io c'ero ma...dormivo!
Ciao Alessia! E' un secolo che non ti vedo!
Baci baci!

mareintempesta ha detto...

Ale qui si batte la fiacca?!
Non provare a dire che non hai avuto tempo a causa dei mille impegni mondani...
AHAHAHAHHAHA!!!
A domani, un bacio.

Anonimo ha detto...

Ho letto solo adesso la tua risposta...lieta di essere stata utile.Spero di poterlo sempre essere per te lo sai.E' troppo smielato scrivere un TVB? ma si chi se ne frega
Baci


P.S: x MANU Ciao è davvero una vita che non ci vediamo ma ogni tanto tuo fratello mi aggiorna anche su cio che fai a Bologna...Con affetto tanti baci anche a te

mareintempesta ha detto...

"Ciò che resta" è sto post...
quindi...
CAMBIA!!!

Anonimo ha detto...

Che strano!Avevo dimenticato che Luna era il nome che avevi scelto "per me"...eppure ancora adesso mi sembra il più appropriato. Leggo solo adesso il tuo blog: ho già così poco tempo per me! Ne approfitto per mandarti i saluti. Ti abbraccio.