Un giorno e mezzo passato a casa.
Ho preparato la locandina per la sfilata di Carnevale del centro per disabili dove faccio volontariato (solo che mi ricordo solo ora che il pc di mia sorella non ha il lettore per floppy e non ho cd a disposizione. Adesso come faccio visto che dovrei portare il file domani stesso? Cazzo!). Ho scritto una mail alla mia migliore amica. Ho guardato mezzo film. Ho fatto due volte la lavatrice (prima mutande e calzini, poi lenzuola e magliette). Ho scritto un breve intervento nella mailing list dei Creminoidi. Ho letto una ventina di mail arretrate. Ho buttato giù un paio di idee per il 12 Marzo, quando terrò io la puntata di Liberamente. Ho provato a chiamare Mauro, ma il cellulare era spento. Ho visto una puntata di Queer as Folk, quello americano però, perchè quello inglese lo conosco già a memoria.
Non ho scritto ad Ivan Cotroneo, lo scrittore di "Cronaca di un disamore", nonostante me lo fossi ripromesso dopo aver scovato il suo indirizzo elettronico su internet. Non ho scritto di questo libro per il blog "Sensoriale" così come avevo pensato di fare. Non ho finito di vedere il film che ho iniziato. Non mi sono prenotato per il biglietto dello spettacolo della Cortellesi a Marzo. Non ho rifatto il letto. Non ho scritto una sola riga del mio romanzo in sospeso, quello a cui non riesco ancora a trovare un titolo. Non ho passato in vhs il filmino in digitale del capodanno a Francoforte. Non ho più riprovato a chiamare Mauro al cellulare.
E in tutto questo fare e non fare, la chat è rimasta sempre accesa. Non una ma tre (gay.it, gaydar.it e gaytv.it), quattro se consideriamo anche il messanger.
Il mercato è aperto.
Entri, clicchi un nome, saluti, guardi foto, leggi profilo (le pochissime volte che hanno la decenza di sprecarsi a scrivere due righe sotto le loro foto in pose da modelli), aspetti se lui risponde oppure no, parli due secondi, lui fa le solite domande, tu rispondi le identiche risposte di ogni volta, ti annoi, chiudi, torni a guardare la lista, cerchi invano un nome che ti colpisca, ci rinunci, ne clicchi uno a caso sperando che non abbia più di 60 anni e ricominci tutto il giro dall'inizio.
Ma quando ti ritrovi con due chat aperte su gaydar, una su gaytv.it (su gay.it ho poca fortuna!) e due persone su messanger che ti chiamano (una è il ragazzo fidanzato e l'altra è il pazzo di Ferrara!), all'improvviso ti chiedi cosa stai facendo.
Ricordi (si, ancora riesci a ricordarlo) che c'era un tempo dove un'unica finestra di dialogo aperta sul tuo schermo era già un'emozione troppo grande.
Ti ripeti che tu non sei diventato come loro ("Eri come l'oro, ora sei come loro" T. Ferro). Non è vero che non riesci più come un tempo a vivere un'emozione per volta. Non è corretto pensare che il "troppo e subito" abbia influenzato anche te.
Ti ripeti che in realtà è che non trovi la persona giusta. Ti ripeti che appena un mese fa con Linus eri tornato a provare "una emozione per volta" (e non importa se per lui non è stato così). Continui a dirti che è anche un modo di proteggerti, perchè non concentrandoti mai su nessuno di loro non rischi di affezionarti.
Perchè non vuoi essere anche tu un semplice animale in caccia, nè preda nè cacciatore. Perchè vuoi ancora mantenere le tue regole e non quelle dettate dal pericolosissimo gioco del corteggiamento.
E magari la finisci di stare tanto tempo dietro ad una chat che, come vedi, bene non ti fa!
05 febbraio 2006
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