07 ottobre 2009

Credevo fosse un Angelo...

Era un ragazzo che negli anni ho sempre visto in giro per le discoteche.
Era un ragazzo dagli occhi buoni e con un viso d'angelo.
Qualche volta c'era addirittura stato un velocissimo scambio di sguardi.
Ma non ho mai pensato a lui come a qualcuno che davvero sarebbe entrato nella mia vita.

Poi capita la coincidenza giusta, lo stato d'animo giusto, il momento giusto.
Avviene il contatto.

Credevo sarebbe stato lui a trascinarmi lontano da Paolo e dai labirinti contorti del nostro eternamente presente rapporto.
E forse un pò l'ha fatto. Anche se non nel modo che credevo.

Lo incontro una domenica pomeriggio.
Vedere quel volto che si rivolge davvero a me è un'emozione intensa.
Dopo anni di essersi intravisti, adesso questo ragazzo bellissimo è insieme a me.
Ha voluto incontrarmi.

Il ghiaccio si rompe in fretta.
Sarà colpa di questa estate che non si decide a finire.
Parliamo parecchio passeggiando per le stradine dei Giardini Margherita.
La folla che ci circonda scompare.
Si annullano le voce urlanti dei bambini.
Si annullano i ragazzi che si inseguono nei prati.
Si annulla il miscuglio di dialetti e lingue diverse.
Ascolto lui che parla e il resto scompare.

Parliamo di sogni, di speranze, del futuro, di noi stessi.
Mi sembra di conoscerlo già. Non c'è imbarazzo, nè pudore.
La sintonia è quasi perfetta.

Poi però accade qualcosa.

"Sei il primo ragazzo che incontro in questo periodo.
Ho deciso di incontrarti perchè ti avevo già visto in giro e avevo capito che tipo fossi.
Ma per il resto in questo periodo evito i contatti.
Mi sento arido sentimentalmente."

La mia domanda esce senza che riesca a frenarla.

"Questo significa che non posso provarci con te?"
"No... in questo momento no. In realtà avrei dovuto dirtelo prima.
Avevo capito già le tue intenzioni prima di incontrarci, così ero indeciso se scriverti i miei dubbi.
Poi però mi sono comportato da egoista.
Io volevo conoscerti, e temevo che se ti avessi detto quello che ti sto dicendo adesso, tu non avresti voluto più incontrarti. Ed io invece ci tenevo."

Mi sento smarrito. Non so bene cosa dire.
Lui cambia argomento, ed io fingo indifferenza, sforzandomi di seguire il suo discorso.
Ma dopo qualche minuto lo blocco.

"Mi fa piacere averti conosciuto, e se ti va ci possiamo incontrare di nuovo per parlare ancora.
Ma adesso devo assorbire la botta, e non riesco a far finta di non esserci rimasto male."

Era un addio, camuffato con parole gentili.
Lui risponde in un modo che mi spiazza, rimescolando le carte.

"Io sto bene qui con te. Ma voglio che stai bene anche tu.
Se hai bisogno di staccare per riprenderti, allora ci salutiamo adesso.
Se invece quello che ti fa stare meglio è parlare di ciò che provi, io rimango qui e ne parliamo."

Era un addio il mio. Era chiaro.
Eppure lui non va via.

Faccio la domanda più stupida.

"Credevi fossi più bello?"
"Ma che dici? Io ti avevo già visto in giro. Te l'ho già detto.
E tu SEI bello!"

Gli parlo di Paolo e della mia ferita ancora aperta.
Gli parlo della mia ossessione che da un anno e mezzo mi porta a cercare conferme continue sul mio aspetto fisico, anche a costo di portarmi a letto qualcuno solo per sentirmi desiderato.
Lui mi parla della fine della sua ultima storia e delle insicurezze così simili alle mie.

"Ma è incredibile! Tu sei così bello."

Lui sorride.

"Ai miei occhi anche tu sei bello. Eppure tu non lo vedi. E' la stessa cosa."

Mi chiede di portermi abbracciare.
Rimaniamo stretti l'uno all'altro per qualche minuto.
Intorno a noi il deserto. Eppure in realtà è pieno di gente.
L'odore della sua pelle mi confonde.
Gli sfioro la guancia con un bacio.
Lui si scosta un pò da me, e fa una delle sue buffe espressioni, come a dire: "E questo me lo chiami bacio??"

E mi bacia.

E' durato pochi minuti. Ma il ricordo di quello strano e dolce bacio mi accompagnerà a lungo.

Rimaniamo abbracciati a parlare di noi, adesso sempre più in confidenza.
Mi accompagna a piedi fino sotto casa.
Volevo che il tempo insieme non finisse mai.

Mentre camminiamo lui cerca il modo per farmi entrare nella sua vita.

"Questa settimana sarò impegnatissimo, e non potremo vederci, però se vieni all'Estragon venerdì che c'è Sabrina Salerno seguita dai Poppen, mi trovi là di sicuro!" (Mari!!! Perchè sei scesa in Sicilia proprio sto weekend?!?!?!?!)
"Oppure appena organizzo una serata da me e so che c'è qualche mio amico con la macchina, ti posso far venire a prendere.
Altrimenti ci organizzeremo di nuovo per fare un'altra passeggiata o prenderci un gelato."

Quattro ore.
Siamo stati insieme quattro ore.
Ma le emozioni non si calcolano con il tempo.

Credevo fosse un Angelo, venuto a salvarmi.
Ma avevo dimenticato la regola che Stefano Benni mi insegnò qualche anno fa con il suo romanzo "Margherita Dolcevita".
"Se incontri un angelo, non avrai pace, ma febbre."

E così è stato.
I due giorni seguenti ho avuto un stato emotivo alterato.
Ogni cosa mi dava fastidio, e l'umore calava di continuo, mentre un'ansia e una trepidazione immotivate mi assalivano.
Non chiamerei questo stato "innamoramento", ma "febbre".
E c'è solo una cura. La cura coincide con la malattia.

Ieri mi ha chiesto di poter giocare a Dungeons & Dragons con il mio gruppetto di amici.
Il solo pensiero di poterlo rivedere con una certa frequenza ha cambiato totalemnte il mio umore.

E provo a non farmi domande.
Provo a non pensare al futuro, e vivermi queste emozioni con semplicità.
Ma la mente frulla.
E non so che pensare.

Perchè ha voluto incontrarmi, se già sapeva di sentirsi "arido sentimentalmente"?
Perchè vuole entrare nella mia vita, dopo che io ho chiarito di provare qualcosa per lui?
Che fare adesso? Fuggire prima di farmi male o lasciare che le emozioni seguano il loro corso?

E' una sfida rischiosa.
Sento che per lui potrei provare qualcosa di serio.
Ma lui ha messo chiari paletti.

Ma c'è una cosa che mi far star bene.
Da quando è apparso lui, il pensiero di Paolo è lentamente sbiadito.

Credevo fosse un Angelo, venuto a sistemare la mia vita.
Forse lo sta facendo.

5 commenti:

maria ha detto...

A volte vogliamo così tanto essere salvati che invece ci capitano delle situazioni in cui noi dobbiamo "salvare" qualcuno...a tratti lo trovo ingiusto. La Mari di questo periodo ti direbbe di mandare a cagare lui, le sue fobie, le sue paure e il suo bisogno di essere corteggiato...ma la Mari di sempre non lo farebbe mai. E se ti conosco un po' forse neanche tu lo farai, perchè alla fine sei emozionalmente curioso tanto quanto me.
Io non so cosa sia più giusto da fare anche perchè hai la spada-di-Damocle-Paolo che pende sulla tua testa che se da un lato mi farebbe dire "nun ta saziatu ancora?",dall'altra, paradossalmente, mi farebbe auspicare che qualsiasi male alla fine sarebbe il minore. Ben venga allora che il male si chiami "Angelo mancato"...abbi cura di te.

Icaro ha detto...

Hai ragione, Mari. Non riuscirò a "mandarlo a cagare". Se lo faccio adesso corro il rischio di abituarmi ad evitare le emozioni, e si torna a "sopravvivere" invece che vivere.
Non ci si può proteggere per sempre. Io ho spalle forti (nel senso metaforico ovviamente! Che nessuno faccia riferimento ancora a quando mi si è bloccata la schiena mentre mi lavavo i capelli!!!), anche se il dolore mi spaventa come chiunque.
Vorrei semmai riuscire a vivere quello che accadrà con leggerezza, senza troppe contorsioni mentali. Questo è l'obbiettivo che mi prefiggo per questa "storia".
Vedremo che succederà.
Vi terrò aggiornati!!!! :-)

Manu ha detto...

Questo tuo obiettivo mi piace molto, e come ti ho già detto, questa storia in ogni caso ti farà bene. E lo sta facendo già.
Ti penso tanto.
TVB

Anonimo ha detto...

tu sei bellissimo

Icaro ha detto...

Grazie mille. Arrosisco.
Ma chi sei????