24 maggio 2008

Quante persone in una sola?

Ogni tanto mi chiedo in un solo giorno quanti ruoli diversi posso ricoprire senza fare confusione.
Prendo come esempio questo giovedì.

Ore 7:00
Mi sveglio con il pensiero di Paolo.
Sono un innamorato che è stato lasciato e che ancora non riesce a farsene una ragione.

Ore 07:15
Faccio colazione con Milena.
Sono un coinquilino, uno con cui confrontarsi su un sacco di argomenti più o meno importanti.

Ore 8:00
Arrivo a lavoro e comincio ad organizzare il lavoro per i ragazzi che arriveranno alle 9.
Sono uno dei responsabili del back office di un call center.

Ore 10:30
Pausa con i colleghi al bar, parlando un pò di tutto.
Sono un amico, un confidente, qualcuno con cui fare due chiacchiere.

Ore 11:00
Riunione con i sindacalisti per discutere delle pessime condizioni di lavoro.
Sono un lavoratore sottopagato, uno che deve lottare per fare valere i suoi diritti.

Ore 13:00
Prendo il treno per Modena, diretto alla mia scuola di specializzazione in psicoterapia.
Sono uno psicoterapeuta sistemico in formazione, pieno di fantasie su quello che sarà esserlo davvero.

Ore 14:30
E' il momento della parte teorica. Devo esporre al gruppo l'argomento del giorno.
Sono un relatore, uno che deve rendere chiaro e comprensibile agli altri ciò che lui ha studiato.

Ore 17:00
Parte pratica. Il docente organizza la simulazione di una terapia.
Sono un uomo di 36 anni, spostato con una donna che ha appena perso entrambi i genitori in un incidente. Sono il suo salvatore. Ma per la sorella io rappresento un pessimo partito.
Così trascorro un'ora fingendo di litigare aspramente con una mia collega.

Ore 20:30
Prendo il treno per tornare a Bologna e viaggio per caso con un amico di Paolo.
Sono l'ex-ragazzo di un suo amico, qualcuno con cui chiacchierare un pò di tutto, ma senza mai toccare l'argomento "Paolo".

Ore 21:00
Sono in autobus diretto in centro. Non mi accorgo che qualcuno mi ruba il portafoglio.
Sono la preda. Sono la vittima inconsapevole, il fesso insomma.

Ore 21:10
Arrivo in ritardo al nuovo laboratorio teatrale (stesso regista, ma diversa idea di teatro).
Sono un "attore di strada", uno che deve inventarsi un modo per coinvolgere i passanti in uno spettacolo nascosto fra i vicoli di questa città.

Ore 22:00
Si lavora sul personaggio che dovremo interpretare a fine laboratorio.
Sono un ragazzo di 26 anni. Un giovane studente spensierato, che prende la vita così come viene, e non vuole crearsi troppi problemi. Uno che pensa raramente al futuro, ma si vuole godere la sua giovinezza. Sono fidanzato da un anno con una ragazza che vive lontano.

Ore 23:00
Finisce il laboratorio. Saluto gli altri "attori" e ci mettiamo d'accordo per la cena di sabato.
Sono parte di un piccolo e affiatato gruppetto di persone, che mi permette di non sentirmi solo.

Ore 23:10
Mi accorgo che il portafoglio è sparito.
Sono uno che è stato derubato. Sono spaventato, arrabbiato. Mi sento sperduto.

Ore 23:15
Chiamo l'unica persona che so sarà capace di scacciare quel senso di smarrimento.
Sono un ragazzo che sta cercando una maniera creativa per costruire un ruolo insolito, quello di due ragazzi che si lasciano senza però perdersi mai.
Metto regole (come quella di non dormire mai più insieme). Poi le infrango subito dopo.
Decido di mollare e poi ritorno sui miei passi.

Ore 23:45
Da casa di Paolo chiamo i miei genitori e mia sorella per chiedere come bloccare il Bancomat.
Sono figlio. Sono fratello. Sono parte di una famiglia, che rappresenta la rete di protezione in qualsiasi situazione.

Ore 00:30
Un pò rincuorato mi addormento fra le braccia di Paolo.
Sono Alessandro. Alessandro quando sta da solo con Paolo. Pieno di gioia e di paura.
Non so come definire questo ruolo, ma so che continuerò ad interpretarlo ancora a lungo.

Questa la mia giornata. Questi tutti i miei ruoli.
Quante persone diverse ci sono in una sola?

2 commenti:

Melina ha detto...

Una sola Ale, una sola. Sono le situazioni e le altre persone che non ti lasciano indifferente perchè sei una persona speciale e sensibile, e tutto resta impresso su di te come se fossi spugna. Da ora in poi ti chiamerò SpongyAle!

maria ha detto...

Una, nessuna e centomila. Da me pensa che di solito siamo in tre e non sai quanto sia difficile la convivenza con anime così contrastanti! Scherzi a parte, sei veramente tutti quei Alessandro. Ma vedila come una cosa bella, nel senso che il non essere mai un unico se stessi (a meno che non si parli di patologie!) vuol dire vivere, esplorarsi..l'importante è non perdersi. Un abbraccio