A volte basta una semplice frase buttata lì a dare il via ad una serie incredibile di riflessioni.
Paolo: “Vi state divertendo? Mi sarebbe piaciuto passare la Pasquetta lì insieme a te e ai tuoi amici.”
E all’improvviso cerco di immaginare davvero come sarebbe stato.
Alcuni amici sanno che sono gay. Altri no.
Alcuni amici sanno che sono fidanzato. Altri no.
Alcuni sono miei amici. Altri no.
Questa è la mia comitiva, questo il mio mondo quando scendo in Sicilia.
Provo davvero ad immaginare Pasquina e Pasquetta passate con la presenza di Paolo.
Come avrebbero reagito le dodici diverse persone che erano presenti sabato in campagna mia?
Mi sento lacerato. Sempre di più.
Mi dico che domani rivedrò Paolo, che tornerò a Bologna e al mondo che là mi sono costruito dove finalmente “vivo”.
Ma non mi basta.
A questo punto non c’entra più neanche Paolo.
Non so dove mi porterà questa storia condivisa con questo ragazzo.
Ma esiste un percorso che sto facendo insieme a lui da un mese a questa parte, ed esiste un altro percorso che da 28 anni sto facendo da solo.
E’ la mia Vita.
Oggi ho chiesto al mio migliore amico se secondo lui riuscirò mai a riparare questa lacerazione, se sarò mai uno solo, sia in Sicilia che a Bologna.
Lui mi ha regalato rassegnazione.
Secondo lui, poco a poco estinguerò la mia vita sociale in Sicilia, costruendomene una migliore al Nord. Sempre più spesso tornerò solo per vedere la mia famiglia e non più per i miei amici.
Mi ha fatto rabbia.
Non voglio rassegnarmi.
Devo poter credere di riuscire in futuro a riunire le mie due realtà (entrambi importanti) senza dover rinunciare a nessuna.
Forse chiedo troppo alla Vita.
Forse dovrei imparare ad “accontentarmi”.
Ma almeno voglio provare.
Ho energia e volontà.
Forse rimarrò deluso. Forse sarò ferito dalle persone che credo mi vogliono bene.
O forse no.
A volte le persone ti stupiscono.
Intanto devo provare.
So che non è un percorso semplice.
Ma non voglio più sentirmi così.
Lacerato.
18 aprile 2006
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2 commenti:
Si, Mauro, capisco.
Ma io avevo bisogno di parlare proprio del mio "caso particolare", e di essere a mia volta rassicurato circa le mie paure sul futuro.
Volevo sentirti "dalla mia parte", perchè questo mi avrebbe dato più coraggio.
Ma hai ragione.
Forse è meglio riparlarne di persona.
Di questo e di altre piccole incomprensioni di quest'ultimo anno.
Quando vuoi.
tirandomi a parte da questi discorsi personali, vorrei dire che essere un'entità soltanto senza sentirsi lacerati si può...
GRAZIE AMICHE PAZZE...
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