Ormai si tratta solo di aspettare un’ultima alba.
Questo lungo fine settimana (che ha divorato anche tutto il sonnacchioso Lunedì) è finalmente finito.
Non che non mi sia divertito, intendiamoci. Sono andato a fare shopping (senza comprar nulla) con la mia collega, ho visto uno spettacolo teatrale su Mozart insieme al mio amico di Francoforte(che ultimamente mi fa spesso saltare i nervi, a dire la verità), sono andato a vedere un meraviglioso e struggente film dal titolo “All The Invisibile Children” (se riesco a trovare il tempo, prometto che scrivo una recensione di questo film per il blog “Sensoriale”), ho fatto ancora una volta da moderatore per Liberamente (questa volta per fortuna con un tema non mio!), ho guardato la finale di “Amici” insieme ai ragazzi dello studentato (come cazzo ha fatto a vincere Ivan!?!?!? Povero Andrea!!!).
Eppure mi sentivo come in sospeso, quasi in attesa di quel Martedì pomeriggio in cui l’avrei rivisto.
Dopo quella notte, la nostra prima notte. Dopo i baci, le carezze, le mani, i pudori, l'eccitazione, le nudità. Dopo le confessioni a metà, dopo le scelte del corpo (indeciso anche lui sul da farsi). Dopo frasi sussurrate e lasciate a metà. Dopo domande buttate lì e lasciate senza risposta.
Lui: “E’ da tantissimo tempo che non dormo con un ragazzo”
Io: “Come mai?”
Lui: “…………”
Non so ancora nulla di lui. Nonostante una notte insieme.
Le tenebre solitamente sono il luogo delle confessioni, delle difese del cuore che si fanno un po’ più labili.
Eppure so ancora così poco di lui.
Allora perché attendo con bramosia la sua telefonata quotidiana? Perché aspetto quel martedì in cui potrò di nuovo vederlo?
E’ illusione e costruzione ancora una volta a guidare i miei passi? O c’è dell’altro?
Qualcosa che magari è difficile spiegare seguendo una logica razionale.
Lui mi ha chiamato tutti i giorni, anche quando credevo che non l’aveva fatto.
Mi ha chiamato Venerdì, ma il mio cellulare si è scaricato in quel momento.
Mi ha chiamato Sabato, ed ero allo spettacolo su Mozart.
Mi ha chiamato Domenica, ma io ero sotto la doccia.
Mi ha richiamato Domenica, e finalmente ci siamo sentiti (anche se ero stretto nella bolgia di un autobus affollatissimo).
Mi ha chiamato Lunedì, ed io mi ero addormentato, così sembrava che gli stessi rispondendo dall’oltretomba.
Mi ha chiamato tutti i giorni, anche se quella notte ho avuto finalmente il coraggio di NON fare sesso con lui, anche se quella notte ho finalmente scelto di aver rispetto di me e dei miei tempi, anche a rischio di perderlo.
Non voglio più commettere gli errori fatti con il francese e con l’infermiere. Non voglio più credere di poter utilizzare il sesso come un modo per legare a me le persone.
Ma ciò che più mi ha stupito non è stata la mia forza di dire no, ma la sua risposta al mio “no”.
Forse sta proprio lì, nella sua risposta, l’essenza di ciò che comincio a provare per lui.
Sarebbe bello poter vivere questo “contatto” senza avere alcuna fretta.
Forse è davvero possibile questa volta.
Ma adesso basta.
Smetto di scrivere e mi metto a dormire, così smetto di attendere il nuovo giorno.
E comincio a viverlo.
28 marzo 2006
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